Confine Tunisia-Libia: i dubbi sull’identità di 13 cittadini francesi armati

Pubblicato il 24 aprile 2019 alle 11:16 in Francia Libia Tunisia

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Un gruppo di cittadini europei armati è stato intercettato lungo il confine tra Tunisia e Libia, il 17 aprile. Una fonte anonima interna alla presidenza tunisina ha rivelato che si tratterebbe di membri dei servizi di intelligence francesi. 

Tali eventi sono stati riportati da Al-Jazeera English, che riferisce che il governo tunisino ha poi smentito la notizia e le altre indiscrezioni, secondo cui i cittadini francesi sarebbero stati inviati sul campo per assistere il comandante Khalifa Haftar, mentre il suo esercito tenta di prendere la capitale libica, Tripoli. 

Le autorità tunisine hanno dichiarato di aver fermato più di 20 europei che trasportavano armi alla frontiera, la scorsa settimana. Tra questi vi erano 13 cittadini francesi, che tentavano di raggiungere Tunisi, venendo dalla Libia, e che sono stati prontamente arrestati, il 17 aprile. Gli uomini hanno cercato di entrare nel Paese tramite il passaggio di Ras Jedir, “sotto copertura diplomatica, con armi e munizioni”, si legge in un comunicato del ministero della Difesa tunisino. Al-Jazeera ha ottenuto le copie dei passaporti della squadra francese arrestata in Tunisia. L’ambasciata di Parigi a Tunisi ha riferito che queste persone erano membri della squadra di sicurezza della missione diplomatica francese in Libia. Il loro spostamento, secondo l’ambasciata, faceva parte di un trasferimento di personale di routine tra Tripoli e la Tunisia. Citando una “fonte ben informata” nel palazzo presidenziale della Tunisia, Radio France International (RFI), invece, ha riferito, il 23 aprile, che gli uomini non sarebbero stati diplomatici, ma agenti dell’intelligence. “Queste azioni minano la nostra sovranità. C’è un sacco di avanti e indietro dalla Libia”, ha dichiarato la fonte a RFI, che rimane anonima.

Tuttavia, la presidenza della Tunisia ha rilasciato una dichiarazione che smentisce le informazioni riportate da Radio France International. “La presidenza tunisina nega categoricamente le dichiarazioni riportate da RFI e attribuite a una fonte ben informata nel palazzo presidenziale sul passaggio dei diplomatici francesi attraverso la postazione di confine di Ras Jedir. Tali osservazioni potrebbero compromettere la sicurezza nazionale della Tunisia e le buone relazioni tra Tunisia e Francia”, si legge nella dichiarazione. La stazione radio francese ha anche riferito che, secondo una fonte libica vicina al governo di Tripoli, 15 agenti dell’intelligence francese erano arrivati nella città di Gharyan, 100 chilometri a Sud-Ovest della capitale libica, a metà febbraio, per aiutare Haftar nella preparazione dell’attacco a Tripoli, lanciato poi il 4 aprile. La fonte ha aggiunto che tale mossa ha spinto il Governo di Accordo Nazionale (GNA) libico di Fayez al-Serraj a mettere fine alla cooperazione diplomatica con la Francia. Da parte sua, Parigi respinge tutte le accuse. 

Mustafa Fetouri, un accademico libico che vive a Parigi, ha messo in dubbio la spiegazione ufficiale francese per i fatti avvenuti al confine tra Libia e Tunisia. “Questo particolare incidente è molto chiaro: i francesi affermano che sono le guardie dell’ambasciata a Tripoli, ma tale edificio è chiuso, non ci sono operazioni lì. Il governo francese ha permesso ai suoi dipendenti, inclusi i servizi di soccorso, di torna in Libia”, ha spiegato. “Non ha senso dire che sono le guardie dell’ambasciata, ma questo non significa per forza che siano agenti coinvolti attivamente in operazioni che aiutino Haftar, perché sarebbe stato molto più sicuro per lui farli passare dalla Libia orientale per farli uscire fuori dal Paese”, ha aggiunto. 

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza di una generalizzata instabilità che è iniziata a seguito della deposizione del dittatore Muammar Gheddafi, attraverso un intervento NATO capeggiato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. La Libia oggi è un Paese frammentato e scosso dalle violenze. Il potere politico è diviso tra due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e con sede a Tripoli. Questo è sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Ad oggi, i combattimenti a Tripoli hanno causato la morte di almeno 254 persone e il ferimento di 1228, secondo le cifre aggiornate dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di sfollati interni, inoltre, ha raggiunto le 32.000 persone.

La Francia ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione di Macron ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace, per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia, in accordo con le Nazioni Unite. Entrambi i Paesi europei sono coinvolti nello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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