Escalation in Libia: Haftar ha ordinato l’attacco su Tripoli

Pubblicato il 5 aprile 2019 alle 10:45 in Africa Libia

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“È arrivato il momento”, ha dichiarato Khalifa Haftar, l’uomo forte del governo di Tobruk, che ha ordinato alle sue truppe di marciare sulla capitale libica. I combattenti della Tripoli Protection Force, un’alleanza di milizie che sostiene l’attuale governo di Tripoli, hanno annunciato un’operazione per fermare l’avanzata. 

Decine di uomini in uniforme e almeno 15 camion, che trasportano cannoni antiaerei, hanno preso controllo di una postazione strategica, nota come “Ponte 27”, a soli 27 chilometri da Tripoli, sede del governo di unità di Fayez al-Serraj, riconosciuto a livello internazionale. Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite, Italia, Turchia, Qatar e Sudan. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti.

Alla notizia dell’imminente assalto, al-Serraj ha criticato Haftar e ha definito i suoi movimenti “una vera e propria escalation”. Il primo ministro di Tripoli ha esortato l’Esercito Nazionale Libico (LNA), fedele ad Haftar, a “smettere di utilizzare il linguaggio delle minacce”. Al-Sarraj ha altresì ordinato alle forze filo-governative di prepararsi ad affrontare tutte le minacce provenienti dai gruppi terroristici, criminali e da tutti coloro che attentano alla sicurezza di ogni città libica. In un messaggio audio, pubblicato giovedì 4 aprile, Haftar ha ordinato alle LNA di risparmiare civili e di rispettare le “istituzioni statali”, nell’imminente attacco contro la capitale. “Al nostro esercito, che è schierato alle porte di Tripoli: oggi completiamo la nostra marcia “, ha dichiarato l’uomo forte di Tobruk, nello stesso messaggio. Haftar ha poi definito l’avanzata contro Tripoli come “una marcia vittoriosa” per “scuotere la terra sotto i piedi di questo ingiusto mucchietto di persone”, riferendosi al governo di al-Serraj. “Stiamo arrivando a Tripoli, stiamo arrivando”, ha continuato. 

Fathi Bashagha, un politico libico chiave di Misurata, ministro del governo supportato dall’ONU e firmatario dell’accordo politico di Skhirat, ha dichiarato ad Al Jazeera che Haftar sta effettuando la sua operazione con una calma senza precedenti. “Perché usare le armi e la forza per terrorizzare il popolo libico, per ucciderli e costringerli ad accettare una cosa sola, cioè che devono essere governati da un dittatore militare? Questo renderebbe Haftar un candidato migliore degli altri libici?”, chiede Bashagha. “Non ci sottomettemo all’uso della forza da parte di alcuna parte o persona e se qualcuno è disposto a usare la forza contro di noi, siamo pronti al sacrificio, ma non rinunceremo alla democrazia, che abbiamo sempre voluto dall’inizio “, ha concluso. Tuttavia, da parte sua, Haftar ha esortato LNA ad entrare a Tripoli pacificamente e ha chiesto ai soldati di alzare le armi “di fronte a coloro che cercano l’ingiustizia”. Il comandante ha, inoltre, ordinato di non aprire il fuoco contro i civili e contro chiunque sia disarmato. “Quelli che depongono le armi sono al sicuro, quelli che sventoleranno bandiera bianca sono al sicuro”, ha riferito.

Cercando di accerchiare la capitale, le sue forze si sono avvicinate da Sud e da Ovest, occupando una città che si trova circa a 60 km a Sud di Tripoli. L’esercito si è poi fermato per la notte. Nella sera di giovedì 4 aprile, infatti, il portavoce dell’LNA, Ahmed Mesmari, ha annunciato che le loro forze si trovavano “alle porte della capitale”. L’offensiva che si avvicina a Tripoli sta seguendo lo stesso schema usato dai ribelli anti-Gheddafi nel 2011. Secondo quanto riferiscono alcuni analisti, il più grande avversario di Haftar è Misurata, una città libica occidentale, che non vede di buon occhio il governo di Tobruk, che ospita numerose truppe e che dispone anche di velivoli. Anche nel 2011, la città resistette per tre mesi all’assedio delle forze fedeli a Gheddafi. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, i gruppi armati di Misurata si sono trasferiti a Tripoli per difendere la capitale. I governi di Francia, Italia, Emirati Arabi Uniti, Gran Bretagna e Stati Uniti hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, nella quale hanno affermato di essere profondamente preoccupati per gli imminenti combattimenti nell’area. Ognuno di questi Paesi, tuttavia, supporta una o l’altra delle parti in conflitto.  

Haftar, chiamato “Mushir” dai sui sostenitori, un termine arabo che significa “feldmaresciallo”, ha costruito la propria fama nel Paese con una campagna per combattere i militanti islamici nel Sud, nell’instabile regione del Fezzan. L’avanzata di Haftar nel Sud della Libia è stata supportata dal sostegno locale, secondo quanto riferisce il quotidiano The New Arab. Le sue forze armate sono state in grado di conquistare alcune posizioni, in particolare la città di Sebha e un importante sito petrolifero, senza dover combattere. Secondo alcuni rapporti delle Nazioni Unite, le autorità dell’Egitto e degli Emirati Arabi Uniti hanno sostenuto militarmente Haftar. I governi di tali Paesi hanno dichiarato di considerare il comandante un baluardo contro l’islamismo. Tuttavia, molti dei suoi oppositori criticano la sua figura pubblica, poichè molto simile a quella del dittatore Muhammar Gheddafi. Haftar ha anche stretto ottimi rapporti con l’Arabia Saudita, dove è stato ricevuto da re Salman, in una visita ufficiale, effettuata il 27 marzo. Alcuni analisti sostengono che la visita lo abbia aiutato a rafforzare i legami con ultra-conservatori salafiti musulmani, un gruppo ben rappresentanto tra le sue truppe, noto per seguire l’indirizzo religioso del predicatore saudita, Rabae al-Madkhali. I salafiti, inoltre, controllano alcune postazioni nell’Ovest della Libia e sono presenti anche a Tripoli, dove un gruppo salafita controlla l’aeroporto. Nonostante il governo di Tripoli goda dell’appoggio dell’Onu, la sua potenza militare è inferiore rispetto a quella del governo di Tobruk. 

Commentando l’escalation delle violenze, il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha espresso la preoccupazione per una potenziale resa dei conti armata in Libia. “Sono profondamente preoccupato per i movimento militari in Libia e per il rischio di uno scontro”, ha scritto Guterres, in un post su Twitter, giovedì 4 aprile. “Non esiste una soluzione militare, solo il dialogo tra le forze libiche può risolvere i problemi del Paese e io chiedo calma e moderazione, mentre mi preparo a incontrare i leader libici”. Guterres è arrivato il 3 aprile nel Paese nordafricano, dove ha affermato di essere “totalmente impegnato” a sostenere un processo politico guidato dalla Libia. L’offensiva rappresenta una battuta d’arresto per le Nazioni Unite e per i Paesi occidentali, che hanno cercato di mediare tra Serraj e Haftar, e che che erano incontrati ad Abu Dhabi il mese scorso, per discutere di un accordo di condivisione del potere tra i due leader. Tra il 14 e il 16 aprile era infatti prevista una Conferenza Nazionale a Gadames, nella Libia occidentale, in cui si sarebbe discusso della via da intraprendere in vista di future elezioni nel Paese.

In una conferenza stampa, il segretario generale dell’ONU ha dichiarato: “Voglio fare un appello molto forte, un appello affinché tutti i movimenti militari si fermino, un appello per il contenimento, la calma e la distensione, sia militare che politica e per una de-escalation verbale”. Guterres ha passato la notte nel complesso fortificato delle Nazioni Unite, alla periferia di Tripoli, e ha in programma di incontrare Haftar, venerdì 5 aprile, secondo quanto ha riferito un portavoce delle Nazioni Unite. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha richiesto una riunione di emergenza, sempre nella giornata di venerdì 5 aprile, per discutere dell’attuale situazione in Libia. Tuttavia, molte delle forze locali non vedono di buon occhio l’operato delle forze occidentali nel Paese. “Il popolo libico dovrebbe resistere e combattere contro le forze di Haftar a Tripoli, per evitare i crimini contro l’umanità commessi a Derna e Bengasi”, ha riferito ad Al Jazeera il Gran Mufti libico, Sadiq Al-Ghariani. “Non è più un segreto che la missione delle Nazioni Unite cooperi con Haftar”, ha aggiunto.

 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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