L’avanzata russa in Africa preoccupa Washington

Pubblicato il 3 aprile 2019 alle 6:30 in Africa Russia

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La Russia ha ampliato la sua influenza militare in tutta l’Africa con vendite di armi in aumento, accordi di sicurezza e programmi di formazione per paesi instabili o leader autocratici, suscitando allarme a Washington, secondo quanto riporta un’inchiesta del New York Times.

Oltre ai noti interessi della Russia in Libia, dove Mosca sostiene il generale Khalifa Haftar e il governo di Tobruk, avversario del governo di Tripoli sostenuto dall’Italia, la Federazione ha ottimi rapporti con i governi di Sudan, Mozambico e Angola e, grazie al sostegno militare, è diventata il principale interlocutore della Repubblica Centrafricana. Inoltre, Mali, Niger, Ciad, Burkina Faso e Mauritania si sono rivolti a Mosca per acquistare armi e potenziare i propri eserciti. Uno smacco per il governo francese. Parigi guida, proprio nei cinque paesi in questione, l’operazione Barkhane, una missione che coinvolge 3000 soldati francesi con base a N’Djamena, capitale del Ciad, volta a garantire la sicurezza dei cinque paesi del Sahel contro focolai di insurrezione islamista radicale.

A Bangui la sicurezza personale del presidente Faustin-Archange Touadéra è gestita da paramilitari russi del gruppo Wagner, un’organizzazione militare privata che, secondo Washington, è in realtà gestita nell’ombra dal Ministero della Difesa di Mosca. Realtà sempre smentita dal ministro Sergej Shoigu e dal suo entourage. In cambio la Repubblica Centrafricana sta vendendo ai russi i diritti minerari per oro e diamanti a prezzo di favore, per assumere addestratori e consiglieri militari e per comprare armi di nuova generazione da Mosca. 

Mercenari del gruppo Wagner operano dallo scorso gennaio anche in Sudan, a sostegno del presidente Omar Hassan al-Bashir, al potere dal 1989 e accusato dal Tribunale penale internazionale di Crimini di guerra e Crimini contro l’umanità.

La preoccupazione di Washington nasce dal successo che sta riscontrando l’organizzazione di un summit Russia-Africa a Sochi, previsto per il prossimo ottobre. Già 50 paesi africani hanno assicurato la loro partecipazione a livello di capi di stato o di governo e oltre 3000 imprenditori africani sono attesi nella stazione balneare sul Mar Nero dove, ormai da qualche anno, Vladimir Putin ospita i vertici più importanti.

Al vertice, secondo quanto riferisce il quotidiano russo Izvestia, si terrà anche un forum economico russo-africano,  un forum digitale, una conferenza interparlamentare e un incontro degli azionisti della Banca di esportazione e importazione africana. Secondo il Servizio federale delle dogane della Russia, dal 2010 al 2017, il volume totale delle esportazioni russe in Africa è quasi triplicato passando da 5,1 miliardi di dollari a 14,8 miliardi di dollari. A margine del forum, il presidente russo Vladimir Putin terrà una serie di incontri bilaterali con i colleghi del continente africano.

Gli esperti ritengono che il vertice fornirà un impulso alla crescita e alla diversificazione delle interazioni economiche tra Mosca e i paesi africani e contribuirà anche a rafforzare le posizioni geopolitiche della Russia sulla scena mondiale. Precisamente ciò che maggiormente preoccupa Washington che vede all’orizzonte un ritorno alla seconda metà degli anni ’70, quando, tra alleanze dirette e indirette, l’Unione Sovietica di Leonid Brežnev era di gran lunga la principale superpotenza che operava nel continente africano.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e dall’inglese e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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