Cuba: gli USA rinunciano per ora a indurire l’embargo

Pubblicato il 5 aprile 2019 alle 6:30 in Cuba USA e Canada

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Il termine per l’applicazione della norma che induriva l’embargo contro Cuba è scaduto a mezzanotte di mercoledì 3 aprile. Poche ore prima, il Segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato che manterrà in vigore la sospensione, almeno fino al 1 maggio, del titolo III della legge Helms-Burton, la cui applicazione rafforzerebbe l’embargo statunitense contro Cuba e consentirebbe ai cittadini statunitensi di reclamare in tribunale le proprietà americane sull’isola espropriate dopo la Rivoluzione del 1959. La questione, oltre a numerose grandi aziende statunitensi che hanno lasciato Cuba dopo la rivoluzione castrista, riguarderebbe numerosi cubano-americani.

Dal momento della promulgazione della legge Helms-Burton nel 1996, durante la presidenza del democratico Bill Clinton, i successivi governi degli Stati Uniti hanno sospeso ogni sei mesi l’applicazione del titolo III della legge, con la giustificazione che potrebbe causare una valanga di cause legali mandando in tilt il sistema giuridico di alcune contee, in particolare nel sud della Florida. L’amministrazione di Donald Trump, tuttavia, ha annunciato il mese scorso un indurimento dell’embargo contro l’economia cubana, ricorrendo proprio a tale disposizione, che ha annunciato di voler tenere in sospeso solo per un mese e non per sei mesi, per fare pressione sul governo di L’Avana.

Il ministro degli Esteri spagnolo, Josep Borrell, attualmente a Washington dove si svolge un incontro ministeriale in occasione del settantesimo anniversario della fondazione della NATO, si era fatto portavoce presso il suo omologo statunitense, Mile Pompeo, nel corso di un incontro bilaterale tenuto lunedì 1 aprile, del “disaccordo radicale” della Spagna e della UE nel suo complesso “alla rottura dell’accordo che prevede un rinnovo permanente e sistematico ogni sei mesi della non applicazione di questa norma”.

Mercoledì pomeriggio, poche ore prima della scadenza del termine stabilito dall’amministrazione Trump per presentare al Congresso l’eventuale decisione di non rinnovare la sospensione del titolo III della Helms-Burton, Borrell ha ribadito in una conferenza stampa a Washington il “chiaro rifiuto” della Spagna e dell’UE a una misura “che potrebbe causare danni agli investitori spagnoli”. 

“Se non lo presentano prima di mezzanotte, non mi attribuirò il merito e non dirò che è stato grazie alle conversazioni che abbiamo avuto – ha dichiarato Borrell – ma penso che siamo stati chiari sui motivi per cui la Spagna si opporrebbe. C’è una questione di principio, che è che ci rifiutiamo di accettare l’extraterritorialità delle leggi americane, crediamo che sarebbe un abuso della loro capacità di imporre norme agli altri. E, in secondo luogo, per gli interessi economici del nostro paese”.

L’Unione Europea, di fronte alla possibilità che le sue società fossero citate in giudizio negli Stati Uniti, si oppone con vigore al titolo III della Legge Helms-Burton e, dopo l’approvazione della norma nel 1996, ha denunciato Washington all’Organizzazione mondiale del commercio. Il contenzioso si è concluso con l’impegno degli Stati Uniti di sospendere il titolo III in cambio del ritiro della denuncia. La decisione di Trump di non rinnovare la sospensione per sei mesi, dunque, non è solo uno strumento contro L’Avana, ma rompe un accordo tra Washington e Bruxelles, che preme per il rispetto dei patti e per il ritorno alle sospensioni semestrali.

Tra le società europee che sarebbero coinvolte in processi negli USA in caso di applicazione del titolo III della legge Helms-Burton, le catene alberghiere spagnole Meliá, Barceló e Iberostar, l’azienda di liquori francese Pernod-Ricard, che commercializza il rum Havana Club, ma anche alcune aziende italiane, tra cui la Saipem.

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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