Brexit: May propone dimissioni in cambio di un accordo

Pubblicato il 26 marzo 2019 alle 10:13 in Europa UK

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo ministro britannico, Theresa May, ha dichiarato che prenderà in considerazione le dimissioni, in cambio del sostegno al suo accordo per la Brexit, a seguito della complessa giornata parlamentare del 25 marzo.

La notizia è stata annunciata dal periodico britannico The Sun, secondo il quale il primo ministro avrebbe riferito ad alcuni parlamentari anziani del proprio partito, fortemente euroscettici, di essere pronta a lasciare l’incarico , se questi sostenessero la sua proposta di accordo per la Brexit. Tale possibilità è stata valutata la sera di lunedì 25 marzo, a seguito di una giornata caraterizzata da una situazione di stallo per il governo inglese. In questi giorni i legislatori britannici sono impegnati a definire i prossimi passi del processo che porterà la Gran Bretagna fuori dall’Unione Europea. 

Durante la giornata di lunedì 25 marzo, i parlamentari britannici hanno votato alcuni emendamenti a una mozione del governo che definisce il percorso da seguire nei prossimi mesi. La proposta della May è stata presentata il 15 marzo e prevede che l’uscita dall’Unione avvenga “in modo ordinato” e tramite un accordo. Secondo il primo ministro, l’opzione “no-deal”, che prevede un’uscita dall’UE senza un accordo, è assolutamente da escludere. Tuttavia, la strada per raggiungere tale accordo sembra ancora lontana. Durante la giornata del 25 marzo sono stati votati una serie di emendamenti che rappresentano le difficoltà che il governo britannico sta affrontando in questo momento. Il leader laburista dell’opposizione, Jeremy Corbyn, ha chiesto al governo di fare un passo indietro e di lasciare spazio alla ricerca di una nuova maggioranza parlamentare che abbia un diverso approccio alla Brexit. Corbyn ha poi proposto nuovamente un secondo referendum sulla Brexit e ha sottolineato che un’alternativa alla situazione attuale potrebbe essere la ricerca di un’unione doganale con l’Unione Europea.

Un gruppo trasversale di parlamentari, guidato da Oliver Letwin, membro del Partito conservatore, ha proposto un emendamento che è poi passato con 329 voti contro 302. L’emendamento era stato firmato da oltre 120 legislatori e prevede un sistema di votazioni alternativo per il parlamento britannico. I parlamentari esprimeranno il proprio indirizzo sul tema tramite quelli che sono stati definiti come “voti indicativi”, non vincolanti per il governo, ma che mostreranno le tendenze della maggioranza. L’utilizzo di questi “voti indicativi” è utile a superare l’attuale stallo parlamentare e a fornire un indirizzo al primo ministro. Tuttavia, la May ha espresso il timore che il parlamento propenda per una soluzione non negoziabile con l’Unione Europea. Inoltre, la parlamentare laburista, Margaret Beckett, ha presentato un ulteriore emendamento, che fornirebbe al parlamento la possibilità di posticipare la Brexit, in caso non si riuscisse a trovare un accordo entro 7 giorni dall’uscita dall’Unione Europea. Tale misura è stata pensata per scongiurare la possibilità di un “no-deal”, temuto da molti legislatori britannici. Tuttavia, con 314 voti contro 311, l’emendamento è stato rifiutato.

Infine, la mozione emendata del governo May è passata con 327 voti cotro 300. La situazione, tuttavia, è ancora incerta. L’Unione Europea ha concesso il rinvio della Brexit, spostando la data dal 29 marzo al 22 maggio, ma l’accordo sembra ancora lontano. I leader europei hanno concesso più tempo al governo britannico in una decisione presa a porte chiuse e annunciata il 22 marzo. Da parte sua, la May aveva chiesto che venisse concesso un rinvio fino al 30 giugno. In seguito all’annuncio ufficiale dell’esito delle consultazioni, il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha reso noto che la premier inglese “ha accettato gli scenari di rinvio” prospettati dai leader europei. Turk ha altresì precisato che, in base alla decisione dei leader dell’UE, “il governo del Regno Unito avrà ancora la possibilità di un accordo, di una Brexit senza intesa, di una lunga estensione, o di revocare l’uscita, fino al 12 aprile”. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha aggiunto che, quanto stabilito, è il massimo che l’UE poteva dare al Regno Unito. “Speriamo che l’accordo venga accettato nella Camera dei Comuni”, ha commentato Juncker.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.