Afghanistan: secondo attentato islamista al vicepresidente, incolume

Pubblicato il 31 marzo 2019 alle 12:57 in Afghanistan Asia

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Il vicepresidente afghano, Abdul Rashid Dostum, è uscito illeso, sabato 30 marzo, da un attentato alla sua persona, ordito dai talebani, scampando al secondo attacco potenzialmente mortale da quando è tornato dall’esilio, nel 2018; è invece rimasta uccisa una delle sue guardie del corpo.

Nella giornata di sabato 30 marzo, alcuni aggressori hanno fatto un’imboscata al convoglio governativo che stava trasportando il vicepresidente dell’Afghanistan da Mazar-i-Sharif, città situata nella provincia di Balkh, verso la provincia di Jawzjan, nel nord del Paese. A renderlo noto è stato Bashir Ahmad Tayenj, portavoce del partito di Dostum, Junbish. Nell’attacco una delle guardie del corpo di Dostum è rimasta uccisa, e altre due ferite. Secondo quanto riferito dal portavoce, il vicepresidente era consapevole del fatto che fosse stato ordito un piano contro di lui, ma aveva deciso di mettersi in viaggio ugualmente. A rivendicare il tentativo di attentato è stato il gruppo dei talebani; il portavoce del movimento islamista, Zabihullah Mujahid, ha scritto su Twitter che nell’imboscata sono stati uccise 4 uomini della sicurezza, e ne sono stati feriti altri 6. Non è la prima volta che i talebani diffondono bilanci delle vittime gonfiati, che non corrispondono con quelli delle autorità.

Otto mesi prima, Dostum si era già salvato da un attacco bomba suicida all’aeroporto di Kabul, il 22 luglio scorso, mentre stava tornando a casa, dopo più di un anno in esilio in Turchia, dove si era ritirato in seguito a una serie di accuse di tortura e abusi nei confronti di un rivale politico. Dostum aveva lasciato l’aeroporto qualche minuto prima dell’esplosione, che uccise 11 persone e ne ferì altre 14, tra cui un bambino e alcuni membri delle forze di sicurezza. Tale attentato fu rivendicato dallo Stato Islamico.

Il partito Junbish, guidato da Dostum, è sostenuto principalmente dai suoi connazionali uzbechi. In questo contesto, il vicepresidente si è unito al team elettorale del Capo dell’Esecutivo afghano, Abdullah Abdullah, uno dei numerosi candidati che concorrono per le elezioni presidenziali fissate nel Paese per il prossimo 28 settembre.

Il ritorno del vicepresidente afgano era stato accompagnato da proteste violente in numerose province della parte settentrionale del Paese; centinaia di sostenitori di Dostum si erano riversati nelle strade, chiudendo uffici governativi ed elettorali e bloccando vaste sezioni delle autostrade per richiedere il rilascio di un leader di una milizia pro-governativa e il ritorno del vicepresidente.

Dostum aveva provocato l’indignazione di alcuni Stati occidentali, compresi gli Stati Uniti, dopo che nel 2016 era stata diffusa la notizia che le sue guardie avevano catturato il suo rivale politico, Ahmad Eshchi, e l’avevano picchiato, torturato e abusato di lui sessualmente. Il vicepresidente ha respinto le accuse relative a Eshchi ma, in seguito alle richieste internazionali che domandavano che l’uomo si prendesse le sue responsabilità nella vicenda, Dostum aveva deciso, a maggio 2017, di lasciare il Paese, verosimilmente per cure mediche in Turchia. Nel discorso che ha fatto dopo il suo arrivo a Palazzo Sedarat, Dostum non ha parlato di esilio, ma ha ripetuto di aver lasciato l’Afghanistan per problemi di salute.

Secondo quanto riportato dal The New Arab, Dostum è una delle numerose figure controverse che Kabul ha cercato di reintegrare in politica dall’invasione guidata dagli Stati Uniti del 2001. Il vicepresidente avrebbe acconsentito alla morte per soffocamento in alcuni container di centinaia di prigionieri talebani, in seguito alla deposizione, fa parte delle forze statunitensi, del regime talebano, nel 2001.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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