Arabia Saudita: aggressori attaccano checkpoint militare

Pubblicato il 8 aprile 2019 alle 6:00 in Arabia Saudita Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Quattro aggressori hanno preso di mira un avamposto di sicurezza militare bersagliandolo con armi da fuoco e ordigni esplosivi nell’Arabia Saudita orientale mentre tentavano di lasciare il Paese; 2 persone sono morte, altre 2 sono state arrestate. 

A renderlo noto è stata l’emittente televisiva saudita Al-Arabiya, nella giornata di domenica 7 aprile. Il canale, citando i propri inviati sul luogo dell’incidente, ha reso noto che il fatto si è svolto lungo la Abu Hadriyah, una autostrada che collega la provincia orientale del regno con i Paesi vicini, il Bahrein e il Kuwait. Due membri delle forze di sicurezza governative sono rimasti feriti nell’attacco. Al-Arabiya ha reso noto che 3 degli aggressori erano già sulla lista dei sospetti ricercati in tutta la regione di al-Qatif, e ha chiarito che l’operazione di domenica è avvenuta lontano dalle aree residenziali.

La provincia in questione, ricca produttrice di petrolio, è un noto punto caldo tra il governo musulmano sunnita e la minoranza sciita del Paese, la quale denuncia discriminazione e repressioni.

A partire dal 2011, la regione saudita è stata teatro di frequenti proteste, sebbene per la maggior parte del tempo pacifiche. I militanti sciiti, inoltre, hanno lanciato una serie di attacchi, anche mortali, contro le forze di sicurezza saudite locali, tuttavia le violenze sono via via diminuite nel corso degli anni, in particolare da quando, nel 2017, le unità militari del Paese hanno condotto un’operazione massiccia di ricerca e cattura degli aggressori e dei militanti armati.

Si stima che la comunità sciita comprenda tra il 10 e il 15% della popolazione del Regno, che conta in totale 32 milioni di abitanti. Tuttavia, è necessario sottolineare che il governo non ha mai rilasciato statistiche ufficiali. Inoltre, da parte sua, il governo del Regno saudita nega che ci siano norme di discriminazione nei confronti della popolazione sciita. In Arabia Saudita, la maggiore concentrazione di tale popolazione si trova proprio nella provincia di Qatif. Nel maggio del 2017, le autorità saudite hanno fatto demolire alcuni edifici storici di Awamiya, con l’intenzione di radere al suolo diverse centinaia di case, considerate nascondigli dei militanti locali dai funzionari del Regno.

Le tensioni sono risultate particolarmente elevate da quando le autorità saudite hanno giustiziato 47 individui, tra cui un importante leader religioso sciita, Nimr Al-Nimr, per accuse di terrorismo, il 2 gennaio 2016. L’esecuzione aveva scatenato reazioni di oltraggio diffuse, provocando nuove tensioni con il rivale regionale sciita, l’Iran. L’ambasciata saudita a Teheran, infatti, era stata presa d’assalto in tale occasione. Successivamente, i rapporti tra i due Paesi si erano ulteriormente deteriorati dopo che, il 7 giugno 2017, alcuni kamikaze si erano fatti esplodere nella capitale iraniana colpendo due luoghi simbolici del Paese: il Parlamento, sede del potere politico, e il mausoleo dell’ayatollah Khomeini, fondatore della Repubblica islamica, causando la morte di 12 persone. In tale occasione, il corpo delle guardie della rivoluzione islamica aveva accusato l’Arabia Saudita del duplice attentato, per i suoi legami con il terrorismo internazionale, respingendo la rivendicazione da parte del sedicente Stato Islamico, giudicata poco credibile e prodotta al fine di confondere l’opinione pubblica.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.