Bolivia: gli Stati Uniti contro ricandidatura di Morales

Pubblicato il 5 aprile 2019 alle 9:50 in Bolivia USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno inviato segnali al presidente della Bolivia, Evo Morales, attraverso vari mezzi, affinché desista dal presentarsi alle elezioni presidenziali previste per il prossimo autunno. La denuncia arriva da esperti boliviani affini al presidente uscente consultati dalla stampa ufficiale cubana.

In un momento in cui il continente affronta la crisi venezuelana e il difficile negoziato per uscire dalla crisi nicaraguense, Washington vuole evitare una terza crisi regionale, sapendo che la candidatura di Morales, consentita dalla Corte Costituzionale nonostante un referendum popolare di risultato contrario, provocherebbe un nuovo focolaio di crisi nel continente.

È vero, come sottolineano gli analisti USA, che la priorità è il Venezuela, seguita dal Nicaragua e fa Cuba, che il presidente Trump ha indicato come “l’asse del male” del continente, ma è anche vero che gli Stati Uniti, che non hanno ottimi rapporti con Morales, sono sensibili alle proteste dell’opposizione, con gli ex presidenti Carlos Mesa e Jorge Quiroga in testa.

Mesa e Quiroga, assieme ad altri oppositori di Morales, hanno fatto appello all’Organizzazione degli Stati Americani e alla Commissione interamericana per i diritti umani, sostenendo che impedire la rielezione non viola alcun diritto umano, come invece stabilito dalla corte suprema boliviana. Gli organismi regionali hanno dato ragione agli oppositori. Per il governo di La Paz, tuttavia, si tratta solo di una messinscena per cercare di influenzare “dal di fuori” elezioni generali che non possono vincere “dal di dentro”, con Morales largamente in testa secondo tutti i sondaggi.

Già il 30 novembre, 2017, una dichiarazione ufficiale da parte del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti “ha esortato” il presidente Morales a rispettare il referendum del 21 febbraio 2016 in cui la popolazione si è espressa contro la rielezione e quindi a non presentare la sua candidatura per le elezioni del 2019, che definiranno il governo del paese andino nel periodo 2020-2025.

Un’altra dichiarazione del Dipartimento di Stato risale al 17 dicembre 2018, un mese e dieci giorni prima di portare avanti le elezioni primarie che legittimava binomi presidenziali presentati da organizzazioni politiche e in cui il MAS, la formazione di Morales, ha ricevuto un forte sostegno popolare per la formula Evo Morales-Álvaro García Linera. “Gli Stati Uniti si uniscono all’Unione europea nel sottolineare che le minacce contro i giudici del Tribunale Supremo Elettorale non sono favorevoli alla creazione di condizioni per elezioni libere ed eque nel 2019” – si legge nella dichiarazione.

La dichiarazione più significativa, tuttavia, è stata una risoluzione legislativa, poi trasferita alla commissione per gli affari esteri, in cui tre membri del Congresso di una commissione bipartisan sottolineano: “La Bolivia si sta dirigendo in una direzione molto pericolosa, allineandosi a regimi illegittimi e illegali, tra cui quello di Maduro in Venezuela. È importante che tutte le parti rispettino la Costituzione della Bolivia, che include i limiti dei mandati” – ha dichiarato il senatore repubblicano Ted Cruz. La risoluzione, voluta dal parlamentare democratico Bob Menéndez, invita le democrazie latinoamericane, inclusa la Bolivia, a rispettare “i trasferimenti regolari di potere pacifico attraverso le elezioni”.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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