Brexit: un secondo referendum è sempre più probabile

Pubblicato il 12 aprile 2019 alle 15:22 in Europa UK

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Il ministro delle Finanze britannico, Philip Hammond, ha dichiarato che un secondo referendum sulla Brexit è sempre più probabile. Secondo il ministro, la proposta verrà nuovamente presentata al Parlamento inglese, prossimamente, nonostante il governo si sia a lungo opposto ad una nuova consultazione a tale riguardo. 

Tali dichiarazioni, riportate dall’agenzia di stampa Reuters, sono state rilasciate venerdì 12 aprile. Hammond ha anche sottolineato che il tempo stringe e che un eventuale nuovo referendum dovrebbe svolgersi prima del 31 ottobre, data ultima per definire i dettagli per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. “È una proposta che potrebbe e, secondo tutti gli indizi, molto probabilmente sarà presentata in Parlamento a un certo punto”, ha dichiarato Hammond ad alcuni giornalisti. Il ministro delle Finanze si trova, al momento, a Washington, dove parteciperà alle riunioni del Fondo Monetario Internazionale. Tuttavia, la strada verso un nuovo referendum appare piena di ostacoli. “La posizione del governo non è cambiata. Sono contrari a un referendum di conferma e quindi non lo appoggeranno”, ha aggiunto Hammond. Tuttavia, molti parlamentari del partito laburista, che al momento costituisce lo zoccolo forte dell’opposizione, stanno facendo pressioni sul proprio leader, Jeremy Corbyn, perchè spinga verso una nuova consultazione che possa provare ad annullare l’uscita del Regno Unito dall’UE.

La possibilità di un referendum è aumentata a seguito della decisione del Consiglio Europeo di garantire altri 6 mesi a Londra per organizzare l’uscita dall’Unione. La Gran Bretagna avrà quindi tempo fino al 31 ottobre, per prendere una decisione definitiva. Infatti, il rinvio della Brexit potrebbe mettere in dubbio l’intero processo di uscita. Dal punto di vista inglese, il posticipo della scadenza ad ottobre riesce a dare un po’ di respiro al premier britannico, che sta cercando di far approvare al proprio Parlamento nazionale un accordo per la Brexit. Proprio alla luce del recente impasse politico in Gran Bretagna, l’Unione avrebbe preferito un rinvio a lungo termine. Si ritiene, infatti, che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, abbia proposto un’estensione di un anno, che poteva essere ridotta, in caso il Regno Unito avesse ratificato un accordo, in tempi minori. Questa opzione, chiamata “flextension” (da un’unione delle parole inglesi estensione e flessibilità), è stata esclusa a favore di un compromesso a medio termine. La cancelliera tedesca,  Angela Merkel, ha insistito sul fatto che la Gran Bretagna non sarà cacciata fuori dall’Unione e che un’uscita senza accordo deve essere evitata, finchè possibile. 

Secondo il ministro Hammond il governo e laburisti saranno costretti a stringere un accordo, nei prossimi due mesi, per superare l’attuale situazione di stallo. Sebbene questo non faccia che aumentare le possibilità di rivedere la decisione di uscire dall’Unione, è importante sottolineare che l’organizzazione di un nuovo referendum richiederà almeno sei mesi. Di conseguenza, anche la scadenza del 31 ottobre potrebbe non essere rispettata dai rappresentanti inglesi. L’Unione Europea aveva già concesso il rinvio della Brexit, spostando la data dal 29 marzo al 22 maggio. I capi di Stato e i premier europei avevano concesso più tempo al governo britannico in una decisione, presa a porte chiuse, e annunciata il 22 marzo. Da parte sua, la May, aveva chiesto che venisse concesso un rinvio fino al 30 giugno.

Donald Tusk ha precisato che, in base alla decisione dei leader dell’UE, “il governo del Regno Unito avrà ancora la possibilità di un accordo, di una Brexit senza intesa, di una lunga estensione, o di revocare l’uscita, ma dovrà prendere una decisione entro il 12 aprile”. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha aggiunto che, quanto stabilito, è il massimo che l’UE poteva dare al Regno Unito. I rappresentanti dei 27 stati dell’UE avevano, inoltre, discusso, il 28 marzo, le due principali strade possibili per l’uscita della Gran Bretagna: la Brexit no-deal o un rinvio dell’uscita di Londra dall’Unione. “Un vertice straordinario sulla Brexit sembra estremamente probabile. Discuteremo del possibile no-deal e di come portarlo avanti, o potremmo concordare un’altra estensione “, ha riferito un altro diplomatico. Infine, l’UE ha annunciato una serie di misure pensate per alleviare i peggiori sconvolgimenti derivanti dalla Brexit. Tra le misure, due rimangono ancora in sospeso: garantire ai cittadini britannici il diritto di recarsi in Europa senza visto e includere o meno Londra nel bilancio europeo del 2019. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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