Presidenziali USA 2020: l’ex vicepresidente Joe Biden annuncia la sua candidatura

Pubblicato il 25 aprile 2019 alle 18:29 in USA e Canada

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L’ex vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha annunciato la sua candidatura alle elezioni americane del 2020, giovedì 25 aprile. Quali sono le questioni più importanti e quelle più controverse che riguardano il braccio destro di Obama.

Biden ha servito 8 anni come vicepresidente sotto l’amministrazione di Barack Obama e 36 anni nel Senato degli Stati Uniti. A 76 anni, è il secondo candidato più anziano del Partito Democratico, dopo il senatore 77enne Bernie Sanders. Biden è senza dubbio uno dei democratici con la maggior esperienza politica in America e la sua ideologia è ben conosciuta agli elettori. Il quotidiano americano, The New York Times, in vista della sua candidatura, fa un riassunto delle principali posizioni dell’ex vicepresidente, sottolineando i temi più cari al senatore e quelli più controversi, sopratutto nel panorama democratico. Tra i temi più caldi spiccano le sue idee sull’aborto e il suo sostegno al disegno di legge sul controllo del crimine del 1994. 

Tuttavia, il Times sottolinea anche che Biden potrebbe rappresentare un candidato pragmatico, incline al dialogo e al bipartitismo, con posizioni decisamente più moderate di quelle di altri candidati in gara. Il senatore, infatti, parteciperà alle primarie del Partito Democratico con altri 19 altri candidati che hanno ufficialmente annunciato che correranno per la presidenza americana nel 2020. I rivali di Biden sono: Cory Booker, Pete Buttigieg, Julian Castro, John Delaney, Tulsi Gabbard, Kristen Gillibrand, Kamala Harris, John Hickenlooper, Jay Inslee, Amy Klobuchar, Wyne Messam, Seth Moulton, Reto O’Rourke, Tim Ryan, Bernie Sanders, Eric Swalwell, Elizabeth Warren, Marianne Williamson e Andrew Yang. 

Per quanto riguarda la politica economica, Biden ha delineato un’agenda incentrata sulla lotta alle disparità di reddito e sui diritti dei lavoratori. Ha approvato, nel 2015, misure a favore dell’aumento del salario minimo a 15 dollari e per l’istituzione di università pubbliche gratuite. In un discorso tenuto alla Brookings Institution, un gruppo di ricerca americano, nel maggio 2018, ha menzionato l’istruzione pubblica come una delle cinque politiche necessarie per aiutare la classe media. Le altre quattro erano una riforma fiscale progressiva, più protezioni per i lavoratori, importanti opere infrastrutturali e incentivi per gli investimenti fuori dalle grandi città. Biden ha poi fortemente criticato gli accordi non commerciali che impediscono ai lavoratori di accettare posti di lavoro presso i concorrenti e ha sostenuto politiche che permettano agli impiegati di discutere del loro compenso, senza ritorsioni. “Perché stiamo concedendo esenzioni fiscali ai milionari dei fondi speculativi, ma non possiamo trovare i soldi per dare alle famiglie una vera riduzione delle tasse per l’assistenza all’infanzia?”, ha dichiarato. “Perché i produttori di sandwich sono costretti a firmare clausole non competitive? Perché i lavoratori a basso salario vengono riclassificati come manager? Qual è la ragione possibile per cui un dipendente non può dire agli altri ciò che fa?”, ha continuato Biden. 

Per quello che riguarda, poi, l’assistenza sanitaria, come ci si potrebbe aspettare dal braccio destro del presidente Barack Obama, Biden sostiene l’Affordable Care Act. L’ex vicepresidente è sempre stato esplicito nei confronti degli sforzi dei Repubblicani di abrogare la misura. Allo stesso modo, il sentore si è scagliato contro le proposte che volevano tagliare i fondi a programmi che riguardino la sicurezza sociale e il supporto medico. In un editoriale pubblicato sul The Washington Post, nel 2017, Biden ha sostenuto che l’assistenza sanitaria dovrebbe essere “un diritto per tutti e non un privilegio per i pochi”. Questa posizione ricorda il linguaggio usato da candidati progressisti, come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. Tuttavia, Joe Biden non è tra quelli che hanno approvato il “Medicare per tutti”, una politica che è diventata un’importante linea di demarcazione tra i candidati del 2020. Il New York Times sottolinea, dunque, che non è ancora chiaro quali sarebbero le proposte di Biden in materia di assistenza sanitaria. Il candidato potrebbe mantenere la linea di Obama o implementarne una propria. 

Tuttavia, è molto chiara la posizione del senatore democratico sul cambiamento climatico, un tema dimenticato, se non osteggiato, dall’attuale presidenza statunitense. La lotta di Biden per l’attuazione di politiche contro il surriscaldamento terrestre risale a 30 anni fa, quando ha presentato la prima legge a tale riguardo al Senato, nel 1986. L’ex presidente ha sempre parlato apertamente dell’urgenza di un’azione rispetto alla problematica del cambiamento climatico, anche in occasione di una manifestazione, tenutasi nel 2018 in Florida, dove ha descritto il tema come “la più grande minaccia alla nostra sicurezza”, citando i report dei Capi di Stato Maggiore. Come ogni altro candidato democratico, vuole mantenere gli Stati Uniti nell’accordo di Parigi, in contrasto con le decisioni dell’amministrazione Trump. Come senatore, sostenne i finanziamenti per le energie rinnovabili e, come vicepresidente, ha supportato una serie di regolamenti per la riduzione delle emissioni. Tali misure sono state poi ridiscusse dall’attuale presidenza. Il quotidiano americano sottolinea, però, che non è noto se Biden sia o meno a favore di una carbon tax in America. 

Uno dei temi più controversi della figura politica di Biden, in quanto democratico, rimane quello dell’aborto. Oggi, il senatore sostiene il diritto all’aborto, anche se in passato ha avuto idee differenti sul tema e ha dovuto lottare strenuamente, e pubblicamente, per riconciliare le sue posizioni politiche con la sua fede cattolica. Recentemente, nel 2008, ha affermato di ritenere che la vita abbia inizio al momento del concepimento. Tuttavia, ha specificato che questa rimaneva una propria visione personale, che non sarebbe appropriato imporre agli altri, attraverso restrizioni all’aborto. Rimane il fatto che su alcune politiche correlate al tema, ha portato avanti posizioni decisamente conservatrici, rispetto ad altri candidati democratici. Come senatore, ha votato più volte contro i finanziamenti federali alle operazioni di aborto, anche nell’ambito di piani sanitari gestiti dal governo. Sostenne anche la cosiddetta “politica di Città del Messico”, che blocca gli aiuti stranieri alle organizzazioni che forniscono consulenza sull’aborto. Infine, nel 1981, Biden ha elaborato un proprio emendamento per vietare gli aiuti provenienti dall’estero anche alla ricerca biomedica legata all’aborto. 

Infine, il tema più controverso rimane il suo coinvolgimento nel Violent Crime Control e Law Enforcement Act del 1994, che molti democratici hanno strenuamente criticato per aver contribuito all’incarcerazione di massa, in particolare di persone di colore. Il signor Biden ha precedentemente difeso la sua partecipazione alla stesura di tale misura e ha poi votato a favore della conseguente proposta di legge. Tuttavia, sembra essere tornato sui suoi passi, anni dopo. In occasione di una discussione riguardante la giustizia penale, durante un evento tenutosi a gennaio del 2019, ha ammesso: “Non ho sempre avuto ragione”. Questo mese, ha anche dichiarato di essersi pentito di aver sostenuto l’Anti-Drug Abuse Act del 1988, che ha aumentato le pene per reati legati all’utilizzo di droghe pesanti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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