UK, May: “più ci vorrà per compromesso con laburisti, più rischiamo una non-Brexit”

Pubblicato il 7 aprile 2019 alle 13:18 in Europa UK

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La premier britannica, Theresa May, sabato 6 aprile, ha affermato che più tempo ci vorrà per trovare un compromesso con i laburisti all’opposizione e assicurare una maggioranza parlamentare per raggiungere un accordo sulla Brexit, più è probabile che il Regno Unito non lascerà l’Unione Europea.

Con alcuni commenti dal suo ufficio in Downing Street, sabato 6 aprile, May ha spiegato che, riguardo la Brexit, ci sono alcuni temi sui quali ambo i partiti principali si trovano d’accordo: l’intenzione di porre fine alla libertà di circolazione, quella di uscire dall’UE con un accordo il più possibile vantaggioso, e il desiderio di proteggere l’occupazione britannica. Secondo il primo ministro, queste premesse sono la base per raggiungere un compromesso che riesca a dar vita a una maggioranza in Parlamento, necessaria nonché “l’unico modo per garantire la Brexit”. Secondo May, “più tempo ci vorrà, più è grande il rischio che l’UK non esca affatto” dall’Unione Europea. La premier ha inoltre ripetuto di sperare che i deputati approvino un accordo che permetta al Paese di lasciare il blocco dei 28 “il più velocemente possibile”, chiarendo che, in caso riesca a seguire il suo piano, intenderebbe staccarsi dall’UE in “sole sei settimane”. Su un articolo apparso nel Sunday Telegraph, anche la leader della camera bassa in Parlamento nonché una delle più note figure favorevoli alla Brexit in seno al governo May, Andrea Leadsom, ha affermato che la visione condivisa che avevano della Brexit “sta sbiadendo”, e che il tempo per “salvarla” si sta esaurendo. Il giornale ha reso peraltro noto che la premier ha in progetto di sancire per legge un accordo di frontiera con l’Unione Europea per aggiudicarsi il consenso del partito laburista, e i suoi consiglieri hanno discusso l’ipotesi di offrire all’opposizione un posto in seno alla delegazione britannica prevista per il summit europeo di mercoledì 10 aprile.

Il 5 aprile, Theresa May aveva scritto al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, richiedendo un’altra estensione per la Brexit, stavolta fino al 30 giugno.

L’Unione Europea aveva già concesso il rinvio della Brexit, spostando la data dal 29 marzo al 22 maggio. I leader europei avevano concesso più tempo al governo britannico in una decisione presa a porte chiuse e annunciata il 22 marzo. Da parte sua, Tusk ha precisato che, in base alla decisione dei leader dell’UE, il governo del Regno Unito avrà ancora la possibilità di un accordo, “di una Brexit senza intesa, di una lunga estensione, o di revocare l’uscita”, ma dovrà prendere una decisione entro il 12 aprile. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha aggiunto che quanto stabilito è il massimo che l’UE può concedere al Regno Unito. I rappresentanti dei 27 stati dell’UE avevano, inoltre, discusso, il 28 marzo, le due principali strade possibili per l’uscita della Gran Bretagna: la Brexit no-deal o un rinvio dell’uscita di Londra dall’Unione.

In questo contesto, la tensione verso May, anche all’interno del suo partito, è forte. Alcuni deputati conservatori l’hanno avvertita che sono pronti a farla destituire se il Paese rimanderà l’uscita dal blocco oltre giugno, e anche qualora l’UK dovesse partecipare alle elezioni europee previste tra il 23 e il 26 maggio prossimi. Inoltre, più di cento candidati conservatori per le prossime elezioni locali hanno scritto a May mettendola in guardia circa il clima di crescente malcontento e ira presso i cittadini e l’elettorato. “Il nostro partito e il nostro governo hanno completamente perso appiglio con gli elettori”, recita la lettera, riportata da The Sunday Telegraph.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione