Trump: Fuori la Russia dal Venezuela

Pubblicato il 28 marzo 2019 alle 9:55 in Russia USA e Canada Venezuela

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Donald Trump ha ricevuto mercoledì  27 marzo nello Studio Ovale Fabiana Rosales, moglie di Juan Guaidó, e ha sottolineato il suo sostegno al leader dell’Assemblea Nazionale, quando sono passati ormai due mesi da quando è stato riconosciuto dagli Stati Uniti e da una cinquantina di altri paesi come presidente ad interim del Venezuela, con Nicolás Maduro ancora ben saldo al potere. 

Il presidente USA ha innalzato il tono delle sue minacce contro il regime chavista di Caracas. “Non è possibile fare una pressione maggiore di quello che già si sta facendo, a meno di non fare ricorso a mezzi militari” ha detto Trump ritornando sulla sua idea che la soluzione alla crisi dovrebbe essere un intervento militare statunitense con l’appoggio di alcuni paesi latinoamericani, Colombia e Brasile in testa. Un’opportunità che Bogotà e Brasilia, assieme al resto del Gruppo di Lima (Canada, Argentina, Cile, Perù, Paraguay, Ecuador, Panama, Guatemala, Costa Rica e Honduras), rifiutano di prendere in considerazione. 

Trump ha poi lanciato un chiaro messaggio a Mosca: “la Russia deve andarsene” – ha affermato il presidente americano. La Russia nei giorni scorsi ha inviato militari, specialisti ed equipaggiamento bellico nel paese latinoamericano a difesa di Nicolás Maduro nel quadro di un accordo di cooperazione militare firmato nel 2001 da Putin e Hugo Chávez e rimasto per lo più senza applicazione fino all’inizio della crisi attuale. Su richiesta di Maduro, che teme di essere assassinato, Mosca ha schierato anche batterie contraeree S-300 alle porte di Caracas.

Era previsto che fosse il vice presidente Mike Pence a ricevere Rosales alla Casa Bianca, ma alla fine è stato Trump a  fare gli onori di casa per la moglie di Guaidó, alla quale si è riferito come “la first lady del Venezuela”. Il presidente USA ha dunque approfittato della presenza di Rosales a Washington per rivolgere, per la prima volta, un messaggio diretto a Vladimir Putin. Sinora della crisi venezuelana Mosca e Washington avevano dibattuto, direttamente o via proclami, tramite emissari, come nel caso del vertice di Roma dello scorso 19 marzo, o per bocca dei due ministri degli Esteri, Sergej Lavrov e Mike Pompeo.

“Oggi ho paura per la vita di mio marito” – ha dichiarato Fabiana Rosales ai giornalisti, mettendo in evidenza le accuse di “terrorismo” contro Guaidó, il fratello Gustavo e l’arresto di Roberto Marrero, stretto collaboratore del leader dell’opposizione.

Con il passare delle settimane, le sanzioni da parte degli Stati Uniti contro il Venezuela si moltiplicano e toccano petrolio e oro, il cuore dell’economia venezuelana, aumenta la pressione diplomatica e la crisi del paese peggiora, ma il chavismo rimane saldo alla guida del paese, protetto dall’esercito. Ora Maduro può contare, oltre al sostegno dello storico alleato cubano, su un rinnovato supporto militare russo. Il Cremlino ha riconosciuto martedì 26 marzo di aver inviato nel paese latinoamericano “specialisti”, che si aggiungono al già citato spiegamento di batterie antiaeree russe S-300 alla periferia di Caracas.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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