Libia: il governo di Tripoli lancia l’operazione “Vulcano di Rabbia” contro Haftar

Pubblicato il 8 aprile 2019 alle 9:50 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il portavoce delle forze armate fedeli al governo di Tripoli, Mohammed Gununu, ha annunciato il lancio dell’operazione militare Burkan Al-Ghadab, Vulcano di Rabbia. La controffensiva ha l’obiettivo di “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime” e di difendere la capitale dall’avanzata di Haftar, arrivato a sud della città. Le forze americane, intanto, si ritirano dal Paese. 

La notizia è stata riportata dal The Libya Observer, che riferisce il discorso di Gununu durante la conferenza stampa di domenica 7 aprile. “L’esercito libico rifiuta colpi di Stato e la militarizzazione: la Libia sarà sempre un Paese civile, l’esercito la proteggerà e proteggerà il suo popolo” ha dichiarato. Gununu è stato nominato portavoce dell’esercito libico, sabato 6 aprile, dal capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, Faye Al-Serraj. Secondo Gununu, l’esercito sotto il comando del Consiglio, sta avanzando su tutte le linee di frontiera e ha sequestrato molti veicoli militari alle forze di Haftar. Riferendosi all’offensiva contro la capitale libica, lanciata dall’uomo forte di Tobruk, Haftar, Gununu ha poi dichiarato: “questo è stato un attacco inatteso e ha distrutto le speranze nella democrazia della popolazione libica, mentre tutti si stavano preparando per la prossima conferenza nazionale a Ghadames”. 

Le parole di Gununu si riferiscono al fatto che tra il 14 e il 16 aprile è prevista una Conferenza Nazionale, supportata dall’ONU, a Gadames, nella Libia occidentale. In tale occasione si intendeva discutere della via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese e di un possibile accordo tra i governi rivali di Tripoli e Tobruk. A seguito dell’offensiva lanciata da Haftar contro Tripoli, il 4 aprile, il destino di tale incontro è risultato incerto, per alcuni giorni. Tuttavia, le Nazioni Unite, il 7 aprile, si sono dette determinate ad assicurare lo svolgimento della conferenza nazionale libica e a proseguire nello sforzo per la preparazione delle prossime elezioni nel Paese. La notizia è arrivata lo stesso giorno in cui Haftar ha annunciato un raid aereo in un sobborgo di Tripoli. Il presunto attacco è avvenuto dopo che le forze fedeli a Serraj hanno effettuato attacchi aerei contro le forze di Haftar, in una zona a circa 50 km a Sud di Tripoli, uccidendo una persona. Il ministero della Salute del governo di Tripoli ha affermato che gli scontri nella parte meridionale della capitale hanno provocato 11 morti e 23 feriti. Almeno 35 persone, tra cui alcuni civili, sono rimaste uccise da entrambe le fazioni, da quando Haftar ha lanciato la sua offensiva contro Tripoli. Secondo Ahmed al-Mesmari, un portavoce delle forze di Haftar, 14 vittime sarebbero soldati della propria fazione. 

Inoltre, sempre domenica 7 aprile, l’esercito americano presente nel Paese nordafricano ha dichiarato di aver temporaneamente ritirato alcune delle proprie forze dalla Libia. “A causa dei crescenti disordini in Libia, un contingente di forze americane che supportano il comando USA Africa si sono temporaneamente trasferite dal Paese in risposta alle condizioni di sicurezza sul campo”, ha rifeirto un portavoce dell’esercito americano, in una nota. Non è stato, tuttavia, specificato il numero di militari statunitensi che sono stati ritirati dall’area. Il Comando USA Africa, con sede a Stoccarda, in Germania, ha dichiarato che la sua missione in Libia prevede “il supporto militare ai diplomatici, le attività di controterrorismo, il miglioramento delle partnership e della sicurezza in tutta la regione”. Di conseguenza, l’esercito americano ha affermato che “continuerà a monitorare la situazione sul campo in Libia e a valutare la possibilità di una rinnovata presenza militare USA”. “Le realtà riguardante la sicurezza sul campo in Libia sta diventando sempre più complessa e imprevedibile”, ha dichiarato il generale del Corpo dei Marine, Thomas Waldhauser, a capo del Comando USA Africa. “Anche con minori forze, continueremo a rimanere a sostegno della strategia statunitense esistente”, ha poi aggiunto.

In tale contesto, la marcia delle unità dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), sotto il comando di Haftar, uomo forte del governo della Libia Est, prosegue in direzione di Tripoli, e le tensioni aumentano. L’LNA ha affermato di aver raggiunto le periferie meridionali della capitale della Libia occidentale, dopo aver già occupato l’aeroporto internazionale di Tripoli, situato a circa 25 km dalla città. Gli ufficiali militari della Libia Ovest, tuttavia, smentiscano tale notizia. La missione delle Nazioni Unite operante in Libia, l’UNSMIL, tramite un comunicato ufficiale, ha esortato le parti a concordare una tregua immediata di 2 ore nella parte meridionale della città, per permettere l’evacuazione di civili e feriti. Inoltre, i ministri degli Esteri dei Paesi del G7, durante una riunione in Francia, hanno esortato il generale  Khalifa Haftar a desistere dall’avanzata militare verso Tripoli, minacciandolo di intraprendere una possibile operazione internazionale in risposta. In tale occasione, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha reso noto che il proprio ministero, insieme agli omologhi degli altri Paesi, ha deciso di aumentare le pressioni sui responsabili della recente escalation libica, in particolare Haftar. Il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha poi affermato che Haftar deve obbedire alle richieste internazionali e arrestare l’avanzata verso Tripoli, altrimenti “vedremo cosa potrà essere fatto”.

Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Haftar, chiamato “Mushir” dai sui sostenitori, un termine arabo che significa “feldmaresciallo”, ha costruito la propria fama nel Paese con una campagna per combattere i militanti islamici nel Sud, nell’instabile regione del Fezzan. L’avanzata di Haftar nel Sud della Libia è stata supportata dal sostegno locale. Le sue milizie sono state in grado di conquistare alcune posizioni, in particolare la città di Sebha e un importante sito petrolifero, senza dover combattere. A seguito della conquista del Fezzan, Haftar ha poi diretto le sue forze contro Tripoli, in una mossa che sta destabilizzando ulteriormente il precario equilibrio del Paese. 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione