Debiti del Venezuela: Mosca smentisce cifre

Pubblicato il 28 marzo 2019 alle 6:30 in Russia Venezuela

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Mosca smentisce le cifre sul debito contratto dal Venezuela con la Federazione russa, assicurando che le ricostruzioni della stampa sono “esagerate”.

L’importo di 17 miliardi di dollari che la Russia avrebbe investito e prestato al Venezuela, che sarebbe a rischio in caso di un cambio al vertice nel paese latinoamericano, è esagerato. A dichiararlo il vicepresidente della Duma, Michail Emeljanov. Secondo il vicepresidente della camera bassa russa con delega alle riforme e alla legislazione, infatti, la parte non pagata del prestito ammonta a 4 miliardi di dollari.

“La somma che viene citata è di 17 miliardi di dollari… Ma questa è una cifra artificiale: questo è l’importo totale, sia degli investimenti accumulati della Federazione russa in Venezuela che i prestiti emessi a favore del paese latinoamericano. Alcuni di questi prestiti sono già stati restituiti da molto tempo, compresi quelli militari. Quanto agli investimenti fatti nell’industria petrolifera sono molto difficili da confiscare anche in caso di cambio di governo a Caracas, sono stati fatti tutti in accordo con i principi del diritto internazionale” – ha spiegato Emeljanov ai giornalisti.

Secondo il deputato, gli investimenti russi nell’industria petrolifera venezuelana sono sicuri. “Se arriva un nuovo governo, non è affatto certo che porteranno via tutto così facilmente con un tratto di penna” – ha osservato Emeljanov, ribadendo che la posizione degli investimenti russi in ambito energetico e petrolifero è protetta dalla legislazione internazionale.

Emeljanov ha ricordato inoltre che i leader dell’opposizione hanno già dichiarato in diverse occasioni che la cooperazione militare con la Federazione russa e la Repubblica Popolare Cinese sarà interrotta qualora Guaidó sostituisse Maduro alla guida del Venezuela, ma che la cooperazione economica continuerà e tutti i trattati rimarranno in vigore. Mosca e Pechino, oltre ad essere i principali alleati internazionali di Nicolás Maduro, sono anche i principali creditori del governo di Caracas. In diverse occasioni il leader dell’opposizione Juan Guaidó per convincere Russia e Cina ad abbandonare Maduro ha ripetuto che un cambio di governo a Caracas è anche nell’interesse di Mosca e Pechino, poiché avrebbero di fronte un governo solvente e non il chavismo che, a suo dire, è responsabile della bancarotta dello stato venezuelano. Mosca ha sempre ribadito che la presidenza di Guaidó “non esiste”.

“Se parliamo della parte non pagata del prestito, stimiamo che siano 4 miliardi” – ha concluso Emeljanov per rassicurare sulla tenuta dell’esposizione di Mosca nei confronti di Caracas.

Secondo Emeljanov, inoltre, la crisi in Venezuela è dovuta al crollo del prezzo del petrolio, che ha ridotto notevolmente gli introiti dello stato. Di questo calo dei prezzi “hanno approfittato gli Stati Uniti per destabilizzare la Repubblica Bolivariana”. Tuttavia, ha aggiunto il politico russo, l’opposizione all’attuale governo non ha brillato e la crisi si è aggravata senza che una soluzione sembri vicina.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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