Libia: raid aereo di Haftar su Tripoli, Onu chiede tregua per evacuare civili

Pubblicato il 7 aprile 2019 alle 18:12 in Africa Libia

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Le forze libiche leali al generale Khalifa Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, hanno condotto un rai aereo sulla parte sud di Tripoli, domenica 7 aprile, nel quadro della loro avanzata militare verso la capitale del Governo di Accordo Nazionale riconosciuto dall’Onu, nonostante l’appello di quest’ultima a negoziare una tregua per far evacuare i civili.

La marcia delle unità dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), sotto il comando di Haftar, uomo forte del governo della Libia Est, prosegue in direzione di Tripoli, e le tensioni aumentano. Nella giornata di domenica 7 aprile, l’LNA ha affermato di aver raggiunto le periferie meridionali della capitale della Libia occidentale, dopo aver già occupato, il giorno prima, l’aeroporto internazionale di Tripoli, situato a circa 25 km dalla città, nonostante gli ufficiali militari della Libia ovest smentiscano tale notizia. Sempre di domenica, un aereo da guerra di Haftar ha condotto un raid aereo su Tripoli sud, hanno riferito un residente locale e una fonte militare del posto. La missione delle Nazioni Unite operante in Libia, l’UNSMIL, tramite un comunicato ufficiale ha esortato le parti a concordare una tregua immediata di 2 ore nella parte meridionale della città per permettere l’evacuazione di civili e feriti. Un altro indizio delle forti tensioni è stato il messaggio statunitense con il quale è stato fatto evacuare, per ragioni di sicurezza, un intero contingente di forze americane presenti sul territorio in sostegno del Commando americano in Africa.

Nel frattempo, un portavoce delle forze alleati al governo di Tripoli ha annunciato l’avviamento di una loro operazione militare volta a difendere la capitale; tale contrattacco è stato chiamato “Volcano of Anger” (Vulcano di Rabbia), e ha colto alla sprovvista anche le Nazioni Unite, rischiando di minare il loro piano volto a trovare un accordo pacifico per permettere lo svolgimento di elezioni regolari che possano consentire una svolta democratica nel Paese, e una speranza di stabilità politica. La Conferenza Nazionale organizzata dalle Nazioni Unite sarebbe prevista tra il 14 e il 16 aprile nella città di Gadames, nella Libia occidentale. Sabato 6 aprile, Ghassan Salame, inviato speciale delle Nazioni Unite in Libia, ha affermato che l’organismo internazionale è attivamente impegnato per evitare che la nuova crisi assuma dimensioni incontrollabili, e si è detto determinato ad assicurare che la Conferenza si svolga come previsto nonostante il recente picco di tensioni militari nel Paese.

Haftar gode del sostegno dell’Egitto e degli Emirati Arabi Uniti, che lo vedono come un baluardo contro la minaccia islamista e che lo hanno supportato anche militarmente, secondo alcuni rapporti stilati dall’Onu. Tuttavia, gli Emirati Arabi hanno fatto eco alle potenze occidentali nell’espressione di timori circa i recenti combattimenti vicino Tripoli.

Haftar ha dato inizio a una marcia verso la capitale del Paese nella giornata di giovedì 4 aprile. Il giorno successivo, venerdì 5 aprile, le forze di sicurezza libiche fedeli al governo di Tripoli hanno arrestato e imprigionato 145 soldati delle milizie del generale Haftar. L’offensiva rappresenta una battuta d’arresto per le Nazioni Unite e per i Paesi occidentali, che hanno cercato di mediare tra Serraj e Haftar, e che che erano incontrati ad Abu Dhabi il mese scorso, per discutere di un accordo di condivisione del potere tra i due leader.

 

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Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione