Mali: stabilita nuova base francese anti-terroristica

Pubblicato il 3 aprile 2019 alle 13:22 in Africa Mali

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La forza militare francese Barkhane, impegnata in una vasta missione antiterrorismo in Mali e in altri Stati del Sahel dall’1 agosto 2014, sta attualmente costruendo una nuova base a Gossi, località maliana situata al centro del Paese ed ex base delle Nazioni Unite. È quanto ha riportato il quotidiano Africanews, martedì 2 aprile, sottolineando che si tratta di una postazione altamente strategica che permetterà ai soldati francesi di prendere piede nell’arida area di Gourma.

“Gossi è il centro economico della regione e i gruppi terroristici armati cercano di approfittare di tutto quello che Gossi ha da offrire per ottenere forniture e rifornimenti. La nostra priorità qui è fermarli il prima possibile”, ha affermato il tenente Gauthier, soldato della forza Barkhane.

Inoltre, per il comando militare francese in Mali, anche la scelta della regione di Gourma è strategica. Il generale Frederic Blachon, comandante delle truppe francesi, ha dichiarato che, trovandosi al confine tra il Mali e il Burkina Faso, Gourma è uno dei posti più ricercati dai terroristi di quella zona per portare a termine le loro azioni. “Non c’è modo migliore di spostarsi da un Paese all’altro e di trovare rifugio se non prendendo il controllo delle aree di confine. La regione di Gourma presenta per noi tutte le condizioni necessarie per essere una base efficace “, ha asserito il generale Blachon.

Tuttavia, la creazione di questa nuova base francese non significa che i jihadisti abbiano abbandonato altre posizioni strategiche e non esclude che possano riprenderne il controllo. “Dispiegare una forza militare comporta fare delle scelte. Non possiamo applicare la stessa pressione ovunque sull’avversario. Attualmente, siamo più presenti a Liptako, al confine tra il Mali e la Nigeria, ma domani lo saremo a Gourma. Siamo di fronte a gruppi molto aggressivi. Ciò non toglie, poi, che ci siano nostre basi anche nel nord del Paese”, ha aggiunto Blachon.

La forza francese Barkhane, che è presente in Mali dall’agosto 2014, è passata da 3.000 soldati a 4.500 nel 2018. Da quando le operazioni sono iniziate, circa 15 di loro sono stati uccisi in scontri mortali con i gruppi jihadisti. Come riporta il Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, le regioni settentrionali del Mali, in gran parte non governate, insieme al centro del Paese e alle regioni di confine con il Burkina Faso e il Niger, sono le località più colpite dalle attività terroristiche. La lenta attuazione dell’accordo di pace raggiunto nel giugno 2015 tra il governo maliano e alcune coalizioni di gruppi armati sta ostacolando il ripristino dei servizi pubblici e della sicurezza. Nel corso dell’anno passato, le autorità di Bamako hanno continuato a fare molto affidamento sulla MINUSMA, la missione delle Nazioni Unite in Mali, e sulle forze francesi, per contribuire a stabilizzare e proteggere le regioni settentrionali. I gruppi terroristici hanno intensificato i loro attacchi nei confronti di tutti i firmatari dell’accordo, compresi ex gruppi ribelli con i quali si erano alleati per un certo periodo di tempo.

Le Nazioni Unite hanno dispiegato circa 12.000 unità tra polizia ed esercito nell’ambito della missione di peacekeeping MINUSMA, la più pericolosa tra tutte le missioni dei caschi blu. L’iniziativa è stata creata con la Risoluzione 2100 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, risalente al 25 aprile 2013, con l’obiettivo di fornire sostegno al processo di transizione politica e stabilizzazione nel Paese. Da giugno 2018, sono aumentati anche gli scontri tra i gruppi terroristici, come Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), e la task force internazionale antiterrorismo nota con il nome di G5 Sahel. L’iniziativa mira a sconfiggere le milizie armate attive nell’area africana nord-occidentale e a contrastare la crescita dell’estremismo. Il corpo della missione è composto da 5.000 ufficiali, tra cui soldati, poliziotti e agenti speciali originari di Mali, Mauritania, Niger, Burkina Faso e Ciad.

Nel 2017, l’operazione militare francese Barkhane ha continuato la propria missione antiterrorismo in tutta la regione del Sahel. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale, in particolare Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), il gruppo che si è formato dalla branca del Sahara di al-Qaida nel Maghreb islamico (AQIM), al-Murabitoun, Ansar al-Dine e il Fronte di liberazione della Macina.

Dal 2012, il Mali è scosso da una guerra scaturita dal colpo di Stato avvenuto il 21 marzo di quell’anno. Le offensive erano state portate avanti sia dal Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad, a prevalenza tuareg, sia dagli islamisti, al potere dal dicembre 2012. L’obiettivo del movimento è quello di rendere la regione di Azawad, situata nel nord del Paese, indipendente dal governo di Bamako. Nonostante l’intervento francese nel gennaio 2013 (Operation Serval), volto a ristabilire la sovranità delle autorità maliane sui territori settentrionali, le trattative di pace sono fallite diverse volte così che, ancora oggi, il conflitto viene considerato in corso.

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Chiara Gentili

di Redazione

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