Immigrazione: i fatti più importanti di marzo 2019

Pubblicato il 1 aprile 2019 alle 12:39 in Approfondimenti Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Nel mese di marzo 2019, secondo le stime dell’Organizzazione Internazionale per l’Immigrazione (IOM), in Europa sono sbarcati circa 3.000 migranti, per un totale di circa 12.000 stranieri giunti via mare nel continente europeo nei primi 3 mesi dell’anno. Si tratta di una lieve diminuzione rispetto ai numeri registrati nello stesso periodo del 2018, quando arrivarono via mare 13.711 stranieri. Il primo porto di arrivo, ormai dai mesi estivi, si conferma la Spagna, seguita da Grecia, Italia, con soli 524 sbarchi, Malta e Cipro. In relazione al numero di morti in mare, nel mese di febbraio l’IOM ha registrato 311 decessi, la maggior parte dei quali si sono verificati lungo la rotta del Mediterraneo centrale.

Il mese di marzo si è aperto con la denuncia, da parte dell’emittente qatarina al-Jazeera, del fatto che 30 migranti, tra cui alcuni minori, sono stati rinchiusi in una cella sotterranea, dove sono stati torturati per aver cercato di scappare per protestare contro le condizioni precarie degli stranieri in Libia. Le informazioni fornite sono state confermate dall’International Rescue Committee, il quale fornisce assistenza medica all’interno del centro di detenzione di Triq al Sikka, dove i migranti in questione sono stati rinchiusi. Altri testimoni hanno riferito di aver visto decine di detenuti salire su alcuni autobus per essere trasferiti in altri centri, mentre altri sono stati portati in celle sotterranei, dove hanno poi subito torture. Almeno 6 di loro, hanno specificato, erano minori.

Il 13 marzo, l’IOM ha rilasciato il report Displacement Tracking Matrix (DTM), nel quale rende noto che la maggior parte dei migranti che nel 2018 hanno attraversato la rotta del Mediterraneo occidentale, che collega il Nord Africa alla Spagna, sono stati vittima dei trafficanti di esseri umani, subendo abusi e venendo sfruttati. Il documento è stato elaborato sulla base di ricerche condotte dall’agenzia dell’Onu nel corso dell’anno passato, su oltre 1.300 stranieri, provenienti da 39 Paesi diversi, giunti in Spagna attraverso tale porzione di Mediterraneo, con un numero maggiore di uomini che hanno riportato di avere subito abusi rispetto alle donne. Le interviste effettuate dallo staff dell’IOM hanno avuto luogo tra luglio e ottobre 2018, nei pressi dei centri di transito o di recezione in oltre 40 comuni spagnoli.

Sempre il 13 marzo, Amnesty International ha pubblicato un rapporto con cui ha notificato abusi e i maltrattamenti subiti dai migranti che percorrono la rotta balcanica nel tentativo di raggiungere l’Europa. Ad avviso dell’organizzazione umanitaria, diversi governi europei sono complici nei respingimenti sistematici e nelle persecuzioni illegali, spesso violente, di migliaia di migranti e profughi lungo la rotta balcanica, soprattutto al confine tra la Bosnia ed Erzegovina e la Croazia.  Nello specifico, il documento sostiene che molti governi europei, dando la precedenza al controllo dei confini piuttosto che al rispetto del diritto internazionale, chiudono gli occhi di fronte agli assalti condotti dalla polizia croata e della Bosnia ed Erzegovina contro i migranti, finanziando altresì le loro attività per contenere i flussi migratori. “Facendo questo, tali governi europei stanno alimentando una crisi umanitaria proprio alla frontiera dell’Unione Europea”, afferma il documento. 

Il 19 marzo, la nave Mare Ionio, battente bandiera italiana e parte del progetto Mediterranea, è stata costretta a fermarsi a un miglio e mezzo da Lampedusa, con a bordo 49 migranti, tra cui 12 minorenni, soccorsi il giorno precedente al largo della Libia per mancanza di autorizzazione allo sbarco da parte delle autorità italiane. Il 20 marzo, gli stranieri sono stati fatti sbarcare nel porto di Lampedusa dalla Guardia di Finanza. La notizia è stata annunciata dal portavoce della Ong, Alessandra Sciurba, la quale ha spiegato che la polizia ha ricevuto ordine dalle autorità italiane.

Il ministro dell’Interno e vice-premier, Matteo Salvini, il giorno precedente, aveva riferito che non avrebbe permesso lo sbarco dei migranti a bordo della Mare Ionio, in quanto l’operazione effettuata dalla ong non è stata una missione di salvataggio, ma un “favoreggiamento all’immigrazione clandestina”. Allo stesso modo, il sottosegretario del Ministero dell’Interno, Nicola Molteni, aveva dichiarato che le attività di salvataggio in mare dovevano essere effettuate dalla Guardia Costiera libica, dal momento che il soccorso da parte dell’imbarcazione italiana è avvenuto in acque territoriali libiche.  

Il 22 marzo, è stato annunciato che almeno 30 migranti sono morti in un naufragio al largo delle coste occidentali della Libia, di fronte alla città di Sabrata. È stato il portavoce delle operazioni di sicurezza libiche locali, Aiman Dabbashi, a are la notizia, riferendo che 16 stranieri sono stati soccorsi, tra cui una donna. “Ad avviso di un superstite originario del Sudan, sull’imbarcazione erano presenti 50 migranti senza documenti dell’Africa sub-sahariana, tutti salpati da Zuwarah”, ha specificato Dabbashi.

Il 25 marzo, i funzionari turchi hanno arrestato almeno 655 migranti irregolari in una serie di operazioni, effettuate su tutto il territorio nazionale. Più di 265.000 migranti senza documenti sono stati arrestati in Turchia durante tutto il 2018, secondo le cifre riportate dal Ministero dell’Interno del Paese. Il 26 marzo, 4 persone, tra cui 3 donne e 1 bambino, sono morte nel naufragio di un gommone che trasportava migranti al largo della costa nord-occidentale di Ayvacik, in Turchia. La notizia è stata data dalla guardia costiera turca, che ha riferito che l’incidente è avvenuto nella prima mattinata del 26 marzo. A bordo dell’imbarcazione si trovavano altri 11 migranti. Gli stranieri stavano tentando di raggiungere illegalmente l’isola greca di Lesbo, ma la loro imbarcazione è affondata a largo del distretto di Ayvacik, nella provincia nord-occidentale di Çanakkale. Le cause del naufragio non sono ancora conosciute. La guardia costiera turca, supportata da alcuni elicotteri, ha recuperato i corpi delle quattro vittime.

Il 27 marzo, l’Unione Europea ha annunciato che non effettuerà più il pattugliamento marittimo del Mediterraneo previsto dall’Operazione Sofia, volto a intercettare la tratta di esseri umani nell’area. Tale compito, d’ora in poi, sarà affidato a delle pattuglie aeree. A seguito della chiusura dei porti italiani, per volere del ministro dell’Interno, è stato negoziato un nuovo accordo sull’operazione Sophia dell’Unione Europea. Il mandato dell’operazione sarebbe dovuto scadere il mese scordo, ma sono stati concessi altri 6 mesi di attività, mantenendo lo stesso obiettivo di scoraggiare i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, ma con strumenti diversi. Il nuovo accordo non prevede più l’utilizzo di navi, ma farà affidamento su una serie di pattuglie aeree e un più stretto coordinamento con la Libia, secondo quanto hanno riferito alcuni diplomatici europei. “È imbarazzante, ma questa era l’unica via da intraprendere, vista la posizione dell’Italia, perché nessuno voleva che la missione di Sophia fosse completamente chiusa”, ha dichiarato uno dei diplomatici.

Il 28 marzo, alcuni migranti hanno sequestrato una nave mercantile che li aveva soccorsi nel Mediterraneo, costringendo l’equipaggio a dirottare l’imbarcazione verso le coste europee. I migranti sono poi stati arrestati dalle autorità di Malta, al loro arrivo nel porto di Valletta. Salvini, ha identificato la nave come la petroliera turca El Hiblu 1 e ha dichiarato che l’imbarcazione aveva salvato circa 120 persone prima di essere dirottata. L’accaduto è stato definito come “il primo atto di pirateria dei migranti in mare aperto”. La nuova rotta ha portato la nave prima verso l’isola Lampedusa, poi verso Malta. I governi di entrambi i Paesi hanno intimato all’imbarcazione di tenersi lontana dalle loro acque territoriali. Quando la petroliera ha tentato di entrare nel territorio di Malta, una nave della pattuglia militare maltese ha bloccato l’imbarcazione. Una squadra per le operazioni speciali maltese è stata inviata a bordo, con la funzione di assicurare la nave e fermare i dirottatori. La squadra è stata sostenuta da 2 mezzi veloci, da una motovedetta e da un elicottero. 

Infine, il 29 marzo, Salvini ha emendato la recente Direttiva sulla sorveglianza delle frontiere marittime, approvando gli interventi di soccorso ai migranti condotti direttamente dai libici, e scatenando la reazione della Commissione Europea, la quale ha ricordato che la Libia non è considerata un “porto sicuro”. La direttiva era stata pubblicata il 18 marzo 2018, per sottolineare “la piena legittimità degli interventi di soccorso dei libici, anche perché la presenza dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni garantisce il rispetto dei diritti degli immigrati e nel contempo salvataggi più rapidi”. Secondo quanto annunciato dal Viminale, tale decisione è stata presa nel pieno rispetto del parere formulato dalla Commissione Europea, la quale avrebbe determinato che “la Libia può e deve soccorrere gli immigrati in mare, e quindi è da considerare un Paese affidabile”. A fronte di ciò, il Ministero dell’Interno ha spiegato che si tratta di un Paese in cui gli immigrati, una volta riportati sulla terra ferma dalla Guardia Costiera, sono tutelati nel rispetto dei loro diritti fondamentali grazie anche alla presenza e alla vigilanza dello staff dell’IOM.

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.