Libia: attacco aereo contro l’unico aeroporto funzionante di Tripoli

Pubblicato il 8 aprile 2019 alle 17:59 in Africa Libia

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Un aereo da guerra ha effettuato un attacco contro l’unico aeroporto funzionante della città di Tripoli, l’8 aprile, mentre aumentano le vittime degli scontri per la conquista della capitale libica, a seguito dell’offensiva lanciata dal generale Haftar. 

L’aeroporto di Mitiga, situato nella parte orientale di Tripoli, ha subito un bombardamento, secondo quanto riferiscono i residenti. Tuttavia, non è disponibile nessun altro dettaglio relativo alla situazione nell’area. I combattimenti in atto tra le due fazioni rivali, sopratutto nel Sud della capitale, minacciano di interrompere le forniture di petrolio e rischiano di alimentare le migrazioni verso l’Europa, secondo quanto riferisce l’agenzia di stampa Reuters. Il governo di Tripoli del primo ministro Fayez al-Serraj, sta cercando di bloccare le forze armate del generale Haftar, grazie anche all’aiuto di gruppi armati alleati, che si sono precipitati a Tripoli dal vicino porto di Misurata, a bordo di camioncini dotati di mitragliatrici. Da parte sua, l’Esercito di Liberazione Nazionale libico (LNA), fedele ad Haftar, sostiene di essere formato da 85.000 uomini. Tuttavia, queste cifre sono state contestate. La sua forza d’élite, al-Saiqa, che in arabo significa fulmine, conta circa 3.500 soldati. 

A seguito della tremenda escalation delle violenze in Libia, l’LNA ha riferito che 19 dei propri soldati sono morti negli ultimi giorni di combattimento. Inoltre, un portavoce del ministero della Sanità di Tripoli ha dichiarato che gli scontri nel Sud della capitale hanno causato la morte di almeno 25 persone, compresi combattenti e civili, e ne hanno ferite 80. Secondo le stime delle Nazioni Unite, 2.800 persone risultano sfollate, a causa dell’avanzata del generale Haftar. Molti hanno tentato la fuga, mentre molti altri sono rimasti intrappolati nelle proprie abitazioni, a seguito dell’inizio degli scontri. Il 7 aprile, il portavoce delle forze armate fedeli al governo di Tripoli, Mohammed Gununu, ha annunciato il lancio dell’operazione militare Burkan Al-Ghadab, Vulcano di Rabbia. La controffensiva ha l’obiettivo di “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime” e di difendere la capitale dall’avanzata di Haftar, arrivato a sud della città. Inoltre, sempre domenica 7 aprile, l’esercito americano ha dichiarato di aver temporaneamente ritirato alcune delle proprie forze dalla Libia, a causa dell’attuale situazione di estrema instabilità.

Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. Haftar, chiamato “Mushir” dai sui sostenitori, un termine arabo che significa “feldmaresciallo”, ha costruito la propria fama nel Paese con una campagna per combattere i militanti islamici nel Sud, nell’instabile regione del Fezzan. L’avanzata di Haftar nel Sud della Libia è stata supportata dal sostegno locale. Le sue milizie sono state in grado di conquistare alcune posizioni, in particolare la città di Sebha e un importante sito petrolifero, senza dover combattere. A seguito della conquista del Fezzan, Haftar ha poi diretto le sue forze contro Tripoli, in una mossa che rischia di destabilizzare ulteriormente il precario equilibrio del Paese. 

L’attuale situazione rende problematico lo svolgimento della Conferenza Nazionale libica di Gadames, supportata dall’ONU, che è prevista tra il 14 e il 16 aprile. In tale occasione si intendeva discutere della via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese e di un possibile accordo tra i governi rivali di Tripoli e Tobruk. Le Nazioni Unite, il 7 aprile, si sono dette determinate ad assicurare lo svolgimento della conferenza nazionale libica e a proseguire nello sforzo per la preparazione delle prossime elezioni nel Paese. Inoltre, i ministri degli Esteri dei Paesi del G7, durante una riunione in Francia, hanno esortato il generale Haftar a desistere dall’avanzata militare verso Tripoli, minacciandolo di intraprendere una possibile operazione internazionale in risposta. In tale occasione, il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, ha reso noto che il proprio ministero, insieme agli omologhi rappresentanti degli altri Paesi, ha deciso di aumentare le pressioni sui responsabili della recente escalation libica, in particolare Haftar. Il ministro degli Esteri italiano, Enzo Moavero Milanesi, ha poi affermato che Haftar deve obbedire alle richieste internazionali e arrestare l’avanzata verso Tripoli, altrimenti “vedremo cosa potrà essere fatto”. 

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, la Francia, che ha stretti legami con Haftar, ha affermato di non avere ricevuto alcun preavviso dell’offensiva su Tripoli. La Francia ha stretto rapporti con Haftar sotto il governo dell’ex presidente Francois Hollande e grazie alle politiche portate avanti dal suo ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian. Quando il presidente Emmanuel Macron ha nominato Le Drian come suo ministro degli Esteri, Parigi ha aumentato il sostegno a Haftar, in stretto allineamento con l’Egitto e con gli Emirati Arabi Uniti. La posizione della Francia ha creato tensioni con l’Italia, che ha cercato di assumere un ruolo di primo piano nel processo di pace per mettere fine alle instabilità della Libia, ex colonia italiana.

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione