ISIS rivendica il rapimento e l’omicidio di un canadese in Burkina Faso

Pubblicato il 3 aprile 2019 alle 15:39 in Africa Burkina Faso

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In un articolo pubblicato sul giornale jihadista al-Naba, lo Stato Islamico ha rivendicato il rapimento e l’esecuzione di un cittadino canadese in Burkina Faso. L’accaduto risale a gennaio ed era stato attribuito dalle forze di sicurezza ad una banda criminale locale. 

Il corpo del geologo canadese, Kirk Woodman, è stato trovato il 16 gennaio, due giorni dopo il suo rapimento, effettuato da una dozzina di uomini armati, mentre l’uomo si trovava a lavoro, in un sito minerario gestito dalla Progress Minerals, un’azienda con sede a Vancouver. Il luogo del rapimento è situato nel nord-est del Burkina Faso, secondo quanto riferiscono le autorità locali. Il corpo del geologo, morto a seguito di un colpo di pistola, era stato scaricato in un’aerea dove sono attivi numerosi gruppi islamisti, alcuni di questi conosciuti per i lore legami con al-Qaeda e con lo Stato Islamico.

Il giornale pubblicato periodicamente dai militanti dello Stato Islamico, al-Naba, in un articolo celebrativo delle insurrezioni jihadiste in Mali, Niger e Burkina Faso, ha mostrato una fotografia di quella che sosteneva essere la patente di Woodman e ha rivelato alcuni dettagli dell’operazione per il rapimento e l’omicidio del cittadino canadese. Secondo l’agenzia di stampa Reuters, il giornale dell’ISIS riporta che “il rapimento e l’uccisione di un crociato canadese” hanno aumentato l’interesse dell’Occidente per “la guerra dei Mujaheddin” in Burkina Faso. Alcune fonti interne alle forze di sicurezza del Burkina Faso hanno, tuttavia, dichiarato a Reuters che l’omicidio di Woodman era stato attribuito ad una banda criminale, che lo aveva ucciso, dopo il fallito tentativo di venderlo ad un gruppo jihadista. Il corpo del geologo è stato abbandonato nel deserto dai “soldati del Califfato”, secondo il periodico Al-Naba. Tuttavia, la data del decesso Woodman indicata nell’articolo risulta posteriore al ritrovamento del corpo. Al-Naba afferma cheWoodman sia stato ucciso in una data del calendario islamico equivalente al 25 gennaio. Il corpo dell’uomo, tuttavia, è stato ritrovato quasi dieci giorni prima. 

Risparmiato per lungo tempo dai gruppi armati attivi nel Sahel, il Burkina Faso, uno dei Paesi più poveri del mondo, è divenuto bersaglio dei movimenti jihadisti dalla caduta dell’ex presidente Blaise Compaore, nell’ottobre 2014. Il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando la difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta anti-terrorista efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda attiva nell’Africa nord-occidentale.

Il Burkina Faso fa parte della forza antiterrorismo G5 Sahel, un corpo composto da 5,000 ufficiali, tra soldati, poliziotti e agenti speciali provenienti anche da Mauritania, Niger e Ciad, creato nel febbraio 2017, per contrastare la crescita dell’estremismo e del traffico di esseri umani nell’area del Sahel che, essendo poco controllata, pullula di militanti di al-Qaeda, dell’ISIS e di altre organizzazioni. Il Sahel comprende quella fascia di territorio dell’Africa sub-sahariana che si estende tra l’Oceano Atlantico a ovest e il Mar Rosso a est. Dal 2001, la regione è in balia di numerosi gruppi terroristici di matrice islamista, che si concentrano nella sua parte Nord-occidentale. 

I gruppi islamisti e le forze di sicurezza del Burkina Faso hanno causato la morte di oltre 115 civili, dalla metà del 2018 ad oggi, secondo l’ultimo report di Human Right Watch (HRW), intitolato, “We Found Their Bodies Later that Day’: Atrocities by Armed Islamists and Security Forces in Burkina Faso’s Sahel Region”. Il documento, di 56 pagine, documenta sia gli omicidi commessi dai gruppi islamisti, la maggior parte dei quali hanno assassinato individui sospettati di collaborare con il governo di Ouagadougou, sia le esecuzioni condotte dalle forze di sicurezza locali di persone accusate di far parte delle organizzazioni islamiste. Il direttore del Sahel di HRW, Corinne Dufka, ha riferito che la situazione dei diritti umani sta peggiorando sempre di più nello Stato africano, dove gli abitanti hanno sempre più paura sia dei soldati sia dei militanti islamisti. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

 

di Redazione

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