Thailandia: il partito pro-esercito vince le elezioni

Pubblicato il 28 marzo 2019 alle 16:24 in Asia Thailandia

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La Commissione elettorale thailandese ha annunciato che il partito pro-esercito, che cerca di mantenere l’attuale leader al potere, ha vinto quelle che sono state le prime elezioni in Thailandia, dopo il colpo di stato militare del 2014. 

Uttama Savanayana, leader del partito di Palang Pracharat, ha tenuto una conferenza a Bangkok, il 27 marzo, a seguito dell’annuncio dei risultati non ufficiali di queste elezioni. Tuttavia, non è chiaro se il partito abbia raggiunto una maggioranza netta in parlamento, necessaria per la formazione di un governo funzionante. Secondo la Commissione Elettorale, Palang Pracharat ha vinto le elezioni con 8,4 milioni di voti. Il principale partito di opposizione, Pheu Thai, il cui governo è stato rovesciato dal colpo di stato, ha invece ottenuto 7,9 milioni di voti. “Questi numeri sono risultati dal conteggio ufficiale di tutti i collegi elettorali”, ha dichiarato Krit Urwongse, vice segretario generale della Commissione elettorale. I risultati hanno rappresentato il conteggio del 100% delle schede, ma rimarranno non ufficiali fino all’annuncio definitivo, che avverrà il 9 maggio.

La Commissione non ha ancora riferito il numero totale di seggi che ciascun partito ha vinto alla Camera dei rappresentanti, che conta un totale di 500 seggi. Tra questi, 350 posti rappresentano i “seggi costituenti” della Camera inferiore, direttamente eletti. I restanti 150 formano invece la Camera dei rappresentanti e sono assegnati secondo una formula complessa che considera il numero totale di voti presi da ciascun partito. Le elezioni erano già state precedentemente rinviate, per due volte. La giunta militare, al governo da circa 5 anni e che ha terminato il proprio mandato con queste elezioni, aveva già chiesto di posticipare la confrontazione elettorale a causa della sovrapposizione con l’incoronazione del re, prevista a maggio.  Le elezioni sono state, infine, programmate per il 24 marzo, ma i risultati saranno ufficiali solo dopo gli attesi festeggiamenti del monarca. 

Le cerimonie di incoronazione per il re Maha Vajiralongkorn sono state programmate dal 4 al 6 maggio. Il primo ministro thailandese, Prayuth Chan-ocha, parlando con i giornalisti, li ha rassicurati e ha confermato che le elezioni si terranno prima di tale atteso evento. Secondo la legge thailandese, la Commissione elettorale deve comunicare i risultati elettorali entro 60 giorni dal voto, e, entro 15 giorni dalla pubblicazione dell’esito, il Parlamento dovrà essere convocato. Nella sua prima seduta, infatti, il re deve essere presente.  La monarchia ha un ruolo molto rilevante in Thailandia e l’incoronazione di quest’anno sarà la prima nella memoria della maggior parte della popolazione. Il re Vajiralongkorn, di 66 anni, è in carica dalla morte di suo padre, avvenuta nel 2016, dopo un regno di 70 anni. Tuttavia, re Vajiralongkorn non è mai stato ufficialmente incoronato, a causa di un lungo periodo di lutto.

La giunta miliare attualmente al governo ha preso il potere con un colpo di stato il 22 maggio 2014 deponendo il governo eletto di Yingluck. Negli ultimi quattro anni l’esercito è riuscito a imporre una sorta di stabilità su un Paese diviso. Le riunioni a fine politico e le proteste sono ufficialmente vietate, ma questo non ha impedito ai dissidenti di continuare la loro attività di destabilizzazione del Paese. Alcuni militanti, soprattutto nei gruppi pro-democrazia sono stati arrestati o uccisi. Nel corso degli ultimi dieci anni, la Thailandia ha vissuto diverse proteste finite in bagni di sangue, una serie di governi eletti durati in carica per periodi molto brevi e due colpi di mano militari che li hanno deposti. L’ultimo colpo di stato è stato il 12° nella storia della Thailandia. Secondo i generali, il Paese aveva bisogno di stabilità e di ripulirsi dalla corruzione, per questo era necessaria la presa di potere. La popolazione più indigente del Paese vorrebbe tornare al voto e ripristinare il governo democratico degli Shinawatra, eletti democraticamente dal 2001, ma osteggiati dall’élite della società che appoggia, invece, l’esercito.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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