Tripoli: sospese temporaneamente tutte le manifestazioni

Pubblicato il 25 marzo 2019 alle 17:10 in Africa Libia

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Il ministro dell’Interno del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fathi Bashagha, ha convocato una riunione di emergenza sulla sicurezza, in cui le forze governative e l’apparato giudiziario possano confrontarsi, coordinati dal capo della sicurezza di Tripoli. Allo stesso tempo, ha ordinato la sospenzione temporanea delle autorizzazioni a manifestare. 

Il ministero ha dichiarato che le riunioni del comitato sulla sicurezza riguarderanno questioni urgenti e che saranno utili a rispondere rapidamente ed efficacemente ai problemi del Paese, in coordinamento con le altre autorità. “Questo è un passo verso l’adozione delle misure di sicurezza necessarie per proteggere le persone e le istituzioni vitali, sia pubbliche che private”, ha dichiarato il ministero dell’Interno. Allo stesso tempo, le autorità governative di Tripoli hanno ordinato la sospensione temporanea di tutte le manifetazioni e i sit-in, nell’area. Tale decisione è dovuta all’attuale situazione di agitazione e alle continue minacce alla sicurezza nel Paese. Tuttavia, rassicura il ministero, la decisione di proibire le manifestazioni sarà temporanea. Le autorità di Tripoli hanno, inoltre, invitato i media e le ambasciate straniere, inclusa quella statunitense, a non fidarsi di fonti non ufficiali, per quanto riguarda le notizie riguardanti la sicurezza nell’area. Queste hanno poi assicurato che a Tripoli la situazione rimane sotto controllo.

Tali dichiarazioni fanno riferimento a un episodio che ha avuto luogo venerdì 22 marzo. In tale data, lambasciata degli Stati Uniti in Libia, che opera dalla Tunisia, ha avvertito i propri cittadini che si trovano Tripoli dell’eventualità di un possibile attacco imminente nella città. L’avvertimento è stato inviato via e-mail ai cittadini statunitensi e aveva come oggetto: “Avviso di un attacco eminente su un’istituzione nazionale vitale a Tripoli”. Da quando il dittatore libico, Muammar Gheddafi, è stato rovesciato ed eliminato attraverso l’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governi. Il primo, creato dall’ONU con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, ha sede a Tripoli ed è guidato dal premier Fayez al-Serraj, sostenuto dalle Nazioni Unite e dall’Italia. Il secondo, con sede a Tobruk, è appoggiato da Russia, Egitto, Francia ed Emirati Arabi Uniti.

L’assenza di una guida unitaria del Paese, in grado di controllare efficacemente tutto il territorio nazionale ed i suoi confini, ha fatto sì che i trafficanti di esseri umani, i gruppi armati ed i terroristi portassero avanti indisturbati le proprie attività a danno dei cittadini e dei migranti, che sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. L’Esercito Nazionale Libico (LNA), il cui comandante è l’uomo forte del governo di Tobruk, il generale Khalifa Haftar, dopo essersi spinto a sud in Libia e aver assunto il controllo di alcuni giacimenti petroliferi, ha rinforzato una base militare nella regione centrale del Paese, alludendo al fatto che Tripoli potrebbe essere il prossimo obiettivo militareSebbene Haftar non abbia esplicitato in prima persona se intenda marciare su Tripoli o meno, fatto che innescherebbe un’escalation di forti tensioni nel Paese, le forze da lui comandate, le unità dell’Esercito Nazionale Libico, hanno fortemente alluso a tale ipotesi qualora il generale non venga riconosciuto in qualità di comandante militare da tutta la Libia. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

 

di Redazione

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