Egitto: 10 lavoratori uccisi nel Sinai centrale

Pubblicato il 27 marzo 2019 alle 12:50 in Africa Egitto

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In Egitto, un gruppo di militanti sconosciuti ha aperto il fuoco contro alcuni lavoratori del Sinai centrale, uccidendo non meno di dieci persone.

È quanto riportato dal quotidiano The New Arab, martedì 26 marzo. Secondo le rivelazioni delle autorità, le vittime lavoravano in un cantiere nella regione del Maghara. Le forze di sicurezza e le unità di emergenza sono arrivate sul posto, tre ore dopo l’incidente, e hanno confermato che gli operai provenivano dal Governatorato del Sinai del Nord e dall’Alto Egitto. I militanti sono sospettati di essere membri dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante – Provincia del Sinai (ISIL-SP), un gruppo terroristico associato all’Isis e attivo nella penisola egiziana.

Questa non sarebbe la prima volta che una milizia attacca un cantiere del Sinai, regione centrale per la realizzazione di opere e progetti legati all’aeronautica egiziana. Frequenti sono anche gli scontri tra i gruppi terroristici e l’esercito ufficiale. L’ultimo si è verificato sabato 16 febbraio, quando 7 militanti jihadisti e almeno 15 soldati egiziani sono stati uccisi in un attacco nel Sinai del Nord successivamente rivendicato dall’Isis. Un altro scontro mortale si era consumato lo scorso 22 gennaio, quando 7 soldati egiziani, tra cui un ufficiale, avevano perso la vita nel corso di scontri con un gruppo di militanti nella Penisola del Sinai. In tale occasione, i militari avevano eliminato 59 sospetti terroristi e criminali e ne avevano arrestati almeno altri 142. Secondo quanto riportato da un comunicato ufficiale, i raid delle forze di sicurezza egiziane avevano altresì distrutto 56 veicoli contenenti armi e munizioni nel deserto occidentale e nelle aree a Sud e a Nord della Penisola.

Prima ancora, nella giornata di sabato 29 dicembre, le forze di sicurezza egiziane avevano ucciso 40 presunti militanti islamici in tre scontri separati nel Sinai del Nord e a Giza, il giorno dopo l’attentato al pullman di turisti vietnamiti che aveva causato la morte di 4 persone.

Secondo quando riportato dal Country Report on Terrorism 2017 del governo americano, l’anno scorso, l’Egitto ha subito numerosi attacchi terroristici mortali. Nonostante gli sforzi del governo del presidente Abdel Fatah Al Sisi e delle forze di sicurezza egiziane (FSE), in particolare nel nord del Sinai, gli attacchi terroristici sono rimasti persistenti. Gli affiliate dell’ISIS, tra cui ISIS-Sinai Province (ISIS-SP) e un gruppo distinto che si autodefiniva Stato Islamico (IS Egitto), rappresentavano la minaccia più significativa, così come gruppi come Harakat Sawa’d Misr (HASM) e Liwa al- Thawra.

Per gran parte dell’anno, questi attacchi hanno preso di mira principalmente il personale di sicurezza egiziano. Tuttavia, il 24 novembre 2017, terroristi affiliati all’ISIS hanno ucciso oltre 312 civili in una moschea Sufi nel Nord Sinai, compiendo il peggior attacco terroristico nella storia dell’Egitto. Ad aprile 2017, il governo egiziano ha poi approvato una legge che facilita il perseguimento di casi di terrorismo.

Da quando un golpe ha rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, centinaia di soldati e poliziotti sono morti in attacchi da parte di gruppi estremisti. L’uomo era stato democraticamente eletto nel giugno 2012 ma, in seguito a numerose proteste popolari contro il suo governo, era stato rovesciato e messo sotto accusa insieme ad altri esponenti dei Fratelli Musulmani. La successiva ascesa al potere di al-Sisi, l’8 giugno 2014, ha scatenato le insorgenze dei jihadisti nella regione settentrionale della penisola del Sinai. I ribelli hanno focalizzato i loro attacchi contro le forze di sicurezza e la minoranza cristiana egiziana, rendendo critica la questione della stabilità nel Paese.

In Egitto è in vigore lo stato di emergenza dal 10 aprile 2017. Il 2 gennaio scorso, il presidente egiziano, ha esteso tale misura per il periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio. Inizialmente, Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. Il 15 aprile 2018, al-Sisi ha esteso di altri 3 mesi lo stato di emergenza nel Paese.

La campagna nel Sinai, chiamata Comprehensive Operation – Sinai 2018, è stata lanciata il 9 febbraio scorso dal governo egiziano, con l’obiettivo di abbattere i ribelli islamisti insieme a tutte le altre attività criminali che mettono in pericolo la sicurezza e la stabilità del Paese. Nonostante il presidente Abdel Fattah al-Sisi avesse promesso che l’operazione “si sarebbe conclusa il prima possibile”, gli scontri continuano a verificarsi. Le iniziative, tuttavia, stanno avendo successo, permettendo di distruggere grandi quantità di infrastrutture e materiale militare appartenenti ai terroristi. L’esercito afferma che più di 550 sospetti jihadisti sono stati uccisi dal lancio dell’offensiva, costando la vita a più di 30 soldati egiziani.

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Chiara Gentili

di Redazione

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