La prossima conferenza sulla Libia

Pubblicato il 30 marzo 2019 alle 6:33 in Approfondimenti Libia

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C’è attesa sulla Conferenza Nazionale organizzata dall’Onu in Libia, il 14 aprile, a Gadames. Gassan Salame, inviato dell’Onu con il compito di riunificare il Paese, è incaricato di un’impresa difficile. La Libia continua ad essere divisa in due governi rivali, quello di Tobruk e quello di Tripoli. L’obiettivo è sempre riuscire a organizzare le elezioni presidenziali e parlamentari.

Come chiarisce il rapporto finale sul processo per la Conferenza Nazionale sulla Libia, redatto dalla missione dell’Onu nel Paese nordafricano (UNSMIL) nel novembre 2018, l’evento è il risultato di una fase consultiva, durata dall’aprile al luglio 2018, durante la quale sono stati organizzati oltre 77 incontri in 43 luoghi diversi, sia in Libia sia all’estero, a cui hanno preso parte oltre 7.000 esponenti della società libica, un quarto dei quali erano donne. Come ha specificato Salame, alla Conferenza Nazionale non parteciperanno esponenti di Paesi stranieri, ma soltanto tra i 120 e i 150 delegati libici.

L’evento, il primo a essere sponsorizzato dall’Onu, riunirà tutte le componenti politiche della Libia. Dal rovesciamento di Gheddafi, nell’ottobre 2011, sono stati organizzati numerosi incontri da parte di altri Paesi, per cercare di riunire gli esponenti del panorama politico libico e instaurare un dialogo. Le ultime due conferenze sono state sponsorizzate dalla Francia, il 29 maggio 2018 a Parigi, e dall’Italia il 12 e 13 novembre 2018 a Palermo. La prossima conferenza internazionale, proposta dall’Unione Africana, è prevista per la prima metà di luglio 2019.

Simili tentativi non hanno finora portato a risultati concreti per la risoluzione della crisi libica, ma hanno rappresentato per lo più occasioni per i Paesi promotori di acquisire un ruolo di primo piano in Libia. I casi della Francia e dell’Italia sono emblematici, poiché i due Stati competono per affermare la propria influenza sul Paese nordafricano. Mentre Parigi appoggia il governo di Tobruk, il cui uomo forte è il generale Khalifa Haftar, capo dell’esercito Nazionale Libico (LNA), Roma sostiene il governo di Tripoli e il suo premier, Fayez Serraj.

Assicurarsi un governo amico in Libia è importante per diverse ragioni.  La Libia è un Paese chiave della regione nordafricana, non solo dal punto di vista energetico – possiede le riserve di petrolio più estese dell’Africa ed è al quinto posto per le riserve di gas naturale del continente – ma anche dal punto di vista della sicurezza. In assenza di una guida politica unitaria, il Paese continua a soffrire per la presenza dei gruppi armati e delle organizzazioni terroristiche che, in molti casi, sviluppano le proprie attività illecite liberamente. Essere un alleato chiave del futuro governo libico significherebbe poter avere un ruolo di supporto e di indirizzo nella lotta alla criminalità e al terrorismo. In secondo luogo, una guida politica amica in Libia assicurerebbe un ruolo anche nella gestione del fenomeno migratorio, di cui soprattutto l’Italia si è addossata il peso maggiore negli ultimi anni.  

Italia e Francia non sono le uniche potenze esterne interessate alla Libia. Intorno ai due governi rivali si sono sviluppati due diversi schieramenti. Oltre a Parigi, il governo di Tobruk gode dell’appoggio di Russia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti. Il recente incontro a Riad tra il generale Haftar e il sovrano saudita, re Salman, potrebbe suggerire un avvicinamento più stringente al governo di Tobruk anche da parte dell’Arabia Saudita. Il governo di Tripoli, invece, gode dell’appoggio di Onu, Italia, Qatar, Turchia e Sudan. A definire le sorti di tali schieramenti potrebbero essere gli Stati Uniti che, invece, si sono disimpegnati in Libia, come ha dichiarato Trump nell’aprile 2017 all’allora premier italiano, Paolo Gentiloni, in visita a Washington. Nell’occasione, il leader della Casa Bianca affermò di non vedere alcun ruolo americano nel Paese nordafricano.

 Nonostante il sostegno delle Nazioni Unite, la forza militare di cui dispone Serraj è inferiore rispetto a quella del governo rivale i cui soldati, guidati da Haftar, stanno conducendo una campagna militare per conquistare il Sud del Paese, la regione del Fezzan, una tra le più instabili perché soggetta al controllo delle tribù locali. Oltre al Fezzan, la Libia è formata da altre due regioni, la Tripolitania a Ovest, sotto il controllo di Tripoli, e la Cirenaica ad Est, sotto il controllo di Tobruk. A inizio marzo, l’LNA si è spinto in prossimità dei confini meridionali con il Niger e il Ciad, raggiungendo la città di Gatrun.

Dopo aver instaurato una base nelle aree centrali della Libia, Haftar ha fatto trapelare che tale sito potrebbe essere utilizzato per attaccare Tripoli. Sebbene il generale libico non abbia esplicitato in prima persona l’intenzione di marciare sulla capitale, l’Italia è continuamente preoccupata da una simile eventualità. Il 25 marzo, il ministro dell’Interno di Tripoli, Fathi Bashagha, ha convocato una riunione di emergenza, sospendendo temporaneamente le autorizzazioni alle manifestazioni pubbliche. Il ministro ha giustificato la decisione spiegando che si è trattato di un passo verso l’adozione di misure di sicurezza necessarie volte a proteggere le istituzioni chiave.

La superiorità militare di Haftar, e quindi di Tobruk su Tripoli, è dovuta al fatto che il governo di Serraj non possiede un esercito ben equipaggiato. La capitale, così come i territori della Tripolitania, sono in balia di una costellazione di milizie che si scontrano per ottenere maggiore potere. La loro rivalità è sfociata, tra l’agosto e il settembre 2018, in violenti scontri che hanno causato la morte di 115 persone e il ferimento di oltre 500. In particolare, le protagoniste di tali scontri sono state due coalizioni di milizie. La prima faceva capo alla Settima Brigata, conosciuta anche con il nome di Kani, originaria della città di Tarhuna, situata 65 chilometri a Sud-est di Tripoli. La seconda coalizione, invece, era formata dalle Tripoli Revolutionaries Brigade e dagli alleati Misrata’s 301 Brigade, Bab Tajoura Brigade, Ghanewa Brigade e Nawasi Brigade. I combattimenti si sono interrotti il 4 settembre, grazie a un cessate il fuoco sponsorizzato dall’Onu, ma sono ripresi nel mese di gennaio, causando la morte di altre 16 persone e il ferimento di 65.

La conferenza Nazionale dell’Onu è stata organizzata per completare la transizione democratica secondo il volere dei cittadini libici, senza tenere conto degli equilibri esterni di potere. La società libica è ancora in preda all’instabilità generale. La mancanza di una guida politica unitaria fa sì che i trafficanti di esseri umani, le milizie ed i gruppi armati esercitino il loro potere localmente, costringendo sia i cittadini sia i migranti ai lavori forzati e a subire abusi e torture. Secondo quanto riferito da Serraj alla fine di gennaio, in Libia, attualmente, sono presenti circa 800.000 migranti irregolari, di cui soltanto 20.000 si trovano all’interno di centri di detenzione gestiti dal governo.

L’andamento dell’economia del Paese, basata soprattutto sulle attività petrolifere, è anch’esso legato alle condizioni di sicurezza, che influiscono sulla produzione dei principali porti petroliferi. La maggior parte di questi vengono sistematicamente presi di mira da diversi gruppi. Secondo i dati forniti dalla compagnia nazionale petrolifera National Oil Corporation (NOC), la produzione media del 2018 si è attestata intorno i 1.107 milioni di barili al giorno, per un totale di 24.4 miliardi di dollari di ricavi. Si è trattato di un aumento significativo rispetto alla media di 865.000 barili di petrolio quotidiani prodotti nel 2017. Il mese di dicembre 2018, tuttavia, ha riscontrato una diminuzione a 957 milioni di barili quotidiani, quindi al di sotto della media annuale, per via degli attacchi contro lo stabilimento di Al-Sharara che, l’8 dicembre, è stato sottratto al controllo della NOC da diverse milizie locali. Tale stabilimento, posizionato a 900 km da Tripoli nel deserto del Murzuk, produce oltre 300.000 barili di petrolio al giorno, circa 1/3 della produzione totale. Il 17 dicembre, la NOC ha annunciato lo stato di forza maggiore sullo stabilimento, interrompendo le sue attività. Con la presa di controllo del sito, ai primi di febbraio, da parte delle forze di Haftar, al-Sharara è stato riaperto ufficialmente il 4 marzo.

Accanto al dato positivo della produzione petrolifera, che si è verificata nonostante le attività dei gruppi armati, sono state attuate alcune riforme economiche dal governo di Tripoli, che ha concordato un nuovo tasso di cambio con la Banca Centrale per ampliare l’accesso ai cittadini alla valuta forte e diminuire il costo dei beni. Inoltre, assicurando una riserva di dollari maggiore, il governo è riuscito a far apprezzare la moneta locale, il dinaro, nel mercato nero, ostacolando così le attività fraudolente delle milizie libiche. 

Senza le pressioni esterne, la Conferenza Nazionale sulla Libia promossa dall’Onu potrebbe condurre a risultati concreti. Già alla fine di febbraio, Haftar e Serraj, incontratisi negli Emirati Arabi Uniti, avevano convenuto che è necessario porre fine alla transizione democratica libica attraverso elezioni generali, e che, per riportare la stabilità nel Paese, occorre unificare le istituzioni. Tale allineamento di posizione dei due leader libici costituisce un punto di partenza importante per gli sforzi dell’Onu, rendendo più tangibile un accordo sulla data delle prossime elezioni parlamentari e presidenziali.

Si tratta di un punto di partenza. Per rimettere in piedi la Libia, sarà necessario risolvere problemi strutturali importanti, come la creazione di un apparato di sicurezza coeso e unitario in grado di difendere i confini del Paese, di gestire i flussi migratori e di contrastare la minaccia terroristica, e di eliminare la rivalità tra i gruppi armati e le milizie. Oltre a ciò, sarà vitale la creazione di istituzioni salde, insieme a una governance decentralizzata, basata su un sistema di comuni capace di amministrare efficacemente l’intero territorio nazionale. Ad avviso dell’Onu, una rete di comuni salda e funzionante sarà particolarmente importante perché più vicina ai bisogni e alle richieste dei cittadini.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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