Brexit: May chiede un’estensione fino al 30 giugno, UE propone la “flextension”

Pubblicato il 5 aprile 2019 alle 12:01 in Europa UK

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Il primo ministro britannico, Theresa May, ha scritto al presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, richiedendo un’altra estensione per la Brexit, fino al 30 giugno. L’Unione, però, potrebbe non essere d’accordo. 

La May sta continuando a cercare di guadagnare tempo, per proseguire con le trattative interne al Parlamento britannico, nel tentativo di raggiungere un accordo, che sembra ancora lontano. Secondo la CNN, è probabile che l’UE risponda negativamente alla richiesta del premier britannico. Alla luce del recente impasse politico in Gran Bretagna, l’Unione preferirebbe un rinvio a lungo termine. Si ritiene, infatti, che il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, proporrà un’estensione di un anno, che potrebbe essere ridotta, in caso il Regno Unito ratificasse un accordo per l’uscita dall’Unione, in tempi minori. Questa opzione, chiamata già “flextension” (da un’unione delle parole inglesi estensione e flessibilità), sarà presentata il 17 aprile, in occasione di un summit del Consiglio europeo, a Bruxelles. Tale proposta è stata rivelata da un diplomatico dell’UE, a conoscenza dei fatti, alla CNN. Non è chiaro, tuttavia, se il piano di Tusk sarà appoggiato dagli stati membri dell’Unione. Il diplomatico in questione avrebbe riferito che ci si aspetta “qualche rituale brontolio”. È probabile che uno dei Paesi pronti ad opporsi sarà la Francia, che sta cercando di spingere per una soluzione rapida alla questione della Brexit. Altre lamentele potrebbero provenire dall’Austria. Infatti, il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, il 3 aprile, aveva affermato che, al momento, non c’è “assolutamente nessuna ragione” per un’ulteriore ritardo della Brexit, poichè la situazione del Parlamento inglese non mostra segni di cambiamento. 

L’Unione Europea aveva già concesso il rinvio della Brexit, spostando la data dal 29 marzo al 22 maggio. I leader europei avevano concesso più tempo al governo britannico in una decisione presa a porte chiuse e annunciata il 22 marzo. Da parte sua, la May, anche in quell’occasione, aveva chiesto che venisse concesso un rinvio fino al 30 giugno. Donald Tusk ha precisato che, in base alla decisione dei leader dell’UE, “il governo del Regno Unito avrà ancora la possibilità di un accordo, di una Brexit senza intesa, di una lunga estensione, o di revocare l’uscita, ma dovrà prendere una decisione entro il 12 aprile”. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha aggiunto che, quanto stabilito, è il massimo che l’UE poteva dare al Regno Unito. I rappresentanti dei 27 stati dell’UE avevano, inoltre, discusso, il 28 marzo, le due principali strade possibili per l’uscita della Gran Bretagna: la Brexit no-deal o un rinvio dell’uscita di Londra dall’Unione. “Un vertice straordinario sulla Brexit sembra estremamente probabile. Discuteremo del possibile no-deal e di come portarlo avanti, o potremmo concordare un’altra estensione “, ha riferito un altro diplomatico. Infine, l’UE ha annunciato una serie di misure pensate per alleviare i peggiori sconvolgimenti derivanti dalla Brexit. Tra le misure, due rimangono ancora in sospeso: garantire ai cittadini britannici il diritto di recarsi in Europa senza visto e includere o meno Londra nel bilancio europeo del 2019. 

Il premier britannico, Theresa May, ha espresso più volte il desiderio che l’uscita dall’Unione avvenga “in modo ordinato” e tramite un accordo. L’opzione “no-deal”, che prevede un’uscita dall’UE non regolata, è assolutamente da escludere, secondo il primo ministro. Tuttavia, la strada per raggiungere un’intesa sembra ancora lontana. Durante la giornata di lunedì 25 marzo, i parlamentari britannici hanno votato alcuni emendamenti a una mozione del governo che definisce il percorso da seguire nei prossimi mesi. In tale occasione, il leader laburista dell’opposizione, Jeremy Corbyn, ha chiesto al governo di fare un passo indietro e di lasciare spazio alla ricerca di una nuova maggioranza parlamentare che abbia un diverso approccio alla Brexit. Corbyn ha poi proposto nuovamente un secondo referendum sulla Brexit e ha sottolineato che un’alternativa alla situazione attuale potrebbe essere la ricerca di un’unione doganale con l’Unione Europea.

 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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