Iran-Pakistan: forza militare congiunta contro attacchi alle frontiere

Pubblicato il 22 aprile 2019 alle 10:49 in Iran Pakistan

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L’Iran e il Pakistan hanno annunciato la formazione di una “forza di confine congiunta” in seguito all’ondata di attacchi da parte di gruppi armati alla frontiera. Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha pubblicamente reso nota l’iniziativa, lunedì 22 aprile, dopo i colloqui con il primo ministro pakistano Imran Khan. “Abbiamo concordato di creare in comune una forza di reazione rapida per combattere il terrorismo”, ha dichiarato Rouhani durante una conferenza stampa. La notizia arriva dopo mesi di rapporti instabili tra Iran e Pakistan, segnati da attacchi su entrambi i lati del confine. In particolare, teatro di frequenti agguati alle forze di sicurezza iraniane è la provincia del Sistan-Baluchistan, alla frontiera sud-orientale.

La visita del primo ministro pakistano in Iran è la prima da quando è entrato in carica il 18 agosto 2018. “Il capo della sicurezza siederà qui con la sua controparte e discuterà della cooperazione in materia. Confidiamo che entrambi i Paesi non assistano più a nuove attività terroristiche sul proprio suolo”, ha affermato il premier Khan, aggiungendo che nessun danno sarà arrecato al territorio iraniano da parte di milizie pakistane.

Negli ultimi mesi, i legami tra Iran e Pakistan sono stati tesi, con entrambe le parti che si accusano a vicenda di non fare abbastanza per eliminare i gruppi armati che si presume si nascondano al confine. Il governo iraniano ha rafforzato la sicurezza lungo la frontiera sud-orientale da quando un attentatore suicida ha ucciso 27 membri della Guardia rivoluzionaria di Teheran, a metà febbraio, nel sud-est del Paese. Le autorità ritengono che il responsabile faccia parte del gruppo terroristico di Jaish al-Adl, “Esercito di giustizia”, con sede in Pakistan. Dopo l’attacco, Rouhani ha esortato Islamabad ad agire “in modo deciso contro i terroristi anti-iraniani”. Secondo quanto reso noto negli ultimi giorni dalle dichiarazioni degli ufficiali pakistani, si presume, tuttavia, che l’attentato di Balochistan vada ricondotto ad una cellula con “campi di addestramento e attività logistiche all’interno delle aree iraniane al confine con il Pakistan, dove opera un gruppo di separatisti islamici e etnici del Baloch”. Inoltre, la scorsa settimana, le autorità di Islamabad hanno riferito che alcuni uomini armati provenienti dall’Iran hanno ucciso 14 guardie pakistane sempre nella provincia del Balochistan, al confine tra i due Paesi.

 Rouhani ha altresì affermato che Teheran è pronto a rafforzare i legami commerciali con Islamabad e ha sottolineato che “nessun Paese terzo” può danneggiare i legami tra Iran e Pakistan, alludendo con ciò agli Stati Uniti. “L’Iran è pronto a soddisfare le richieste pakistane di petrolio e siamo pronti ad aumentare anche le esportazioni elettriche verso il Pakistan”, ha aggiunto il presidente iraniano. Rouhani ha infine dichiarato che la cooperazione tra il porto di Chabahar, nell’Iran sudorientale, e quello di Gwadar, in Pakistan, può essere amplificata e Teheran potrebbe addirittura facilitare la costruzione di una ferrovia che collega Islamabad alla capitale della Turchia, Istanbul. Khan ha confermato che la sua visita a Teheran, la prima di un premier pakistano dal 2016, mira non solo a rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza, ma anche a “trovare modi per aumentare il commercio e la partnership nell’energia e in altri settori”.

Vele la pena ricordare che il Pakistan è uno stretto alleato sia degli Stati Uniti sia dell’Arabia Saudita, entrambi ai ferri corti con l’Iran. Nel maggio dello scorso anno, Washington si è ritirata dall’accordo nucleare firmato nel 2015 da Teheran e da altre potenze mondiali e ha rinnovato severe sanzioni economiche sulla Repubblica islamica. L’Arabia Saudita e l’Iran, dominato dagli sciiti, hanno invece una rivalità di vecchia data basata tanto su interessi geostrategici quanto su differenze religiose. I due maggiori produttori di petrolio del Medio Oriente si sono schierati per decenni in opposti conflitti. Riad ha inoltre interrotto le relazioni diplomatiche con Teheran nel 2016 in seguito alle proteste iraniane contro l’esecuzione dello sciita Sheikh Nimr al-Nimr nella provincia orientale dell’Arabia Saudita.

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Chiara Gentili

di Redazione

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