L’Irlanda del Nord, la Brexit e la nuova Ira

Pubblicato il 24 aprile 2019 alle 14:56 in Il commento Irlanda del Nord

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Non esiste niente di più grave per uno Stato del suo smembramento. Nemmeno la bancarotta o la guerra civile sono gravi come l’amputazione del territorio.  Tant’è vero che, in circostanze normali, gli Stati preferiscono affrontare la bancarotta piuttosto che vendere porzioni del proprio corpo politico. Potrebbero “fare cassa” e salvarsi dal disastro economico, ma non lo fanno. Gli Stati preferiscono addirittura la guerra civile allo smembramento. Bassar al Assad, pur di non perdere “pezzi”,  ha rifiutato la pace con i ribelli. In cambio della pacificazione, avrebbe potuto concedere il nord-est della Siria ai curdi e altre parti del Paese ai suoi oppositori più agguerriti, ma ha preferito combattere fino alla fine, mettendo a rischio la propria vita e quella del suo regime. Il territorio è lo Stato perché, piacendoci ridurre l’essenza all’essenziale, lo Stato è un territorio su cui esercitare sovranità e indipendenza. In una prospettiva di breve periodo, che è la prospettiva tipica dell’uomo comune, questo è un discorso incomprensibile fino al disumano. Ma, in una prospettiva di lungo periodo, che è la prospettiva tipica dei capi di Stato, il territorio è tutto e Theresa May lo sa bene. Ecco perché teme così tanto che la Brexit spinga l’Irlanda del Nord verso un nuovo inferno. Le notizie, che giungono oggi da quel mondo di nazionalismi mai sopiti, spaventano. Una giornalista, Lyra McKee, è stata uccisa a Londonderry. La polizia aveva avviato una serie di perquisizioni, alle quali gli abitanti di Creggan, quartiere repubblicano, hanno risposto lanciando numerose bombe molotov. Durante la guerriglia urbana, sono partiti due proiettili, probabilmente indirizzati ai poliziotti, che però hanno colpito alla testa la giornalista di ventinove anni. A sparare sono stati alcuni uomini incappucciati. I sospetti ricadono sulla “nuova Ira”, un’organizzazione che non accetta che l’Irlanda del Nord faccia parte del Regno Unito. I suoi militanti si battono per raggiungere l’indipendenza da Londra con la violenza. Che cosa c’entri la Brexit con la giornalista uccisa a Londonderry è presto detto. L’Irlanda del Nord è divisa tra protestanti e cattolici. Nel 1968, la minoranza cattolica insorse contro il governo di Londra. Un fiume di sangue e poi, nel 1998, le due parti strinsero un accordo, creando una realtà politica singolare. L’Irlanda del Nord, con capitale a Belfast,  sarebbe rimasta nel Regno Unito, ma i suoi confini sarebbero stati aperti a quell’altra parte d’Irlanda – la Repubblica d’Irlanda – con capitale a Dublino. Il referendum del 2016 in favore della Brexit ha rinfocolato le antiche divisioni. L’Irlanda del Nord ha votato per rimanere nell’Unione Europea, dalla quale deve ora fuoriuscire contro la propria volontà. La Brexit, una volta compiuta, imporrebbe a Londra di chiudere il confine tra l’Irlanda del Nord e il resto d’Irlanda. Ciò manderebbe in fumo la sostanza politica degli accordi del 1998. Theresa May teme che tutto questo possa fornire grandi consensi agli indipendentisti irlandesi che ricorrono al terrorismo, i quali, approfittando della crisi in cui Londra si dibatte, sono tornati a colpire. Il 20 gennaio 2019, un’autobomba è esplosa a Bishop street, sempre a Londonderry, davanti al tribunale della città. Di più: la perquisizione, che ha causato gli scontri che hanno portato alla morte della giornalista, era finalizzata a scovare armi e sospettati di quell’attentato. Non c’è molto da commentare quando i fatti sono evidenti: la polizia ricerca i terroristi e la popolazione si rivolta contro la polizia. Un pessimo segnale per Theresa May, la quale teme la violenza politica molto più del calo del Pil giacché la violenza, in Irlanda del Nord, non è finalizzata a rovesciare il suo governo, il che consentirebbe eventualmente di risolvere il problema con le dimissioni, ma ad amputare lo Stato. Il problema è che noi sappiamo che la May sa che il territorio è tutto, e sappiamo anche che lo Stato è disposto a fare di tutto per difendere il territorio, inclusa la guerra civile. Ecco perché le notizie che giungono da Londonderry sono davvero cattive. È uno di quei casi in cui tutto ciò che è un male maledetto per l’uomo comune lo è anche per i capi di Stato.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Articolo apparso sul Messaggero nella rubrica domenicale Atlante di Alessandro Orsini. Per gentile concessione

di Alessandro Orsini

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.