Libia: il governo di Tripoli riconquista l’aeroporto internazionale della capitale

Pubblicato il 9 aprile 2019 alle 9:22 in Africa Libia

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Le forze armate fedeli al governo di Tripoli hanno riconquistato l’aeroporto internazionale della città dall’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato dal comandante Khalifa Haftar, uomo forte di Tobruk.

L’aeroporto, che non viene utilizzato dal 2014, si trova a 24 km a Sud della città ed era stato conquistato dall’LNA, il 6 aprile, come parte della marcia delle forze armate di Haftar verso la capitale libica. “Siamo riusciti a riassumere il controllo dell’aeroporto, che era stato brevemente sequestrato dalle forze pro-Haftar”, ha riferito una fonte militare del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, capeggiato da al-Serraj, l’8 aprile. Il secondo aeroporto della città, quello di Mitiga, nella parte orientale della capitale libica, era stato attaccato, poche ore prima, da un aereo militare. Tale aeroporto è l’unico effettivamente funzionante della città. La responsabilità del raid è stata rivendicata dall’LNA, ma l’attacco non ha causato vittime. Un portavoce delle forze armate di Haftar ha riferito che l’intenzione era quella di distruggere un aereo militare MiG-23 e un elicottero, presenti nell’aeroporto.

Le cifre riguardanti le vittime di questi giorni a Tripoli sono incerte. Il ministero della Salute di Tripoli ha riferito, il 7 aprile, che almeno 21 persone sono state uccise e 27 ferite nei combattimenti. In questo contesto, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, continua a condannare l’escalation militare e ha chiesto l’immediata interruzione dei combattimenti in Libia. Nello specifico Guterres ha chiesto “l’arresto immediato di tutte le operazioni militari al fine di allentare la tensione e prevenire un conflitto a tutto campo”, secondo quanto si legge in una dichiarazione delle Nazioni Unite. “Condanno fermamente l’escalation militare e i combattimenti in corso a Tripoli e dintorni, incluso l’attacco aereo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) contro l’aeroporto Mitiga”, continua il documento. 

L’attuale situazione in Libia è la conseguenza dell’instabilità prolungata nel Paese, iniziata a seguito del rovesciamento del dittatore libico, Muammar Gheddafi, attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011. A seguito di tale evento, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Oggi, il potere politico è diviso in due governi rivali. Il primo, creato dall’ONU, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Il comandante Haftar, uomo forte di Tobruk, ha costruito la propria fama in Libia con una campagna per combattere i militanti islamici nel Sud, nell’instabile regione del Fezzan. Dopo aver stabilizzato il Sud della Libia, Haftar ha poi diretto le sue forze contro Tripoli, in una mossa che rischia di destabilizzare ulteriormente il precario equilibrio del Paese. 

Il 7 aprile, il portavoce delle forze armate fedeli al governo di Tripoli, Mohammed Gununu, ha annunciato il lancio dell’operazione militare Burkan Al-Ghadab, Vulcano di Rabbia contro Haftar. La controffensiva ha l’obiettivo di “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime” e di difendere la capitale dall’avanzata dell’uomo forte di Tobruk, che assedia il Sud della città. Inoltre, sempre domenica 7 aprile, l’esercito americano ha dichiarato di aver temporaneamente ritirato alcune delle proprie forze dalla Libia, a causa dell’attuale situazione di estrema instabilità. L’attuale situazione rende problematico lo svolgimento della Conferenza Nazionale libica di Gadames, supportata dall’ONU, che è prevista tra il 14 e il 16 aprile. In tale occasione si intendeva discutere della via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese e di un possibile accordo tra i governi rivali di Tripoli e Tobruk. Le Nazioni Unite, il 7 aprile, si sono dette determinate ad assicurare lo svolgimento della conferenza nazionale libica e a proseguire nello sforzo per la preparazione delle prossime elezioni nel Paese.

Inoltre, i ministri degli Esteri dei Paesi del G7, durante una riunione in Francia, hanno esortato il generale Haftar a desistere dall’avanzata militare verso Tripoli, minacciandolo di intraprendere una possibile operazione internazionale in risposta. In tale occasione, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha reso noto che il proprio ministero, insieme agli omologhi rappresentanti degli altri Paesi, ha deciso di aumentare le pressioni sui responsabili della recente escalation libica, in particolare Haftar. Il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha poi affermato che Haftar deve obbedire alle richieste internazionali e arrestare l’avanzata verso Tripoli, altrimenti “vedremo cosa potrà essere fatto”. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, la Francia, che ha stretti legami con Haftar, ha affermato di non avere ricevuto alcun preavviso dell’offensiva su Tripoli. La Francia ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente, Francois Hollande, e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando l’attuale presidente francese, Emmanuel Macron, ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione della Francia ha creato tensioni con l’Italia, che, da parte sua, ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace per mettere fine alle instabilità della sua ex colonia.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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