Venezuela: contatti tra il senatore USA Rubio e alti ufficiali dell’esercito

Pubblicato il 9 aprile 2019 alle 6:30 in USA e Canada Venezuela

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Il senatore della Florida, Marco Rubio, ha dichiarato sul suo account Twitter di aver avuto contatti diretti con 13 alti ufficiali della Fuerza Armada Nacional Bolivariana, l’esercito del Venezuela per proteggere l’immunità e l’incolumità di Juan Guaidó, dell’Assemblea Nazionale e dei cittadini impegnati nella Operación Libertad, la nuova serie di manifestazioni contro il governo di Nicolás Maduro convocate dal leader oppositore, contro la violenza dei collettivi, i gruppi paramilitari del chavismo che il senatore Rubio definisce “gang illegali”.

Rubio ha sottolineato che in Venezuela molti scenderanno in piazza in maniera pacifica, nel quadro delle manifestazioni dell’Operación Libertad per mobilitarsi, fare pressione e boicottare il governo di Nicolás Maduro. Il senatore della Florida ha ripetuto che per ottenere la libertà in Venezuela è necessaria la collaborazione di tutti i settori, per consentire l’ingresso nel paese degli aiuti umanitari e per favorire la creazione di un governo di transizione che guidi il paese verso libere elezioni.

Le dichiarazioni del senatore, candidato alle primarie repubblicane contro Donald Trump nel 2016 e poi divenuto uno dei legislatori più ascoltati dal Presidente sui temi latinoamericani, hanno suscitato forti polemiche.

“Il senatore americano della Florida, Marco Rubio, non tenta nemmeno di nascondere le sue attività sovversive contro il Venezuela” – scrive la stampa ufficiale di Cuba, di cui Rubio è originario. L’Avana concorda con Caracas che le conversazioni del senatore statunitense con alti ufficiali venezuelani non hanno come obiettivo la difesa dei manifestanti ma “il colpo di stato militare”. 

“Il comportamento di Rubio viola tutti i principi del diritto internazionale e il rispetto della sovranità degli Stati, nonché il principio di non ingerenza negli affari interni di un altro stato” – accusa ancora la stampa vicina al governo di Nicolás Maduro.

Gli Stati Uniti continuano a considerare l’opzione militare come una concreta possibilità per porre fine alla crisi venezuelana, quando sono passati ormai quasi tre mesi dal controverso giuramento di Nicolás Maduro e dalla conseguente auto-proclamazione del presidente dell’Assemblea nazionale, Juan Guaidó, come presidente ad interim del Venezuela. In numerose occasioni il presidente Trump e diversi membri della sua amministrazione hanno perorato la causa dell’intervento militare contro Maduro. Finora il principale deterrente ad un’operazione militare, oltre alla presenza di truppe e armamenti russi, cubani e cinesi (sebbene Pechino abbia smentito) a difesa di Maduro, è stata l’opposizione dei principali alleati latinoamericani di Washington, come ribadito dal presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, durante la sua recente visita negli Stati Uniti. 

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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