Germania: rinnovato il divieto di esportare armi in Arabia Saudita

Pubblicato il 29 marzo 2019 alle 10:25 in Arabia Saudita Germania

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Il governo tedesco ha rinnovato per altri sei mesi il divieto di esportare armi in Arabia Saudita, nonostante gli ingenti progetti comuni europei in materia . 

“Il divieto sarà esteso per altri sei mesi, fino al 30 settembre”, si legge in una dichiarazione del portavoce del governo, Steffen Seibert. “In questo periodo non verranno approvate nuove richieste per l’esportazione.” La decisione di non esportare armi in Arabia Saudita è stata presa a ottobre del 2018 a seguito del controverso omicidio politico del giornalista saudita Jamal Khashoggi, all’interno del consolato saudita ad Istanbul. Tuttavia, il rinnovo di tale decisione risulta molto scomodo per lo sviluppo dell’industria bellica tedesca. La Germania è il quarto Paese per volume di esportazioni verso Riad dopo Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia. Il divieto è stato fortemente criticato dagli alleati europei, poiché mette in discussione miliardi di euro di ordini militari, tra cui un accordo da 10 miliardi di dollari per la vendita di 48 jet Eurofighter Typhoon a Riad, negoziato dalla società britannica BAE Systems.

Nel tentativo di placare le preoccupazioni dei partner francesi e britannici, il governo ha accettato di prorogare per 9 mesi le licenze alle esportazioni di armi che erano già state concesse, a condizione che le società si impegnino a non consegnare prodotti bellici finiti, fino alla fine dell’anno. Questa disposizione libera le aziende dall’obbligo di intraprendere il costoso e lungo processo di richiesta di una nuova licenza. Il governo ha anche invitato la Francia e la Gran Bretagna a garantire che qualsiasi sistema di armi consegnato all’Arabia Saudita o agli Emirati Arabi Uniti non venga utilizzato nel conflitto Yemen. In politica interna, il rinnovo del divieto alle esportazioni nel Regno saudita mette a rischio i conservatori della Cancelliera Angela Merkel e favorisce la coalizione socialdemocratica, che è riuscita a soddisfare gli elettori più scettici riguardo alle vendite di armi. La stessa categoria è preoccupata per il coinvolgimento saudita nella guerra in Yemen. Il governo ha anche assicurato che troverà una soluzione per il cantiere navale tedesco Peene, che ha visto sfumare un contratto con l’Arabia Saudita a causa del divieto di esportazione. Le navi, già costruite e pronte ad essere inviate a Riad, potrebbero essere acquistate dalla Germania stessa.

A settembre del 2018, Berlino aveva approvato l’esportazione di armi per un valore di 416 milioni di euro a Riad. In passato, tali esportazioni avevano riguardato per lo più navi per il pattugliamento. Nonostante il presidente americano, Donald Trump, abbia esortato i Paesi a interrompere la vendita di armi all’Arabia Saudita, ha affermato che gli USA si “auto-punirebbero” se smettessero di venderle a Riad. “Ci sono altre cose molto potenti che possiamo fare e le faremo”, ha assicurato il capo della Casa Bianca. “Questa situazione è insostenibile”, si legge in un saggio pubblicato dall’Accademia federale delle forze armate tedesche per la politica di sicurezza. “Le possibilità realistiche di esportazione sulla base di regole chiare e prevedibili sono un prerequisito essenziale per la sopravvivenza dell’industria europea della difesa”.

La società europea, Airbus, sta già ridisegnando il suo velivolo da trasporto militare C295 proprio per eliminare i componenti costruiti in Germania. Un numero crescente di imprese del settore ha deciso di sviluppare armi che siano “german-free”, cioè che non contengano materiali costruiti in Germania. Questo serve a facilitare il processo di esportazione. Tale problema rischia, tuttavia, di minare i sostanziosi progetti franco-tedeschi nel settore, valutati in miliardi di euro. Anne-Marie Descotes, l’ambasciatrice francese in Germania, ha sottolineato il fatto che Berlino impone lunghi tempi di attesa per ottenere le licenze per l’esportazione di materiale bellico. Secondo l’ambasciatrice, è inaccettabile che la Germania possa bloccare le esportazioni di armi assemblate in altri Paesi, solo perchè queste contengono delle componenti, anche minori, costruite in Germania. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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