UE e immigrazione: non più navi per l’Operazione Sophia

Pubblicato il 27 marzo 2019 alle 16:14 in Europa Immigrazione

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L’Unione Europea non effettuerà più il pattugliamento marittimo del Mediterrano previsto dall’Operazione Sofia, funzionale a intercettare la tratta di esseri umani nell’area. Tale compito sarà, invece, affidato a delle pattuglie aeree. 

A seguito della chiusura dei porti italiani, che non accettano più le navi dei migranti, è stato negoziato un nuovo accordo sull’operazione Sophia dell’Unione Europea. Il mandato dell’operazione sarebbe dovuto scadere questo mese, ma sono stati accordati altri sei mesi di attività, mantenendo lo stesso obiettivo di scoraggiare i trafficanti di esseri umani nel Mediterraneo, ma con strumenti diversi. Il nuovo accordo non prevede più l’utilizzo di navi, ma farà affidamento su una serie di pattuglie aeree e un più stretto coordinamento con la Libia, secondo quanto hanno riferito alcuni diplomatici europei. “È imbarazzante, ma questa era l’unica via da intraprendere, vista la posizione dell’Italia, perché nessuno voleva che la missione di Sophia fosse completamente chiusa”, ha dichiarato uno dei diplomatici. Nella giornatà di mercoledì 27 marzo, i governi dell’UE dovranno approvare il nuovo accordo. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters, questi cambiamenti potrebbero indebolire l’intera operazione nel Mediterraneo, dove quasi 2.300 persone sono morte nel 2018, secondo le cifre comunicate dalle Nazioni Unite.

Il totale dei migranti nell’area ha raggiunto il suo picco durante il 2015, quando contava oltre un milione di persone. Gli arrivi in mare sono scesi a 141.500 nel 2018, sempre secondo le Nazioni Unite. L’Operazione Sophia è stata lanciata il 22 giugno 2015 dall’Unione Europea, con lo scopo di contrastare l’attività illegale dei trafficanti di esseri umani lungo il Mediterraneo centrale. Vi partecipano 26 Paesi su 28, ad esclusione di Danimarca e Slovacchia. Dall’ottobre 2016, gli ufficiali della missione sono impegnati nel sostegno e nell’addestramento della Guardia Costiera e della marina libica. Da quando Matteo Salvini è alla guida del Ministero dell’Interno, cioè dal primo giugno scorso, oltre ad aver chiuso i porti italiani alle imbarcazioni delle ong e delle missioni europee, ha dichiarato di volere un cambio del piano operativo sui porti di sbarco della missione Sophia, affinché l’Italia non sia più il principale porto di sbarco d’Europa. Roma ha chiesto agli altri Paesi europei di aprire i propri porti, ma nessun altro stato dell’UE si è fatto avanti. Al contrario, Paesi come Spagna, Francia e Germania hanno dichiarato di non essere disposti a ospitare ulteriori migranti, la maggior parte delle quali fuggono da situazioni di guerra o estrema povertà in Africa e nel Medio Oriente.

L’accordo sul pattugliamento aereo sarà quindi funzionale al mantenimento dell’Operazione Sophia, seppure con rilevanti cambiamenti, perchè i governi europei ritengono che la missione sia stata efficace a contrastare le morti in mare. Il compromesso raggiunto a Bruxelles non ha preso in considerazione gli aspetti militari del ruolo delle pattuglie aeree. Il nuovo accordo prevede, inoltre, un maggior addestramento della guardia costiera libica, dove una mancanza di controlli permette ai contrabbandieri di operare liberamente.  I migranti e i rifugiati intercettati in mare dalla Guardia Costiera libica vengono riportati sistematicamente nei centri di detenzioni libici, i quali dovrebbero essere gestiti dal Ministero dell’Interno di Tripoli. In realtà, la maggior parte di tali strutture è in mano ai gruppi armati, i quali non tutelano in alcun modo gli stranieri. Le condizioni in cui sono detenute queste persone sono inumane. Il 26 febbraio 2018, Al-Jazeera English ha diffuso la storia di 30 migranti, tra cui alcuni bambini, che sono stati rinchiusi in una cella sotterranea per più di un anno, all’interno del centro di detenzione di Triq al Sikka, a Tripoli. Qui, le 30 persone sono state torturate a seguito di un tentativo di fuga dovuto alle condizioni precarie in cui si ritrovavano a vivere. 

Consulta l’archivio sull’immigrazione di Sicurezza Internazionale, dove troverai centinaia di articoli in ordine cronologico.

Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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