Disordini in Inguscezia: il Cremlino in allerta

Pubblicato il 29 marzo 2019 alle 11:53 in Russia

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La situazione con proteste e raduni in Inguscezia richiede attenzione, il Cremlino controlla ciò che sta accadendo nella repubblica. Lo ha affermato il portavoce della Presidenza della Federazione russa Dmitrij Peskov. “Riceviamo informazioni rilevanti, stiamo osservando da vicino ciò che sta accadendo nella Repubblica di Inguscezia” – ha detto Peskov, sottolineando che la situazione nella regione “richiede certamente attenzione”.

Il Ministero degli affari interni dell’Inguscezia aveva lanciato un allarme lo scorso 25 marzo, a seguito di una serie di messaggi su internet e su diversi social network che invitavano la popolazione ad azioni di protesta nella capitale Magas.

“Durante il monitoraggio di Internet, la polizia ha rivelato e registrato appelli ai residenti della regione per rivolte di massa e azioni illegali, mentre attualmente le forze dell’ordine stanno conducendo un’indagine, i cui risultati saranno inviati alle autorità inquirenti” – aveva comunicato il ministro dell’interno della repubblica, una delle 23 che formano la Federazione russa.

In precedenza, le autorità dell’Inguscezia avevano accordato per il 26 marzo a Nazran una manifestazione degli oppositori a un disegno di legge volto a regolare (e di fatto impedire) eventuali referendum sullo status della repubblica, la sua divisione o unificazione con altri soggetti federali, nonché su cambiamenti di frontiere e confini. Più tardi, il presidente dell’Inguscezia, Junus-Bek Evkurov, aveva lanciato un appello a non violare la legge convocando la manifestazione a Magas e non a Nazran.

Il 27 marzo, tuttavia, manifestazioni si sono tenute a Magas, a Nazran e in diverse altre località della repubblica, interessata da uno scambio di terre con la vicina Cecenia (con cui fino allo scioglimento dell’URSS formava una Repubblica Autonoma Sovietica unica) malvisto dalla popolazione. I manifestanti si sono scontrati con le forze di sicurezza dando il via a una protesta contro il controverso accordo di scambio di terre con la Cecenia che, comunicano le autorità locali, è ancora in corso, suscitando allarme a Mosca.

Più di 10.000 manifestanti si sono radunati sin da martedì 26 marzo nella capitale del Magas contro il disegno di legge che, di fatto, impedirebbe ai residenti di votare sulle questioni relative alle frontiere. I leader della protesta hanno affermato che la manifestazione continuerà “indefinitamente”, chiedono le dimissioni del presidente Evkurov e la convocazione di un referendum pubblico sull’accordo di scambio di territori con la Cecenia. Già lo scorso autunno vi erano stati scontri e manifestazioni contro l’accordo.

Dopo gli scontri, i funzionari locali hanno promesso di autorizzare una nuova manifestazione per il fine settimana e circa metà manifestanti sono tornati a casa, mentre l’altra metà ha continuato a bloccare parte di un’autostrada federale, riferisce il sito d’informazione Znak. Il fine settimana è arrivato e il Cremlino teme tre giorni di protese e incidenti nella repubblica. Il 28 marzo colpi di arma da fuoco di grosso calibro sono stati sparati da un’auto in corsa contro il municipio di Nazran, ferendo tre persone. Secondo gli inquirenti obiettivo dell’agguato era il figlio del sindaco, ma la cosa non avrebbe relazione alcuna con le proteste.

Il Ministro dell’Interno dell’Inguscezia, tenente-generale Dmitrij Kava, è “in vacanza” e non ritornerà al suo posto, mentre il colonnello Jurij Muravëv ne svolge le funzioni. Dallo scorso 26 marzo internet non funziona nella repubblica e le comunicazioni sono difficili. I leader della protesta assicurano che i rappresentanti del governo federale in Inguscezia stanno negoziando con loro, e che il governo di Magas “ha perso ogni autorità”. I manifestanti chiedono a Mosca “aiuto” per combattere la corruzione, destituire Evkurov ed eleggere un leader che risolva i problemi dell’Inguscezia. Il sistema elettorale prevede che il parlamento di Magas elegga una terna di nomi da inviare al Presidente della Federazione russa, che tra questi sceglie il Presidente dell’Inguscezia.

I manifestanti sottolineano che le proteste non sono anti-russe né rivolte contro il Cremlino, come dimostrato dalle bandiere russe che sventolano durante le manifestazioni e dal fatto che tutte le etnie della repubblica, ingusci e russi etnici in testa, sono unite contro lo scambio di territori con la Cecenia.

La Cecenia e l’Inguscezia hanno firmato il controverso accordo sullo scambio di confine il 26 settembre 2018. Alcune stime hanno dimostrato che l’Inguscezia, già la repubblica più piccola della Federazione russa, ha ceduto alla Cecenia un territorio 26 volte più grande di quello ricevuto dallo scambio.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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