Venezuela: Maduro annuncia 30 giorni di elettricità razionata

Pubblicato il 2 aprile 2019 alle 6:30 in America Latina Venezuela

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Nicolás Maduro ha annunciato un piano di razionamento dell’energia di 30 giorni a causa dei massicci blackout che si sono verificati nel paese a partire dal 7 marzo. In tre settimane, il Venezuela ha subito tre interruzioni di corrente che hanno interessato la maggior parte del paese e sono durate per diversi giorni; il blackout più grave, quello del 7 marzo, ha lasciato Caracas senza elettricità per quasi una settimana. Il governo, che attribuisce l’interruzione di fornitura di energia elettrica ad attacchi progettati dall’opposizione e dagli Stati Uniti per destabilizzare il clima politico già molto teso, cerca di controllare una rete elettrica colpita da cattiva gestione, corruzione e mancanza di investimenti.

Il presidente venezuelano, parlando al paese, ha affermato di aver lanciato “un piano di 30 giorni per passare a un regime efficace di gestione del volume di energia, ad un equilibrio tra il processo di generazione, i processi di trasmissione sicura e i processi di servizio e consumo in tutto il paese, con particolare attenzione a garantire il funzionamento del servizio idrico”. La mancanza di acqua è diventata esattamente, nel bel mezzo dei blackout, un’altra delle disfunzioni che hanno fatto precipitare il Paese nel caos.

Il provvedimento annunciato dal leader chavista non è nuovo ed è già stato applicato, a livello regionale, ad esempio nello stato di Zulia, uno stato petrolifero e uno dei più colpiti dalle interruzioni di corrente. Maracaibo, la sua capitale, può essere considerata “la zona zero” degli ultimi blackout. Nella città hanno avuto luogo centinaia di saccheggi. “Abbiamo gestito una situazione molto seria perché il colpo di stato ha influenzato la capacità di generazione da Guri al resto del paese” – ha affermato Maduro. L’esecutivo di Caracas difende la teoria del sabotaggio dell’opposizione con il supporto esterno dell’amministrazione di Donald Trump. Per settimane, i leader chavisti hanno parlato di “colpo di stato”, “attacchi terroristici” e hanno coniato il termine “guerra elettrica”.

Al momento, i dettagli del piano di razionamento, che è entrato in vigore lunedì 1 aprile sono sconosciuti. Ciò che è noto è una riduzione dell’orario di lavoro che va in parallelo con il razionamento. “Il governo bolivariano ha deciso di sospendere le attività scolastiche e stabilire una giornata lavorativa giornaliera fino alle due del pomeriggio in istituzioni pubbliche e private” – ha spiegato Maduro.

Nel frattempo, la situazione, insostenibile per milioni di venezuelani, ha portato domenica a una nuova giornata di proteste, uno degli strumenti di Juan Guaidó, presidente dell’Assemblea nazionale riconosciuto come presidente ad interim da oltre 50 paesi, per raddoppiare le pressioni sul governo. Alcune delle mobilitazioni sono state represse da membri dei collettivi, gruppi di civili armati che agiscono come forze d’urto del governo. Il politico d’opposizione che ha lanciato domenica la “Operación Libertad” ha convocato una nuova manifestazione pubblica per martedì 2 aprile.

“Di fronte all’incapacità dell’usurpatore di gestire elettricità, acqua ed economia, non puoi continuare ad adeguarti – scrive Guaidó nel suo profilo Instagram – E meno che mai abituarti! Sarebbe un trionfo per il regime usurpatore e la sua oscurità. Sono i responsabili del disastro, e per questo, per venir fuori dalla tragedia, dobbiamo mandare via loro con la Operación Libertad”.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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