Israele: Netanyahu incaricato di formare un nuovo governo

Pubblicato il 18 aprile 2019 alle 17:44 in Israele Medio Oriente

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Il presidente israeliano, Reuven Rivlin, ha formalmente nominato Benjamin Netanyahu primo ministro per il quarto mandato consecutivo, avviando ufficialmente il processo che porterà alla formazione di un nuovo governo. 

Netanyahu ha 42 giorni per mettere insieme la coalizione di governo, dal momento in cui incontrerà i rappresentanti dei vari partiti. In una apparizione congiunta, dopo che i due leader hanno firmato e presentato la nomina ufficiale, Rivlin ha chiesto a Netanyahu di “guarire le ferite e le fratture” della società israeliana, messe a nudo durante la campagna elettorale. Netanyahu ha dichiarato di essersi “commosso” nell’accettare la sua quinta nomina come primo ministro “come se fosse la prima volta, e in un certo modo, anche più della prima volta”. Il premier designato ha poi aggiunto che avrebbe “fatto di tutto per guadagnarsi la fiducia che i cittadini di Israele mi hanno concesso”. A seguito delle elezioni del 9 aprile, Netanyahu, con la sua coalizione, può contare su 65 deputati su 120 all’interno del Knesset, il Parlamento israeliano. Questi dovrebbero garantirgli, se non si verificheranno problemi, la formazione del suo quinto governo, il quarto consecutivo.

Netanyahu si è presentato alle elezioni indebolito da alcuni scandali che lo vedono coinvolto in giri di corruzione. Alla luce di un possibile processo, il suo destino politico è apparso incerto. Tali apparenze, tuttavia, non si sono rivelate realtà. La campagna elettorale di Netanyahu si è basata sulla linea dura nei confronti della resistenza palestinese e sui successi ottenuti nelle relazioni con i maggiori leader mondiali. Uno dei più importanti traguardi raggiunti durante il suo mandato è stato il trasferimento dell’ambasciata americana a Gerusalemme, avvenuta il 14 maggio 2018. Tale evento ha seguito il riconoscimento della città come capitale di Israele, da parte degli Stati Uniti, nonostante la Città Santa goda di uno status internazionale, regolato da un piano di spartizione delle Nazioni Unite. Un altro rilevante successo è stato il riconoscimento americano, avvenuto il 25 marzo, della sovranità israeliana sulle Alture del Golan, conquistate alla Siria a seguito della vittoria della guerra arabo-israeliana del 1967. L’ultimo annuncio di Netanyahu, durante questa campagna elettorale, ha riguardato l’intenzione di annettere le colonie israeliane in Cisgiordania, un atto considerato illegale secondo il diritto internazionale. A tale proposito, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite ha dichiarato che Netanyahu attenderà che il piano di pace americano per il Medio Oriente venga svelato, prima di annettere le colonie israeliane della Cisgiordania.

A seguito dei risultati degli exit polls, un alto funzionario palestinese ha dichiarato che la popolazione israeliana ha votato, ancora una volta, “no alla pace”. “Gli israeliani hanno votato per preservare lo status quo, hanno detto no alla pace e sì all’occupazione”, ha riferito in un comunicato l’alto funzionario palestinese, Saeb Erekat. Anche i sondaggi vedono Netanyahu in una buona posizione, se considerati i seggi che sembrerebbe aver totalizzato, insieme agli alleati di destra. Tuttavia, in passato, gli exit poll si sono dimostrati inaffidabili in Israele. I risultati ufficiali non sono ancora disponibili. Il dato registrato dal funzionario palestinese, tuttavia, riguarda la deludente performance dei partiti di sinistra, maggiormente impegnati nel processo di pace con la controparte palestinese. Secondo i sondaggi, il Likud di Netanyahu avrebbe conquistato tra i 33 e i 36 seggi nel parlamento israeliano, mentre il partito Blue and White di Gantz se ne sarebbe assicurati 36 o 37. Il Likud, insieme ai piccoli partiti di destra suoi alleati, riuscirebbe a totalizzare tra i 60 e 66 seggi, sempre secondo i sondaggi. L’alleanza intorno al Blue and White raggiungerebbe solo un numero tra i 54 e 60 seggi. I posti disponibili all’interno del Knesset, il parlamento israeliano, sono 120. I partiti devono assicurarsi 61 seggi su 120 per raggiungere la maggioranza necessaria ad esprimere il prossimo primo ministro di Israele. 

“È una notte di vittoria colossale”, ha dichiarato Netanyahu, in un discorso pronunciato nella tarda serata tra il 9 e il 10 aprile, presso il quartier generale del Likud. Nonostante il premier in carica abbia sottolineato l’importanza di attendere i risultati ufficiali, i festeggiamenti sono iniziati per il suo partito. Fuochi d’artificio hanno celebrato il politico, accompagnato dalla moglie Sara. I sostenitori presenti hanno intonato: “È un mago”. Benjamin Gantz, ex generale delle Israeli Defence Forces (IDF) di 59 anni, aveva rivendicato la vittoria poche ore prima, citando i sondaggi preliminari, pubblicati subito dopo la chiusura dei seggi. Secondo le prime proiezioni, infatti, il suo partito sembrava essere il favorito per provare a formare un governo di coalizione. “Siamo i vincitori”, aveva dichiarato Gantz. “Vogliamo ringraziare Benjamin Netanyahu per il suo servizio alla nazione”. Nella mattinata del 10 aprile, tuttavia, è emerso un quadro più chiaro della situazione, dal quale emergerebbe la vittoria, seppur con un piccolo margine, del premier in carica. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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