Algeria: manifestanti continuano a chiedere le dimissioni di Bouteflika

Pubblicato il 26 marzo 2019 alle 16:36 in Africa Algeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Migliaia di persone si sono radunate ad Algeri, martedì 26 marzo, per chiedere le dimissioni del presidente Abdelaziz Bouteflika. Le proteste mirano a sostituire l’anziano presidente e l’elite che lo ha tenuto al potere per 20 anni.

Bouteflika è un veterano della guerra di indipendenza algerina contro la Francia, verificatasi tra il 1954 e il 1962. Dopo la dichiarazione d’indipendenza del Paese, Bouteflika e gli altri veterani hanno dominato la scena politica e ne mantengono tutt’ora il controllo. A seguito di una serie di proteste, iniziate a febbraio del 2018, il presidente aveva ceduto alle richieste dei manifestanti e aveva annunciato che non avrebbe partecipato alle prossime elezioni. Tuttavia, Bouteflika ha poi fatto un passo indietro e ha dichiarato che rimarrà alla guida del Paese, fino all’adozione di una nuova costituzione, estendendo di fatto il suo attuale mandato. Tale mossa non è riuscita a placare le centinaia di migliaia di algerini che sono scesi in piazza per quasi cinque settimane, chiedendo le dimissioni immediate del presidente. “Il sistema deve cambiare. Non ha senso resistere”, ha dichiarato Belkacem Abidi, 25 anni, uno dei circa 6.000 manifestanti, in maggioranza studenti, che si sono riuniti nel centro di Algeri, martedì 26 marzo. I manifestanti continuano a chiedere cambiamenti importanti e non smetteranno di protestare fino alle dimissioni dell’attuale presidente. 

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, se Bouteflika si dimettesse, gli algerini dovrebbero affrontare un periodo di incertezza, prima che un nuovo presidente riesca ad assumre il pieno controllo del vasto Paese nordafricano, che è anche importante produttore di petrolio e gas. Uno dei fattori politici più importanti in Algeria è la posizione dell’esercito, le cui decisioni sono sempre state estremamente influenti, nei decenni passati. Fin’ora, il capo delle forze armate non ha difeso il presidente Bouteflika e ha elogiato i manifestanti. Tuttavia, qualsiasi azione diretta per aiutare gli algerini a deporre l’attuale presidente potrebbe essere percepita come un colpo di stato militare e l’esercito vorrebbe scongiurare tale ipotesi. Inoltre, molte importanti personalità algerine, come membri del suo partito e alcuni uomini d’affari, hanno smesso di sopportare Bouteflika. Questo ha aumentato l’isolamento di un leader di 82 anni, che è stato raramente visto in pubblico, da quando ha avuto un ictus, nel 2013. “Sono ottimista sul fatto che la nostra pressione cambierà le cose in modo pacifico”, ha dichiarato uno dei manifestanti. 

Le manifestazioni in Algeria sono scoppiate il 22 febbraio e hanno preso la forma di proteste nei confronti del presidente Bouteflika, in carica dal 1999 e intenzionato a ottenere il suo quinto mandato presidenziale alle elezioni precedentemente fissate al 18 aprile 2019. Il 3 marzo, il presidente aveva cercato di placare i manifestanti proponendo una conferenza di dialogo nazionale, il cambio della Costituzione e nuove votazioni entro un anno dalla sua rielezione. In una dichiarazione a sorpresa, l’11 marzo, aveva altresì affermato che non si sarebbe ricandidato e che avrebbe rimandatole elezioni.  Tali promesse, tuttavia, non erano riuscite a sedare la rabbia pubblica e avevano acuito il malcontento in diverse categorie di persone, soprattutto tra i giovani e gli studenti, convinti che il presidente non intenda rinunciare alla sua posizione. 

“Gli attivisti del Fronte sostengono pienamente il movimento popolare” con il quale “le persone chiedono cambiamenti attraverso enormi manifestazioni di piazza”, ha dichiarato un esponente del partito, il quale ha aggiunto: “La gente ha parlato in modo inequivocabile e gli attivisti del FLN lavoreranno per raggiungere gli obiettivi previsti seguendo un piano chiaro”. Il partito e i suoi alleati avevano sostenuto per mesi la ricandidatura di Bouteflika al suo quinto mandato, ma dopo l’incalzare delle proteste e l’opposizione dei sindacati le crepe all’interno del Fronte cominciarono ad aprirsi e a diventare evidenti. Gli analisti hanno affermato che, a questo punto, i giorni in carica di Bouteflika sono contati. Il presidente perde credibilità e non ha più una sua base stabile. Mohamed Hennad, ex professore di scienze politiche presso l’Università di Algeri, ha dichiarato che le crepe nei ranghi pro-regime sono “un segno che il sistema sta cadendo a pezzi e che il cambiamento è vicino”.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.