Mali: assalto di sospetti jihadisti contro l’esercito

Pubblicato il 21 aprile 2019 alle 18:51 in Africa Mali

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Almeno 12 soldati del Mali sono morti, domenica 21 aprile, in un attacco effettuato da alcuni uomini armati, sospettati di essere militanti jihadisti, a Guire, una cittadina nel centro del Paese. 

“Ci sono almeno 12 uomini morti”, ha dichiarato una fonte interna alle forze di sicurezza. “Il nostro campo a Guire è stato attaccato domenica alle cinque del mattino”, ha aggiunto. “I terroristi sono usciti dalla foresta, viaggiavano su motocicli e camioncini, hanno bruciato le vetture e ne hanno sequestrate altre”, ha riferito ancora una fonte, che ha chiesto di non essere nominata. Le forze armate del Mali hanno confermato l’attacco con un post su Twitter e hanno riferito di aver inviato rinforzi nell’area, che si trova a circa 370 chilometri a Nord della capitale del Paese, Bamako. “Ho visto due terroristi mettere le loro motociclette in un veicolo dell’esercito e scappare”, ha riferito un residente locale.

L’ultimo incidente, in Mali, si era verificato il 13 aprile. Un operatore di pace delle Nazioni Unite è stato ucciso e altri quattro sono rimasti feriti quando una mina è esplosa, mentre il loro convoglio passava attraverso il Mali centrale. La missione delle Nazioni Unite è stata istituita nel Paese dopo che le milizie islamiche radicali hanno preso il controllo del nord del Paese, nel 2012, prima di essere decimate dalle truppe francesi, nel 2013. Un accordo di pace firmato nel 2015 dal governo di Bamako e dai gruppi armati ha tentato di ristabilire la pace, ma non è riuscito a porre fine alle violenze. Inoltre, gli ultimi attacchi arrivano mentre il presidente malese, Ibrahim Boubacar Keita, sta effettuando una serie di consultazioni per scegliere un nuovo primo ministro, a seguito di una crisi politica. Il 19 aprile, infatti, il primo ministro del Mali e il suo governo hanno rassegnato le dimissioni, a causa dell’incapacità di gestire le rivalità inter-etniche che hanno portato alla massacro di 160 pastori fulani, il 23 marzo. Gli attacchi contro la popolazione fulani sono avvenuti mentre una missione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite stava visitando il Paese nel tentativo di trovare soluzioni alla violenza che ha provocato la morte di centinaia di civili nel corso del 2018, violenza che ora si sta diffondendo nella regione del Sahel dell’Africa occidentale.

Gruppi jihadisti associati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico hanno sfruttato e fomentato le rivalità etniche già esistenti in Mali e nei Paesi vicini, Burkina Faso e Niger, per aumentare il successo del loro reclutamento tra le proprie fila, e rendere ampie porzioni degli Stati ingovernabili. Gli ambasciatori del Consiglio di Sicurezza avevano incontrato il presidente maliano, Ibrahim Boubacar Keita, insieme ad altri funzionari governativi, nella giornata di venerdì 22 marzo, per discutere delle violenze e della lenta implementazione di un accordo di pace stipulato nel 2015 con i gruppi armati di matrice non islamista. “Un palese senso di frustrazione tra i membri del Consiglio di Sicurezza in merito alla velocità di attuazione dell’Accordo di Pace del Mali”, ha twittato in proposito un rappresentante britannico della missione, Stephen Hickey, concludendo che il Consiglio si è preparato a imporre sanzioni contro chi impedirà tale attuazione.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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