Il Messico indurisce la politica migratoria e ferma i migranti diretti negli USA

Pubblicato il 25 aprile 2019 alle 6:30 in America Latina Messico

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Il governo messicano ha difeso pubblicamente la politica di contenimento del fenomeno migratorio, dopo l’arresto di 371 centroamericani diretti negli Stati Uniti. L’episodio conferma l’irrigidimento della posizione dell’Amministrazione di Andrés Manule López Obrador e la svolta in politica migratoria che pone fine alla politica delle porte aperte annunciata all’inizio dell’anno. Nonostante le critiche da alcune organizzazioni della società civile, il governo del presidente Andrés Manuel López Obrador ha insistito sulla necessità di “regolare” il crescente flusso di persone che attraversano il paese da sud a nord dirette negli Stati Uniti, circa 300.000 migranti negli ultimi tre mesi, secondo i dati ufficiali. “Non vogliamo che abbiano libero passaggio, non solo per ragioni legali, ma anche per ragioni di sicurezza” – ha detto il presidente in una conferenza stampa la sera di martedì 23 aprile.

Agenti della polizia federale e  funzionari dell’Istituto nazionale delle migrazioni (INM), l’agenzia responsabile per la gestione degli ingressi, hanno fermato lunedì 22 aprile una carovana di circa 3.000 migranti irregolari, per lo più honduregni, mentre marciava lungo la strada il comune di Pijijiapan, nello stato del Chiapas, nel sud del paese. Alcune persone hanno cercato di fuggire attraverso le montagne circostanti, mentre altri sono stati costretti a proseguire su autobus ufficiali. 371 persone sono state arrestate, mentre gli altri, tra i quali ci sono bambini, sono stati trasferiti nei centri di assistenza mentre la loro permanenza viene “regolarizzata”.

L’operazione ha causato momenti di tensione. Alcuni migranti hanno denunciato attacchi delle forze di sicurezza, mentre le autorità hanno difeso le loro azioni e hanno accusato i gruppi centroamericani di aver aggredito gli agenti. “Sì, c’era un gruppo di queste persone che ha iniziato a lanciare pietre contro gli agenti, per cui abbiamo chiesto l’invio di rinforzi” – ha spiegato il responsabile dell’INM nella zona, Tonatiuh Guillén, che ha cercato di minimizzare l’episodio, sottolineando il carattere quasi quotidiano di questo tipo di operazioni. “Lo facciamo ogni giorno, sono iniziative per il controllo dell’immigrazione”.

Ci sono più di 5.000 migranti detenuti negli stabilimenti dell’INM nello stato del Chiapas, secondo i dati dell’Istituto stesso, in attesa del trattamento dei permessi. La Commissione nazionale per i diritti umani ha denunciato le condizioni di “sovraffollamento” in cui si trovano e ha chiesto che venga garantito un “soggiorno dignitoso”. “I centri sono sopraffatti e malsani, i migranti non ricevono assistenza medica e cibo necessario” – denunciano diverse ONG.

Il Messico ha indurito la propria politica migratoria a seguito della crescente pressione del governo statunitense sulle autorità del paese e per la recente minaccia di Donald Trump di chiudere il confine se il flusso migratorio non fosse stato ridotto. Il ministro dell’Interno, Olga Sánchez Cordero, aveva annunciato già a fine marzo un “piano di contenimento” in vista dell’aumento del numero di arrivi.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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