Libia: i soldati di Tripoli hanno catturato 145 uomini di Haftar

Pubblicato il 5 aprile 2019 alle 17:40 in Africa Libia

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Le forze di sicurezza libiche, fedeli al governo di Tripoli, hanno arrestato e imprigionato 145 soldati delle milizie del generale Haftar, uomo forte del governo di Tobruk, che il 4 aprile ha dato inizio ad una marcia verso la capitale del Paese. 

I prigionieri sono stati catturati nella città di Zawiya, a ovest di Tripoli, secondo quanto ha riferito Mohamed Alhudairi, comandante della sala operativa della regione occidentale della Libia. Alhudairi ha poi aggiunto che 60 veicoli sono stati confiscati alle forze di Haftar, a seguito di questa operazione. La situazione in Libia è estremamente tesa e si teme un’escalation della violenza tra le due fazioni rivali. A seguito della caduta del dittatore, Muammar Gheddafi, nell’ottobre del 2011, il Paese non ha più ritrovato la stabilità. Ad oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti. La situazione rischia di degenerare, da quando Haftar ha ordinato alle sue truppe di marciare sulla capitale libica, il 4 aprile. I combattenti della Tripoli Protection Force, un’alleanza di milizie che sostiene l’attuale governo di Tripoli, hanno annunciato un’operazione per fermare l’avanzata. 

Decine di uomini in uniforme e almeno 15 camion, che trasportano cannoni antiaerei, hanno preso controllo di una postazione strategica, nota come “Ponte 27”, a soli 27 chilometri da Tripoli, sede del governo di unità di Fayez al-Serraj, riconosciuto a livello internazionale. Alla notizia dell’imminente assalto, al-Serraj ha criticato Haftar e ha definito i suoi movimenti “una vera e propria escalation”. Il primo ministro di Tripoli ha esortato l’Esercito Nazionale Libico (LNA), fedele ad Haftar, a “smettere di utilizzare il linguaggio delle minacce”. Al-Sarraj ha altresì ordinato alle forze filo-governative di prepararsi ad affrontare tutte le minacce provenienti dai gruppi terroristici, criminali e da tutti coloro che attentano alla sicurezza di ogni città libica. In un messaggio audio, pubblicato giovedì 4 aprile, Haftar ha ordinato alle LNA di risparmiare civili e di rispettare le “istituzioni statali”, nell’imminente attacco contro la capitale. “Al nostro esercito, che è schierato alle porte di Tripoli: oggi completiamo la nostra marcia “, ha dichiarato l’uomo forte di Tobruk, nello stesso messaggio. Haftar ha poi definito l’avanzata contro Tripoli come “una marcia vittoriosa” per “scuotere la terra sotto i piedi di questo ingiusto mucchietto di persone”, riferendosi al governo di al-Serraj. “Stiamo arrivando a Tripoli, stiamo arrivando”, ha continuato. 

 

Il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha espresso grande preoccupazione per l’attuale situazione in Libia. “Sono profondamente preoccupato per i movimento militari in Libia e per il rischio di uno scontro”, ha scritto Guterres, in un post su Twitter, giovedì 4 aprile. “Non esiste una soluzione militare, solo il dialogo tra le forze libiche può risolvere i problemi del Paese e io chiedo calma e moderazione, mentre mi preparo a incontrare i leader libici”. Guterres è arrivato il 3 aprile nel Paese nordafricano, dove ha affermato di essere “totalmente impegnato” a sostenere un processo politico guidato dalla Libia. Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha incontrato Haftar a seguito dell’annuncio della marcia verso Tripoli, il 5 aprile. Non ci sono ulteriori dettagli sull’andamento dell’incontro. L’offensiva dell’uomo forte di Tobruk rappresenta una battuta d’arresto per le Nazioni Unite e per i Paesi occidentali, che hanno cercato di mediare tra Serraj e Haftar, e che che erano incontrati ad Abu Dhabi il mese scorso, per discutere di un accordo di condivisione del potere tra i due leader. Tra il 14 e il 16 aprile era infatti prevista una Conferenza Nazionale a Gadames, nella Libia occidentale, in cui si sarebbe discusso della via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese. Al momento, la situazione versa nell’incertezza più totale. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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