L’ISIS torna a colpire in Libia

Pubblicato il 10 aprile 2019 alle 11:20 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

I militanti dell’ISIS hanno colpito la città libica di al-Fuqaha, situata nel distretto centrale di Giofra, nel deserto, a circa 600 km da Tripoli, uccidendo almeno 3 persone, tra cui il presidente di un Consiglio locale, e rapendo il capo delle guardie municipali. Nel corso dell’attacco, i jihadisti hanno dato fuoco a diverse abitazioni. Secondo quanto riportato dal quotidiano libico Libya Observer, i terroristi sono arrivati ad al-Fuqaha alla guida di auto e, non appena raggiunto il centro, hanno interrotto le vie di telecomunicazione per poi iniziare l’assalto.

Al-Fuqaha era già stata colpita dall’ISIS il 28 ottobre 2018, quando alcuni jihadisti avevano assalito gli uffici governativi e di sicurezza locali, uccidendo 4 persone e rapendone altre 7. Dopo l’attacco, gli aggressori si erano poi ritirati a bordo di 25 veicoli corazzati. Ad avviso di Ismail al-Sharif, giurista della Casa dei rappresentanti di Tobruk, l’azione è stata una vendetta dell’ISIS nei confronti degli aitanti di al-Fuqaha che avevano aiutato le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) a dare la caccia ai terroristi nel corso dell’autunno passato.

Il distretto di Giofra, situato nella Libia centrale, è vitale per il generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk e capo dell’LNA, in quanto è l’area dalla quale i suoi convogli sono partiti per attaccare Tripoli il 5 aprile. Da gennaio, Haftar, sta conducendo una campagna militare per conquistare il Sud del Paese, la regione del Fezzan, una tra le più instabili perché soggetta al controllo delle tribù locali. La sua avanzata nel in tali territori è stata supportata dal sostegno locale, secondo quanto riferisce il quotidiano The New Arab. I soldati del generale libico sono stati in grado di conquistare alcune posizioni, in particolare la città di Sebha e un importante sito petrolifero, senza dover combattere. Alcuni rapporti delle Nazioni Unite riferiscono che le autorità dell’Egitto e degli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto militarmente Haftar. Da poarte loro, i governi di tali Paesi hanno dichiarato di considerare il comandante un baluardo contro l’islamismo. Tuttavia, molti dei suoi oppositori criticano la sua figura, poiché simile a quella del dittatore Muhammar Gheddafi, rovesciato dall’intervento della NATO nell’ottobre 2011.

Dopo aver instaurato una base nelle aree centrali della Libia, all’inizio di aprile, Haftar ha avviato l’assalto a Tripoli, dove sono in corso scontri tra le milizie che supportano il governo tripolino, guidato dal premier Fayez Serraj, e l’Esercito Nazionale Libico. Il ministero della Salute di Tripoli ha riferito, il 7 aprile, che almeno 47 persone sono state uccise e 181 ferite nei combattimenti. Secondo le stime dell’Onu, oltre 2.800 residenti sono stati costretti ad abbandonare le proprie case nell’area della capitale.

Si è trattato dell’attacco più rilevante compiuto dall’ISIS da quello dello scorso ottobre. Secondo molti diplomatici, il caos a Tripoli sta tenendo occupate le forze di sicurezza libiche in tale area del Paese, lasciando scoperto il resto del territorio nazionale, soprattutto le zone meridionali e centrali, dove i gruppi terroristici e armati potrebbero tornare a colpire. Nel frattempo, la conferenza sponsorizzata dall’Onu prevista per il 14-16 aprile a Ghadames è stata posticipata.  L’annuncio è stato effettuato il 9 aprile dall’inviato speciale delle Naizoni Unite, Ghassma Salame, il quale ha promesso che farà tutto ciò che è in suo potere per organizzare nuovamente l’evento il prima possibile. La Conferenza Naizonale aveva l’obiettivo di stabilire una data per le prossime elezioni presidenziali e parlamentari in Libia, al fine di stabilizzare il paese e completare la transizione democratica. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.