USA-Iran: mai più deroghe alle sanzioni sulle importazioni di petrolio iraniano

Pubblicato il 22 aprile 2019 alle 11:01 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno annunciato, lunedì 22 aprile, che cominceranno a imporre sanzioni economiche su otto Paesi alleati, tra cui l’Italia, se questi non rinunceranno a comprare petrolio iraniano una volta finito il periodo di esenzione di 180 giorni, in scadenza il 2 maggio. “Se non vi attenete a queste condizioni, ci saranno gravi sanzioni”, ha dichiarato il Segretario di Stato, Mike Pompeo, riferendosi a Cina, India, Turchia, Giappone, Corea del Sud, Grecia, Taiwan e Italia. Gli ultimi tre Paesi avevano già cominciato a ridurre le loro importazioni di greggio dall’Iran prima della scadenza delle deroghe, imposte lo scorso anno.

L’iniziativa, intrapresa dal presidente americano Donald Trump, ha fatto salire il prezzo del petrolio al suo massimo livello da inizio 2019. La Casa Bianca, tuttavia, ha assicurato che gli Stati Uniti lavoreranno con Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per garantire che il mercato petrolifero venga “adeguatamente rifornito”. Washington ha altresì chiarito che non sarà concesso alcun periodo di grazia oltre il termine previsto per il 2 maggio e ha specificato che gli otto Paesi alleati hanno già avuto abbastanza tempo per adeguarsi alle direttive americane. 

“Questa decisione ha lo scopo di portare a zero le esportazioni di petrolio dell’Iran, negando al regime la sua principale fonte di entrate”, ha reso noto una dichiarazione della Casa Bianca. Dal canto suo, il Segretario Pompeo ha affermato che, prima che le sanzioni fossero ristabilite, Teheran riscuoteva 50 miliardi di dollari l’anno in entrate petrolifere. In seguito alla loro reintroduzione, la Repubblica Islamica avrebbe invece registrato una perdita che si aggira al momento intorno ai 10 miliardi di dollari. “Il regime avrebbe usato quei soldi per sostenere gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e per continuare il suo sviluppo missilistico sfidando la risoluzione 2231 del Consiglio di sicurezza dell’ONU”, ha detto Pompeo ai giornalisti, aggiungendo che il Paese avrebbe altresì perpetuato la crisi umanitaria in Yemen.

Lo scorso novembre, l’amministrazione Trump ha reintrodotto le sanzioniche erano state revocate con l’accordo nucleare firmato nel 2015. Il presidente americano aveva però concesso a otto dei maggiori clienti iraniani una serie di deroghe che consentiva loro di godere di un periodo di grazia di sei mesi per liquidare definitivamente le importazioni di petrolio iraniano. Dal momento che le otto potenze non erano riuscite a raggiungere l’obiettivo nei tempi stabiliti, le esenzioni erano state allungate di altri sei mesi. Queste scadranno definitivamente il 2 maggio, un anno dopo il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano. Nessun’altra estensione sarà concessa questa volta, ha chiarito Pompeo.

“Andremo avanti con le sanzioni e continueremo a monitorare la conformità dei Paesi ai divieti imposti. Qualsiasi nazione o entità che interagisca con l’Iran dovrebbe prestare più cautela. I rischi semplicemente non valgono i benefici”, ha dichiarato il Segretario di Stato

Il programma di sanzioni fa parte della campagna di “massima pressione” dell’amministrazione Trump contro Teheran. Fu imposto mentre Washington premeva sull’Iran per costringerlo a ridurre il suo programma nucleare e a smettere di sostenere i gruppi armati del Medio Oriente. Pompeo ha ribadito che l’obiettivo di Washington è quello di ridurre a zero le esportazioni di petrolio iraniano. “Stiamo andando verso lo zero”, ha continuato a ripetere ai giornalisti negli ultimi giorni. Anche l’Arabia Saudita e gli altri membri dell’OPEC stanno tagliando drasticamente le forniture. Benché si preveda che Riad aumenti la sua produzione, gli analisti temono che la mossa degli Stati Uniti contro Teheran, insieme alle sanzioni sull’industria petrolifera venezuelana, determineranno una capacità disponibile di petrolio piuttosto inadeguata.

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Chiara Gentili

di Redazione

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