Delegazione ONU in Tunisia per trattare la crisi libica

Pubblicato il 23 aprile 2019 alle 11:46 in Libia Tunisia

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L’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salame, si è incontrato con il ministro degli Esteri tunisino, Khemales Jhinaoui, per discutere della crisi libica. Intanto, a Tripoli, aumentano le vittime.

La visita del rappresentante delle Nazioni Unite presso le autorità tunisine è avvenuta lunedì 22 aprile, nella capitale del Paese. Diversi chilometri più a Est, in Libia, i combattimenti per la conquista di Tripoli continuano tra le forze armate fedeli al primo ministro del governo della capitale libica, Fayez al-Serraj, e l’esercito dell’uomo forte di Tobruk, Khalifa Haftar. In questo contesto, Salame ha dichiarato di star “continuando nei suoi sforzi per chiedere una de-escalation delle violenze in Libia”, secondo quanto riferito da Stephane Dujarric, portavoce delle Nazioni Unite. Inoltre, Salame e Jhinaoui hanno concordato sul fatto che “il processo politico supportato dalle Nazioni Unite è l’unico modo per risolvere la crisi”. Infine, è stato sottolineato che “il governo di Tripoli continua ad essere riconosciuto dalle Nazioni Unite”. Il Governo di Accordo Nazionale (GNA) libico, con sede nella capitale del Paese, è sostenuto anche da Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Quello di Tobruk, invece, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Con le forze di Haftar che si avvicinano al centro di Tripoli, l’Egitto ha indetto un vertice dei leader africani al Cairo, previsto per il 23 aprile, come parte di un tentativo di arginare la crisi libica. Dujarric non è stato in grado di dire se Salame parteciperà alla riunione del Cairo o quando sarebbe tornato in Libia. Lo stesso giorno, in Egitto, è previsto anche un summit di emergenza che tratterà il tema dei cambiamenti politici e delle proteste in Sudan. Il presidente egiziano, Al-Sisi, al momento presidente dell’Unione Africana, è un alleato di Haftar e, nel corso dei due summit, i leader africani si concentreranno sul limitare l’interferenza delle potenze straniere nell’evoluzione politica del Sudan e nella crisi libica. Parteciperanno all’incontro il presidente del Ciad, Idriss Deby, il presidente ruandese, Paul Kagame, il presidente del Congo, Denis Sassou-Nguesso, il presidente della Somalia, Mohamed Abdullahi Mohamed, il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa e il presidente di Gibuti, Ismail Omar Guelleh. Si prevede che anche il presidente della Commissione dell’Unione africana, Moussa Faki, prenderà parte alla discussione, accompagnato altresì da funzionari dell’Etiopia, del Sud Sudan, dell’Uganda, del Kenya e della Nigeria. 

Intanto, in Libia, i combattimenti a Tripoli hanno causato la morte di almeno 254 persone e il ferimento di 1228, secondo le cifre aggiornate dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Tra queste vittime vi sono numerosi civili e operatori sanitari. Il numero di sfollati interni, inoltre, ha raggiunto le 32.000 persone. Nella settimana tra il 15 e il 21 aprile, le squadre specializzate in pronto soccorso dell’OMS hanno gestito 89 interventi, di cui 63 chirurgici. La situazione rimane particolarmente incerta da quando il generale Haftar ha diretto le sue forze armate contro Tripoli, il 4 aprile, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. L’offensiva rappresenta una battuta d’arresto per le Nazioni Unite, che avevano a lungo cercato di mediare tra Serraj e Haftar, per raggiungere un accordo di condivisione del potere tra i due leader

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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