Afghanistan: 3 soldati americani uccisi da un kamikaze

Pubblicato il 9 aprile 2019 alle 10:28 in Afghanistan USA e Canada

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Un kamikaze a bordo di un’autobomba ha causato la morte di 3 soldati americani e di un fornitore militare, in un attacco contro un convoglio statunitense stanziato nei pressi della base militare di Bagram, nell’Afghanistan orientale. L’attacco è stato rivendicato dai talebani.

Secondo la NATO, l’offensiva ha causato il ferimento di altri 3 soldati e ha rappresentato l’attacco più letale subito dalle forze americane nel Paese, quest’anno. Le autorità militari non hanno riferito immediatamente i nomi delle vittime e neanche la nazionalità del fornitore. “I soldati feriti sono stati evacuati e hanno ricevuto supporto medico”, ha affermato la NATO, in una dichiarazione. Da parte loro, i talebani hanno rivendicato l’attacco, dichiarando di aver ucciso “numerosi invasori” e aggiungendo di aver “completamente distrutto” un veicolo militare. Con quest’ultima offensiva, il numero delle vittime americane in Afghanistan nel 2019 sale a 7. La cifra risulta molto ridotta, rispetto a qualche anno fa. Nello specifico, a partire dalla fine del 2014, a seguito di un ingente ritiro delle truppe NATO a guida americana, si sono verificati meno attacchi ai danni delle forze militari straniere. Oggi, gli Stati Uniti hanno 14.000 soldati stanziati in Afghanistan, molti dei quali si occupano della formazione delle forze di sicurezza locali. 

L’amministrazione dell’attuale presidente americano, Donald Trump, ha portato avanti una propria linea nel Paese. Il 21 agosto 2017, è stata annunciata una nuova strategia americana in Afghanistan, che ha comportato un significativo aumento delle truppe USA nel Paese asiatico. Successivamente, però, il 19 dicembre scorso, Trump ha reso nota l’intenzione di voler dimezzare il numero dei soldati statunitensi stanziati sul territorio afghano, da circa 14.000 a 7.000. Tale annuncio è arrivato congiuntamente a quello del ritiro delle 2.000 truppe americane posizionate in Siria, ma non è stato ancora portato a termine. Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, in seguito all’invasione del 2001 e all’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere un gruppo insurrezionale che compie numerose offensive per destabilizzare il Paese e riprendere il controllo del governo. 16 anni di invasione e più di 100 miliardi di dollari spesi sono riusciti ad evitare un secondo attacco simile a quello delle Torri Gemelle, senza tuttavia essere stati capaci di porre fine all’instabilità del Paese, che continua a subire la furia dei talebani.

Secondo un rapporto dell’Onu pubblicato domenica 24 febbraio, il numero di civili afghani uccisi nel corso del 2018, per via di raid aerei statunitensi e attentati suicidi, è il più alto di sempre. Il conflitto in Afghanistan, lo scorso anno, ha causato la morte di 3.804 civili, di cui 927 bambini; si tratta di un nuovo record, che corrisponde a un +11% rispetto al bilancio dei civili uccisi nel 2017, secondo le stime raccolte nel report pubblicato dalla UNAMA. Secondo il rapporto, 1.185 civili sono stati uccisi e altri 1.427 sono rimasti feriti a causa di operazioni condotte dalle forze governative. Le operazioni aeree hanno causato la morte o il ferimento di 492 bambini, in quanto numerosi attacchi sono stati condotti contro soggetti antigovernativi che si nascondevano tra la popolazione civile. Quanto ai talebani, nel 2018 essi sono stati responsabili della morte di 1.751 civili, contro i 916 del 2017.

di Redazione

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