Cina: il Belt and Road sarà apertura, ecologia e trasparenza

Pubblicato il 28 aprile 2019 alle 12:04 in Asia Cina

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I capi di stato e di governo di 38 Paesi, il Segretario Generale dell’Onu e il Presidente del Fondo Monetario Internazionale si sono riuniti a Pechino dal 26 al 28 aprile per partecipare alla seconda edizione del “Belt and Road” Forum sulla Cooperazione Internazionale, organizzato dal governo cinese e incentrato sul tema “Costruire insieme il Belt and Road per un futuro migliore”. Per l’Italia, il presidente del consiglio Antonio Conte si è recato in Cina per la sua prima visita nel Paese e per prendere parte al Forum.

Il “Belt and Road” Forum sulla Cooperazione Internazionale è stato organizzato per la prima volta nel 2017 per volontà del presidente cinese Xi Jinping per fare il punto sullo stato dell’arte della iniziativa Nuova Via della Seta, fiore all’occhiello della politica estera cinese, voluta fortemente dal Presidente Xi Jinping nel 2013. Il “Belt and Road” mira a ricreare l’antica interconnessione che esisteva tra Asia ed Europa ai tempi dell’antica Via della Seta, sia via terra che via mare, soprattutto in termini di progetti infrastrutturali e a oggi conta 152 membri tra Paesi e organizzazioni internazionali. La Nuova Via della Seta, come il Belt and Road viene denominato in italiano, ha già ampliato gli orizzonti rispetto a quella antica e raggiunge sia l’Africa che i Paesi dell’America Latina.

Un progetto mastodontico e di respiro internazionale come il Belt and Road ha attirato, negli anni, molte critiche provenienti soprattutto dagli Stati Uniti che hanno definito gli investimenti cinesi per i progetti sotto l’egida del Belt and Road come una “trappola del debito” in cui starebbero cadendo molti Paesi del mondo, soprattutto quelli in via di sviluppo che sono stati anche i maggiori ricettori dei progetti cinesi.

La distribuzione geografica dei Paesi che hanno deciso di partecipare al Forum permette di comprendere quale sia lo sviluppo attuale dell’iniziativa Belt and Road nel mondo. La maggior partecipazione si riscontra nelle zone periferiche della Cina e nel Sud-Est Asiatico con 9 Paesi su 10 stati membri dell’ASEAN, unica assente l’Indonesia. Al secondo posto si trova l’Asia centrale, con in prima fila il presidente russo Putin, seguita dall’Europa. Quest’ultima nonostante i dubbi di alcuni stati dell’Europa centrale, Francia e Germania per prime, registra una buona partecipazione con 12 capi di stato, quasi tutti provenienti dall’Europa orientale. Seguono poi i Paesi dell’Africa con 5 capi di stato partecipanti provenienti rispettivamente da Djibouti, Egitto, Etiopia, Kenya e Mozambico. Tra i Paesi dell’Asia il grande assente è l’India che continua a essere il grande critico dell’iniziativa Belt and Road, soprattutto a causa del Corridoio Economico Cina-Pakistan.

Durante il Forum a Pechino, il presidente Xi Jinping ha aperto la tavola rotonda con i leader mondiali e ha riassunto i risultati finora raggiunti dall’iniziativa Belt and Road per la quale ha coniato una serie di neologismi atti a descriverne le principali caratteristiche. Le prime definizioni sono quelle dei principi di base che regolano il Belt and Road e che in italiano suonano come “costruzione congiunta, negoziato comune e condivisione”, “comunicazione politica, connessione infrastrutturale, flusso commerciale, integrazione finanziaria, vicinanza di cuori”. Il secondo concetto coniato dal presidente cinese è quello di “destino comune per tutta l’umanità”, ovvero la finalità ultima della sua iniziativa. Accanto a queste definizioni entrate ormai nel vocabolario quotidiano della popolazione cinese, al Forum Xi Jinping ne ha aggiunte alcune nuove che sembrano voler andare a frugare i dubbi e le preoccupazioni esposte negli ultimi anni dai detrattori del Belt and Road. Il Presidente della Cina ha infatti elencato una serie di obiettivi per lo sviluppo futuro della sua iniziativa: apertura, ecologia, trasparenza di pensiero, alti standard e sostenibilità.

Al centro dei nuovi progetti per la costruzione della Nuova Via della Seta, accanto all’interconnessione infrastrutturale già avviata, vi saranno anche la manifattura smart, la digital economy e gli altri settori d’avanguardia come l’innovazione strategica e le smart cities. La Cina, nelle parole di Xi Jinping, ha ribadito la sua opposizione al protezionismo e il suo sostegno allo sviluppo congiunto, integrato e sostenibile, in accordo con l’Agenda 2030 dell’Onu.

Durante il Forum, ha ricordato il leader di Pechino, sono stati siglati accordi per progetti di cooperazione dal valore di 64 miliardi di dollari, a dimostrazione del buono stato di salute dell’iniziativa nonostante le numerose critiche sollevate dai Paesi che la ritengono uno strumento geopolitico per espandere l’influenza politica cinese nel resto del mondo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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