Messico, gli indigeni a López Obrador: chiedi scusa tu

Pubblicato il 29 marzo 2019 alle 6:30 in Messico Spagna

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Continua a suscitare polemiche la lettera che il presidente del Messico, Andrés Manuel López Obrador, ha inviato al re di Spagna Felipe VI per chiedere scuse ufficiali da parte di Madrid per i crimini commessi durante la conquista. Scuse che, secondo il leader messicano, sarebbero “l’unico modo di riconciliare per davvero” i due paesi. 

Dopo la dura reazione del governo spagnolo, arrivano le critiche degli indigeni messicani. “Non siamo stati consultati, non ne sapevamo nulla” – afferma Óscar Shibayama, coordinatore della commissione politica del Parlamento nazionale indigeno. Le comunità indigene e i movimenti indigenisti ritengono che il dibattito sia “infruttuoso” e richiedono che López Obrador rispetti gli impegni presi durante la campagna con le comunità indigene.

Shibayama spiega che al Parlamento Nazionale Indigeno “abbiamo parlato molto di questo problema e la sensazione generale è che non era necessario entrare in un conflitto con la Spagna. Non puoi chiedere perdono ora per le azioni che sono state eseguite in quel momento, ci sono altri modi per coinvolgerci socialmente, ma questo, credo risponda a una strategia mediatica da parte del Presidente”.

Betina Cruz, storica attivista per i diritti degli indigeni e figura di grande prestigio in Messico, va oltre e confessa che “quando ho sentito la notizia mi sono messa a ridere”. Secono lei alcune scuse della corona spagnola sarebbero pertinenti ma non concepisce che sia López Obrador a chiederlo: “È una farsa, il primo che ci deve chiedere perdono è lui e cambiare lo stato di esclusione in cui noi indigeni abbiamo vissuto in Messico negli ultimi 500 anni”.

I rappresentanti indigeni sottolineano che lo slogan di López Obrador in campagna elettorale era Primero los pobres, prima i poveri, e se qualcuno conosce la povertà e l’esclusione in Messico, questi sono gli indigeni. Secondo un rapporto dell’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (INEGI) ci sono più di sette milioni di indigeni in Messico e il 70% di questi vive in condizioni di povertà. Un altro rapporto pubblicato nel 2016 dal Consiglio nazionale per la valutazione della politica di sviluppo sociale (Coneval), fornisce dati ancora più precisi sul divario sociale che separa le comunità indigene dal resto della società messicana. “Il 77,6% degli indigeni non ha accesso alla sicurezza sociale e il 56,3% non ha accesso a servizi di base come acqua, luce o rete fognaria” – si legge nel documento.

La lettera di López Obrador ha avuto eco sino in Argentina, dove si sta svolgendo il Congresso internazionale della lingua spagnola. Il premio nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa ha acceso la polemica facendo sue le proteste degli indigeni. “Il presidente del Messico ha sbagliato destinatario – ha affermato dinanzi al Presidente dell’Argentina e al Re di Spagna – avrebbe dovuto inviare la lettera a se stesso e rispondere sul perché il Messico, che fa parte del mondo occidentale da 500 anni e da 200 gode di piena sovranità come paese indipendente, abbia ancora tanti milioni di indigeni emarginati, poveri, ignoranti e sfruttati”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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