Kirghizistan: è scontro aperto tra il presidente e l’ex presidente

Pubblicato il 8 aprile 2019 alle 16:45 in Kirghizistan

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Il Parlamento in Kirghizistan ha adottato una norma che prevede che gli ex presidenti possano essere privati dell’immunità nel caso in cui svolgano attività politica. Dei 120 legislatori dello Jogorku Kenesh, il parlamento di Bishkek, 111 hanno votato a favore della modifica della legge.

Secondo numerosi analisti, la soppressione dell’immunità è una misura ad personam chiarissima rivolta contro l’ex-presidente Almazbek Atambaev, che nell’ultimo anno si è impegnato in una battaglia di logoramento con il suo successore, Sooronbai Jeenbekov.

La legislazione adottata dai deputati stabilisce che gli ex capi di stato non possono impegnarsi in politica o detenere “posizioni statali speciali”. Qualsiasi ex presidente che si trovi in violazione di questi divieti perderà non solo l’immunità legale, ma anche altri benefici concessi dallo Stato ai presidenti emeriti, compresi gli stipendi, le residenze e il trasporto di stato.

Questo apre la strada alla concessione ai procuratori da parte del parlamento del potere di presentare accuse penali contro gli ex-presidenti per eventuali reati commessi mentre erano in carica.

I legislatori e Jeenbekov hanno cercato “in modo poco convincente e disonesto” secondo quanto affermano i sostenitori di Atambaev di affermare che questa iniziativa non era stata ideata pensando all’ex presidente. Così com’è, tuttavia, solo lui e un’altra persona, Roza Otunbaeva, che ha servito brevemente a titolo provvisorio dopo la rivoluzione del 2010, potrebbe essere oggetto della disposizione. Altri ex capi di stato, Askar Akaev e Kurmanbek Bakiyev, hanno perso i loro privilegi quando sono stati espulsi dalle rivolte popolari nel 2005 e nel 2010, rispettivamente.

La proposta iniziale non prevedeva particolari condizioni per la revoca dell’immunità. I dettagli sull’attività politica sono stati introdotti durante il lavoro parlamentare, in chiaro riferimento all’evoluzione del Partito socialdemocratico (SDPK).

Atambaev è il padre fondatore dell’SDPK. Lo scorso marzo, appena quattro mesi dopo aver lasciato la presidenza della repubblica è stato eletto presidente del partito in modo schiacciante, utilizzando il nuovo ruolo per affrontare Jeenbekov, un suo ex protetto che aveva scelto personalmente come suo successore.

Apparentemente, Atambaev riteneva che gli sarebbe stato permesso di continuare a contribuire efficacemente a gestire il paese dal suo nuovo incarico. Jeenbekov, tuttavia, ha rapidamente smontato le speranze di Atambaev e, anzi, si è spinto ancora più lontano licenziando o imprigionando alcuni dei migliori amici dell’ex presidente, tra cui il primo ministro Sapar Isakov, che è attualmente in attesa di processo per accuse di corruzione.

L’SDPK è spaccato in due. Mentre il gruppo parlamentare del partito ha denunciato Atambaev e non lo riconosce come suo capo, esiste una struttura parallela che mantiene ancora la lealtà verso Atambaev.

Il 3 aprile scorso, un’ala dissidente del partito anti-Atambayev si è radunata a Bishkek per espellere il presidente dalle loro fila. L’ex-governatore della regione di Chui, Sagynbek Abdrakhmanov, è stato votato come suo sostituto alla guida del partito.

La portavoce dell’SDPK Kunduz Djoldunbaeva, tuttavia, ha riferito all’agenzia di stampa russa Interfax che Abdrakhmanov ha presieduto un raduno di persone estranee al partito. Il congresso è una frode e i suoi delegati degli imbroglioni, ha dichiarato Djoldunbaeva, schierata con Atambaev.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione