Maduro chiede a Messico e Uruguay di facilitare il dialogo

Pubblicato il 8 aprile 2019 alle 8:45 in America Latina Venezuela

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Nicolás Maduro si è rivolto ai governi di Messico, Uruguay e Bolivia per chiedere il loro sostegno nel tentativo di avviare una nuova prova di dialogo con l’Assemblea nazionale venezuelana. Il paese è immerso in uno shock istituzionale senza precedenti da due mesi e mezzo e Juan Guaidó, il presidente del Parlamento riconosciuto come presidente ad interim da Washington, da gran parte dell’Unione europea e dell’America Latina, non è disposto a cedere un passo nella sua sfida al regime. Il chavismo, tuttavia, non ha perso il controllo dell’apparato statale e cerca di disinnescare l’iniziativa del leader dell’opposizione appoggiandosi a quei governi che hanno assunto una posizione di neutralità, con un appello al dialogo, i cui termini non sono ancora ben chiari. 

“Il Venezuela chiede sostegno e accompagnamento per un grande dialogo di pace e comprensione” – ha detto Maduro dinanzi ai suoi sostenitori, convocati, come ormai da settimane, per una contromanifestazione da opporre alla mobilitazione dei sostenitori di Guaidó. Maduro si è detto disposto a mettere “tutta la mia volontà per cercare un modo per negoziare, per raggiungere un accordo per il futuro”. Tuttavia, la maggior parte delle forze di opposizione respinge ogni ipotesi di dialogo come l’ennesimo tentativo di Maduro di rimanere a Palazzo Miraflores. Come ripete Guaidó, l’unica strada da seguire è: “cessazione dell’usurpazione, governo di transizione ed elezioni libere”. Anche se alcuni leader dell’opposizione riconoscono che in questo scenario ci dovrebbero essere negoziati con alcuni i settori della burocrazia chavista, non accettano, almeno per ora, la possibilità di colloqui segnate da condizioni e ritmi del governo come è successo in altre occasioni. 

Il successore di Hugo Chávez è tornato ad accusare l’opposizione di essere responsabile della più grande crisi elettrica della storia del Venezuela con tre gravi black-out nell’ultimo mese. Maduro ha parlato di “attacchi informatici” con il sostegno dell’amministrazione Trump e ha aggiunto all’equazione i governi di Colombia e Cile. Tuttavia, nel mezzo del crescente esaurimento della popolazione, rispolvera l’idea della concertazione. “Mettiamo tutte le carte sul tavolo” – ha continuato Maduro. “Fermate gli attacchi terroristici e le imboscate e, con l’accompagnamento del Messico, della Bolivia, dell’Uruguay e dei paesi dei Caraibi, il Venezuela può istituire prima un tavolo di dialogo nazionale con tutti i settori politici, culturali, economici e sociali”. “Chiedo il dialogo nazionale” – ha insistito il presidente.

Pochi giorni dopo la proclamazione di Guaidó, il 23 gennaio, Messico e Uruguay avevano lanciato una proposta per ridurre la tensione cercando un dialogo a dispetto dell’opinione di Guaidó e degli oltre 50 paesi che vogliono che Maduro lasci il potere. Le cancellerie di Città del Messico e Montevideo hanno convocato un incontro con diversi attori internazionali e il 7 febbraio si sono incontrati nella capitale dell’Uruguay con diversi rappresentanti dell’Unione Europea e dell’America Latina, dove è stato creato il cosiddetto Gruppo di Contatto. Tuttavia, i tentativi di uscire dal labirinto venezuelano non hanno prosperato. 

Maduro si rivolge ora ai due paesi che hanno mantenuto sempre aperta la via del dialogo puntando sulla neutralità, nel tentativo di disinnescare la Operación Libertad, l’ultima serie di manifestazioni di massa convocate da Juan Guaidó e iniziate sabato 6 aprile.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione