Sri Lanka: attentato a Pasqua, 253 morti in 6 esplosioni

Pubblicato il 21 aprile 2019 alle 14:50 in Asia Sri Lanka

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Una serie di 6 deflagrazioni, domenica 21 aprile, ha colpito 3 chiese e 3 alberghi di lusso dello Sri Lanka, causando la morte di almeno 253 persone e il ferimento di oltre 500, interrompendo il periodo di relativa calma di cui il Paese godeva da un decennio, dalla fine della guerra civile.

Una bomba è esplosa nella chiesa di S. Sebastian, a Katuwapitiya, a nord di Colombo, uccidendo oltre 50 persone, ha riferito un poliziotto a Reuters, e il tetto della struttura è stato distrutto. Un secondo ordigno è deflagrato nella chiesa di Batticaloa, nella Provincia Orientale, provocando la morte di almeno altre 25 persone. La terza chiesa colpita è stata quella di S. Anthony a Kochcikade, Colombo. I 3 hotel colpiti sono lo Shangri-La Colombo, il Kingsbury Hotel e il Cinnamon Grand Colombo. Non è ancora noto il numero delle vittime all’interno delle strutture alberghiere. Gli ufficiali di polizia hanno reso noto che tra i morti vi sono 9 stranieri.

Allo stato attuale, nessun gruppo terroristico ha ancora rivendicato la serie di attentati avvenuti nel Paese durante la domenica pasquale.

Il primo ministro srilankese, Ranil Wickremesinghe, ha indetto una sessione d’emergenza in seno al Consiglio di Sicurezza nazionale per la giornata, e ha condannato gli attacchi, definendoli “codardi”,  spronando la popolazione a rimanere “forte e unita” di fronte a tale evento, chiedendo ai cittadini di non diffondere notizie false o speculazioni infondate. Il governo, ha aggiunto, prenderà misure immediate per “contenere questa situazione”.

Nel 2018, sono stati confermati 86 episodi di discriminazione, violenza e minacce ai danni dei cristiani, secondo le stime fornite dalla National Christian Evangelical Alliance of Sri Lanka (NCEASL), organismo che rappresenta oltre 200 chiese e altre organizzazioni cristiane. Quest’anno, secondo il NCEASL, sono già avvenuti 26 episodi del genere, tra cui uno in cui alcuni monaci buddisti avrebbero tentato di interrompere una messa domenicale. Il più recente di tali incidenti risale al 25 marzo scorso.

In base a un censimento nazionale del 2012, sul totale della popolazione dello Sri Lanka, che conta circa 22 milioni di persone, il 70% è di religione buddista, il 12,6% Hindu, il 9,7% musulmano, e infine il 7,6% cristiano. In un rapporto del 2018 sui diritti umani nel Paese, il Dipartimento di Stato americano ha evidenziato che alcuni gruppi di cristiani e chiese hanno riferito di aver subito pressioni e intimidazioni per porre fine alle attività di preghiera, e che le autorità le hanno classificate come “raggruppamenti non autorizzati”. Il report ha inoltre messo in luce che i monaci buddisti srilankesi hanno cercato a più riprese di far chiudere luoghi di culto cristiani e musulmani.

Amnesty International in passato aveva già chiesto alle autorità dello Sri Lanka di porre fine all’impunità dei gruppi buddisti estremisti, accusati di incitare o compiere atti di violenza contro i musulmani.

Senza contare gli episodi di discriminazioni religiose, dalla fine del conflitto civile, avvenuta il 17 maggio 2009, a oggi, il Paese ha goduto di un periodo di relativa calma.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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