Terrorismo e scontri tra comunità locali in Burkina Faso: 60 morti

Pubblicato il 4 aprile 2019 alle 11:59 in Africa Burkina Faso

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Più di 60 persone sono state uccise in una serie di scontri tra le comunità nel nord del Burkina Faso, nelle ultime settimane, secondo quanto ha riferito il governo del Paese. Tale evento rappresenta l’ultima escalation della violenza inter-comunitaria che continua ad affliggere la regione del Sahel.

Nuove violenze sono scoppiate vicino nella città di Arbinda, nella provincia del Soum, in Burkina Fasu, nella notte tra il 31 marzo e il 1 aprile. Un leader religioso e 6 membri della sua famiglia sono stati uccisi da alcuni uomini armati non identificati, secondo quanto ha riportato il partito nazionale People for Progress. Il ministro dell’Amministrazione territoriale del Burkina Faso, Simeon Sawadogo, ha dichiarato alla televisione di Stato, mercoledì 3 aprile, che 62 persone sono morte nell’attacco ad Arbinda. “Trenta morti sono il risultato di conflitti inter-comunitari e 32 persone sono state uccise dai terroristi”, ha dichiarato Sawadogo, aggiungendo che i militanti hanno rapito nove ostaggi. Il deterioramento della sicurezza ha spinto il governo a dichiarare lo stato di emergenza in diverse province settentrionali del Paese, che confinano con il Mali, a dicembre del 2018. L’emergenza è stata prorogata di sei mesi, dopo che alcuni jihadisti hanno attaccato dei civili nella provincia di Soum.

Il Burkina Faso e il vicino Mali hanno visto un aumento degli scontri etnici, alimentati dalla presenza dei militanti islamici che cercano di estendere la loro influenza sul Sahel, una regione desertica che si estende in diversi stati, nell’area tra il Sahara settentrionale africano e le savane dell’Africa centrale. I principali Paesi della regione sono Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad. In tale zona, gli attacchi da parte di militanti islamici sono aumentati negli ultimi mesi, secondo il New York Times. Le violenze hanno riacceso le vecchie tensioni tra le comunità locali. Inoltre, molti gruppi attivi nell’area si accusano a vicenda di collaborare o aver collaborato con i jihadisti.

Il Burkina Faso fa parte della forza antiterrorismo G5 Sahel, un corpo composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali provenienti anche da Mauritania, Niger e Ciad, creato nel febbraio 2017, per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Sahel comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella sua parte Nord-occidentale. 

I gruppi islamisti e le forze di sicurezza del Burkina Faso hanno causato la morte di oltre 115 civili, dalla metà del 2018 ad oggi, secondo l’ultimo report di Human Right Watch (HRW), intitolato, “We Found Their Bodies Later that Day’: Atrocities by Armed Islamists and Security Forces in Burkina Faso’s Sahel Region”. Il documento, di 56 pagine, documenta sia gli omicidi commessi dai gruppi islamisti, la maggior parte dei quali hanno assassinato individui sospettati di collaborare con il governo di Ouagadougou, sia le esecuzioni condotte dalle forze di sicurezza locali di persone accusate di far parte delle organizzazioni islamiste. Il direttore del Sahel di HRW, Corinne Dufka, ha riferito che la situazione dei diritti umani sta peggiorando sempre di più nello Stato africano, dove gli abitanti hanno sempre più paura sia dei soldati sia dei militanti islamisti. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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