Il suicidio di Alan García apre il dibattito sulla lotta alla corruzione in Perù

Pubblicato il 22 aprile 2019 alle 6:10 in America Latina Perù

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La stampa latinoamericana, e quella brasiliana in particolare, hanno sempre tracciato un parallelo tra l’operazione Lava Jato e l’operazione Mani Pulite del pool di Milano nei primi anni ’90. Il parallelo nasce dalle dichiarazioni del giudice Sergio Moro, attuale ministro della Giustizia del Brasile e per oltre un quinquennio alla guida dell’indagine, che ha affermato in diverse occasioni di avere studiato come lavorava il pool milanese guidato da Francesco Saverio Borrelli e di essersi ispirato direttamente a Mani Pulite. 

Se il parallelo sussiste, tenuto conto che l’operazione brasiliana è ormai estesa a livello continentale e non solo, coinvolgendo 17 paesi tra America, Europa e Africa, il filone di Lava Jato che si occupa dello scandalo Odebrecht, la multinazionale che ha corrotto politici e funzionari in tutto il continente, corrisponderebbe alle indagini sulla classe politica italiana degli anni ‘90. Con il suicidio di Alan García, presidente del Perù tra il 1985 e il 1990 e nuovamente tra il 2006 e il 2011, l’operazione latinoamericana ha il suo cadavere eccellente. Come i suicidi di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini nel 1993 fecero nascere in Italia polemiche sull’operazione mani pulite, così oggi in Perù, sorgono polemiche sulla maxi-operazione anti-corruzione continentale, o almeno sul filone peruviano dell’inchiesta. 

Mentre parenti e sostenitori di Alan Garcia, suicidatosi mercoledì 17 aprile con un colpo di pistola alla testa prima di essere arrestato per il suo coinvolgimento nel caso Odebrecht, ancora vegliavano il feretro dell’ex presidente, i principali leader di opinione peruviana e i rappresentanti dei principali gruppi politici hanno iniziato un acceso dibattito sui limiti dell’operazione Lava Jato e della lotta anti-corruzione in Perù.

Al Congresso di Lima i deputati dell’APRA (Alleanza Popolare Rivoluzionaria Americana), di cui García era il principale esponente, e i fujimoristi, sostenuti da esponenti di partiti minori, hanno protestato per il modo in cui la magistratura ricorre agli arresti preventivi. “Un eccesso, un abuso” – dicono i congressisti delle due formazioni, avversarie tra loro(Fujimori costrinse García all’esilio nel 1992), ma che insieme sono maggioranza assoluta, perché i detenuti rimangono in carcere per un lungo periodo di tempo prima di essere processati e più di uno carcerato su tre nel paese sudamericano “sono dietro le sbarre senza essere ancora stati condannati”.

“C’è stato un eccesso di deliberata e abusiva della detenzione preliminare e che deve finire” – ha attaccato la deputata aprista Luciana León il giorno dopo il suicidio di García. “Chiediamo che le istituzioni non siano utilizzati per perseguitare i nemici politici. Alan García non avrebbe permesso questo circo” ha dichiarato Nidia Vilchez, ex Ministro della stessa formazione politica in riferimento alle immagini di esponenti politici in manette, che sono diventate familiari per i peruviani sin dal luglio 2017, con l’arresto dell’ex presidente Ollanta Humala e l’ex First lady Nadine Heredia per lo stesso caso di corruzione per cui era indagato García.

I due ex-presidenti non erano soli nella lista dei politici peruviani di primo piano i cui nomi sono emersi nell’inchiesta sulla Odebrecht, la società edile brasiliana che corrotto alti funzionari di diversi paesi della regione, tra cui il Perù, in cambio di appalti: l’indagine del Procuratore generale anti-corruzione del Perù ha anche colpito altri due ex presidenti Alejandro Toledo, latitante, e Pedro Pablo Kuczynski, arrestato nelle scorse settimane. Anche la leader dell’opposizione fujimorista, Keiko Fujimori, è stata arrestata nel quadro della tangentopoli latinoamericana. 

L’operazione Lava Jato è iniziata dalla procura di Curitiba nel 2014 sulla corruzione della classe politica e imprenditoriale brasiliana e con l’indagine sull’azienda petrolifera statale Petrobras e soprattutto sulla multinazionale delle costruzioni Odebrecht si è estesa, oltre al Perù, ad Argentina, Cile, Colombia, Ecuador, Guatemala, Messico, Panama, Repubblica Dominicana, Cuba, Venezuela, El Salvador, Honduras, Antigua e Barbuda, Isole Vergini, Uruguay, Angola, Mozambico, Stati Uniti, Svizzera, Francia e Andorra.

Tra i principali personaggi coinvolti, oltre ai già citati politici peruviani, gli ex presidenti del Brasile, Lula da Silva, Dilma Rousseff, Michel Temer e Fernando Collor de Mello, l’ex presidente salvadoregno Funes, familiari del presidente argentino Macri e la ex presidente del paese Cristina Fernández de Kirchener, gli ex presidenti della Colombia Santos e Uribe, il presidente del Venezuela Nicolás Maduro e il presidente dell’Angola dos Santos. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e dal portoghese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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