Brexit: la Gran Bretagna chiede tempo, l’Unione è scettica

Pubblicato il 4 aprile 2019 alle 15:06 in Europa UK

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La Camera dei Comuni del Regno Unito ha votato a favore di un provvedimento per un’ulteriore estensione al processo di uscita dall’Unione Europea. La Commissione Europea, intanto, dichiara che una “hard Brexit” sembra essere sempre più plausibile. 

Il disegno di legge sull’estensione della Brexit, che è passato con 313 voti contro 312, cerca di impedire al primo ministro inglese, Theresa May, di portare la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea, senza negoziare un accordo. L’agenzia di stampa Reuters riferisce che la May potrebbe presentare la richiesta di posticipare la scadenza per l’uscita dall’Unione, la prossima settimana. Il Partito Laburista, nel frattempo, continua a mantenere la propria posizione negativa rispetto alla proposta di accordo presentata dal primo ministro. Il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn, infatti, continua a spingere per una soluzione che preveda relazioni economiche più strette con l’Unione, dopo la Brexit. 

Dall’altra parte, il vicepresidente della Commissione Europea, Jyrki Katainen, ha dichiarato che l’atteggiamento del Parlamento inglese sembra favorire verso una “hard Brexit”, un’uscita brusca e non regolata dall’Unione, dato il totale rifiuto di mediare per raggiungere un accordo. “Una Brexit brusca è sempre più plausibile, perchè non c’è una chiara alternativa”, ha dichiarato Katainen, durante una conferenza. “L’unica cosa che sappiamo è quello che la Gran Bretagna non vuole e, se consideriamo il numero limitato di giorni a disposizione, è logico pensare che ci stiamo dirigendo verso una Brexit brusca”, ha poi aggiunto. “Ma la speranza è che io mi sbagli”, ha concluso Katainen. La questione rimane in sospeso. Tuttavia, se la Brexit dovesse subire un ulteriore ritardo, l’Unione europea richiederà al Regno Unito di partecipare alle elezioni del Parlamento europeo del 23-26 maggio. 

Il primo ministro irlandese, Leo Varadkar, ha dichiarato di essere fiducioso sulla possibilità di posticipare l’uscita dall’Unione, a seguito del voto del parlamento inglese del 2 aprile. “Non ho ancora ho avuto la possibilità di parlare con nessuno, ma la mia impressione generale è che il Consiglio Europeo sia aperto alla possibilità di garantire un’ulteriore estensione al Regno Unito”, ha dichiarato Varadkar, al Parlamento. Il primo ministro ha però chiarito che posticipare la Brexit non deve legittimare ulteriori indecisioni. Inoltre, il presidente della Commmissione Europea, Jean-Claude Juncker, ha dichiarato, il 3 aprile, che l’Unione non garantirà un altro rinvio se i parlamentari inglesi non troveranno una soluzione sull’accordo di uscita, entro il 12 aprile. Altri politici di spicco europei sono più scettici. La Germania ha dichiarato che la Gran Bretagna deve depositare una domanda ufficiale per ottenere una nuova estensione e ha sottolineato che questo non è ancora accaduto. Il cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, ha invece affermato che, al momento, non c’è “assolutamente nessuna ragione” per un’ulteriore ritardo della Brexit, poichè la situazione del Parlamento inglese non mostra segni di cambiamento. 

“C’è una crescente consapevolezza del fatto che un no-deal è sempre più probabile”, ha affermato un diplomatico europeo di alto livello. I rappresentanti dei 27 stati dell’UE hanno discusso, il 28 marzo, le due principali strade possibili per l’uscita della Gran Bretagna: la Brexit no-deal o un rinvio dell’uscita di Londra dall’Unione. “Un vertice straordinario sulla Brexit sembra estremamente probabile. Discuteremo del possibile no-deal e di come portarlo avanti, o potremmo concordare un’altra estensione “, ha riferito un altro diplomatico. Tra i vari Paesi europei, la Francia sta spingendo perchè si trovi una soluzione il più rapidamente possibile. Inoltre, l’UE ha annunciato una serie di misure pensate per alleviare i peggiori sconvolgimenti derivanti dalla Brexit. Tra le misure, due rimangono ancora in sospeso: garantire ai cittadini britannici il diritto di recarsi in Europa senza visto e includere o meno Londra nel bilancio europeo del 2019. 

L’Unione Europea ha concesso il rinvio della Brexit, spostando la data dal 29 marzo al 22 maggio, ma l’accordo sembra ancora lontano. I leader europei hanno concesso più tempo al governo britannico in una decisione presa a porte chiuse e annunciata il 22 marzo. Da parte sua, la May aveva chiesto che venisse concesso un rinvio fino al 30 giugno. In seguito all’annuncio ufficiale dell’esito delle consultazioni, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha reso noto che la premier inglese “ha accettato gli scenari di rinvio” prospettati dai leader europei. Turk ha altresì precisato che, in base alla decisione dei leader dell’UE, “il governo del Regno Unito avrà ancora la possibilità di un accordo, di una Brexit senza intesa, di una lunga estensione, o di revocare l’uscita, fino al 12 aprile”. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha aggiunto che, quanto stabilito, è il massimo che l’UE poteva dare al Regno Unito. “Speriamo che l’accordo venga accettato nella Camera dei Comuni”, ha commentato Juncker.

 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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