Malesia: 41 Rohingya raggiungono le coste dopo una traversata in mare

Pubblicato il 9 aprile 2019 alle 17:13 in Malesia Myanmar

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Un gruppo di 41 Rohingya ha raggiunto il nord della Malesia, a bordo di un peschereccio. I profughi erano partiti dal Bangladesh, dove la minoranza vive in misere condizioni all’interno di campi profughi, a seguito della fuga dal Myanmar.

All’arrivo dell’imbarcazione, la polizia locale ha arrestato tutti i 41 uomini, di età compresa tra i 14 e i 30 anni, e sta dando la caccia ad altre 6 persone che si ritiene siano sbarcate e poi fuggite, secondo quanto riferisce il capo della polizia locale, Noor Mushar Mohamad. I profughi cercano di approfittare del poco tempo rimanente prima della stagione dei monsoni per effettuare la traversata via mare. Si teme, inoltre, che 200 persone siano disperse su un’imbarcazione di cui non si hanno notizie. Le forze di sicurezza del Bangladesh hanno impedito a centinaia di persone di partire per la Malesia, verso la quale i profughi vengono trasportati da trafficanti di esseri umani, a bordo di pescherecci. Tuttavia, il mese scorso altri 34 Rohingya erano arrivati nello stato malese di Perlis. Questi rappresentavano il primo gruppo a recarsi nel Paese, da quasi un anno.

I Rohingya non sono mai stati riconosciuti ufficialmente come etnia dal Myanmar, dove sono stati vittima di persecuzioni dalla maggioranza buddhista e dall’esercito. Tali violenze sono aumentate nell’agosto del 2017, finendo al centro dell’attenzione internazionale. In tale mese, a seguito a degli attacchi sferrati contro alcune stazioni di polizia da un gruppo di militanti islamisti della minoranza, vi è stato un esodo di circa 700.000 Rohingya verso il Bangladesh.  L’Onu ha pubblicato un rapporto, il 27 agosto 2018, in cui alcuni ufficiali dell’esercito del Paese asiatico sono accusati di genocidio nei confronti della minoranza musulmana. Alla voce delle Nazioni Unite si sono unite quelle degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, che hanno definito le azioni dell’esercito birmano “pulizia etnica”. Le autorità dello Stato asiatico hanno contestato tutte le accuse, incolpando i Rohingya di terrorismo.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, a settembre 2018, ha votato per approvare l’istituzione di un “meccanismo indipendente” per il Myanmar che raccolga, consolidi e preservi le prove dei crimini contro i Rohingya, che potranno essere utilizzati in un eventuale caso giudiziario. Yanghee Lee, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Myanmar, ha affermato che il meccanismo indipendente fornirebbe fondi per il “supporto alle vittime”. Tali dichiarazioni sono state rilasciate il 25 gennaio, durante una visita della Lee in Thailandia e Bangladesh. Il Myanmar ha tuttavia asserito che “rifiuta assolutamente” che la Corte penale internazionale (CPI) abbia giurisdizione sul suo territorio. Il Paese non è parte dello statuto di Roma, istitutivo della corte dell’Aja. I non membri possono essere deferiti alla CPI solamente dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Tuttavia, fonti diplomatiche hanno affermato che 2 dei membri permanenti, Cina e Russia, porrebbero il veto di fronte ad una tale iniziativa.

Alla funzionaria dell’Onu, Yanghee Lee, è stato impedito di entrare in Myanmar dal 2017, a causa delle sue critiche riguardanti il trattamento riservato ai Rohingya. Le autorità birmane hanno rifiutato la sua ultima richiesta di visitare il Paese. Secondo la Lee, il governo guidato dal premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi è stato una “grande delusione”. Da quando Suu Kyi è salita al potere nel 2015, 44 giornalisti sono stati arrestati, secondo Athan, un gruppo che sostiene la libertà di espressione e che ha base a Yangon, una delle più grandi città antiche del Myanmar . Il numero comprende 2 reporter dell’agenzia di stampa Reuters, Wa Lone e Kyaw Soe Oo, condannati a 7 anni di carcere dopo aver coperto la notizia riguardante il massacro di 10 Rohingya per mano delle forze armate governative. L’investigatrice per i diritti umani ha definito “allarmante” la strada intrapresa dal Paese asiatico.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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